Le figurine di Radiospazio. Il fatto “bambino”

Quando all’adulto venne mostrato il bambino attraverso la vetrata divisoria, non vide un neonato ma un uomo fatto (solo in fotografia aveva il solito viso da lattante). Gli piacque subito che fosse una bambina; in caso contrario la gioia sarebbe stata comunque la stessa. Dietro alla vetrata gli venne messa davanti non una «figlia», o magari un «discendente», ma un bambino. Di per sé il fatto «bambino», senz’altri attributi, emanava serenità e si trasfuse come qualcosa di furtivo nell’adulto al di qua della vetrata, unendo quei due, una volta per sempre, in una sorta di cospirazione. Non era solo responsabilità quel che l’uomo sentì vedendo il bambino, ma anche voglia di proteggere, e fierezza: la sensazione di star ben piantati per terra e di essere diventati d’un tratto forti.

Le figurine di Radiospazio. Le canzonette, i giorni

Mentre le donne gridano mettendoci al mondo, c’è sempre qualche altra voce al di là della parete o nel vicolo o presso il letto che se non canta dice, bisbiglia una canzonetta. Quale fu la mia? Forse sono il nipote di canzonette napoletane candide o bizzarre, come quella in cui le donne domandavano al venditore ambulante di spille e di sicurezza: «Quante me ne dai per un tornese?»… Oppure di quelle canzonette narrative, drammatiche: le canzonette-fiume che raccontano tutta una vita. Formidabili atti d’accusa all’amicizia, all’amore, alla fortuna… Per non parlare poi del repertorio dei “posteggiatori”… A proposito, io nel mio funerale ci voglio proprio una musica di “posteggiatori”: mi seguano, come mi hanno preceduto, le canzonette. Quando sarò calato lentamente nella buca, esplodano le note furiose, rampanti, di “Funiculì funiculà”.

Le figurine di Radiospazio. Letterati in bordello

Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, neri, ricci e cocciuti pettinati all’indietro, mi bacia. La seguo. Camera piccolissima, letto grande, coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca di piedi eroici.
—Come ti chiami?
—Maria.
—Di che parte d’Italia?
—Sono Milanese.
—Anch’io.
—Vieni sarai contento.
E mi abbraccia col   tin tin   glin glin  di troppi braccialetti. Quando ritorno in sala un mio amico dice a Maria che sono Marinetti. Maria pianta il nuovo cliente viene da me, mi dà un bacio e dice:
—Se avessi saputo che tu eri il celebre futurista ti avrei dato dei baci più raffinati.
—Perché?
—Perché ho letto tutti i tuoi libri. Ero abbonata anche a Lacerba.

Le figurine di Radiospazio. Novità sui morti

Un uomo è convinto di essere morto. Dice ai familiari: «Sono morto» e i familiari lo mandano da uno specialista. Subito tra medico e paziente incomincia un’accanita discussione. Il medico fa appello ai sentimenti dell’uomo verso la vita, verso la famiglia. Poi prova a farlo ragionare, dimostrandogli l’intrinseca contraddizione di una frase come »Sono morto»: i morti non sono in grado di dire che sono morti, perché è appunto in questo che consiste l’essere morti. Alla fine il medico ricorre all’evidenza dei sensi. Domanda all’uomo: «I morti sanguinano?». «Certo che no» risponde l’uomo, spazientito dall’ottusa dabbenaggine della mente del medico. «Lo sanno tutti che i morti non sanguinano». Al che il medico gli punge un dito. Ne esce una goccia di sangue. «Ma guarda un po’, chi l’avrebbe mai detto» esclama l’uomo. «I morti sanguinano, eccome».

Le figurine di Radiospazio. Logiche processuali

Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d’oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione d’occhi, che lo tormentava da parecchi anni. Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l’iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: s’intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello. A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro: – Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.

Le figurine di Radiospazio. Cuori sensibili

Quando riaprii gli occhi, vidi una donna seduta vicina alla lampada. Era talmente platinata che la sua testa pareva una fruttiera d’argento.
«Come si sente?»
Anche la voce era dolce e bella.
«Magnificamente. A parte la mascella mezzo staccata.»
«Cosa s’aspettava, signor Carmady, orchidee?»
«Così conosce il mio nome?»
«Dormiva sodo, e hanno avuto tutto il tempo per frugarle le tasche. Hanno fatto tutto, tranne che imbalsamarla.»
Potevo muovermi desso, ma non molto: avevo i polsi dietro la schiena ammanettati.
«Non so, lei mi piace, signor Carmady. Anche se ha una faccia che pare una pizza.»
«Pazienza. Che ora è?»
«Le dieci e diciassette, ha un appuntamento?
«Dove sono i ragazzi? A scavarmi la fossa?»
«Non starei in pensiero per loro. Torneranno.»
«Non ne dubito.»
«Spero che non le facciano del male. Odio il sangue.»

Le figurine di Radiospazio. Cose di famiglia

Ne ho viste di cose. Stavo andando da mia madre per fermarmi da lei qualche notte, ma proprio quando sono spuntato dalla scala l’ho vista sul divano che baciava un tizio. Era estate, la porta era aperta e il televisore a colori acceso.
Mia madre ha sessantacinque anni e si sente sola. S’è iscritta a un club di cuori solitari. Però, anche così, conoscendo la situazione, è stata dura. Sono rimasto lì in cima alle scale, aggrappato alla ringhiera, a guardare quel tizio che l’attirava sempre più a fondo in quel bacio. Lei rispondeva e la televisione era accesa dall’altra parte della stanza Era domenica, verso le cinque del pomeriggio. La gente degli altri appartamenti del palazzo era giù un piscina Ho ridisceso le scale e sono tornato in macchina.  
Da quel pomeriggio ne sono successe tante altre di cose e, in generale, si sono messe un po’ meglio . Ma in quei giorni, quando mia madre se la faceva con uomini che aveva appena incontrato, io ero disoccupato, bevevo ed ero fuori di testa. Anche i miei ragazzi erano fuori di testa, mia moglie era fuori di testa e aveva una «storia» con un ingegnere aerospaziale disoccupato che aveva conosciuto a una riunione degli Alcolisti Anonimi.