Galleria. Mabel

Si chiamava Mabel, e su quel nome aveva rimuginato parecchio. Forse l’aveva anche sognata. Invece quell’odiosa di sua cugina l’aveva relegata in un cestone insieme a tante altre bambole dimenticate e preferiva fare le smorfie con certe sciacquette insipide che non valevano un’unghia di Mabel; gliel’aveva chiesta tante volte, ma la cugina gli aveva sempre riso in faccia: “Un maschio che gioca con le bambole!…”
Era proprio una cretina; lui non voleva giocarci, voleva sposarla, e anche in fretta, perché la differenza di età era notevole; tuttavia Mabel era una bambola intelligente e non badava a queste cose. Sembrava contenta che lui l’avesse riscattata dal cestone. Sì, gli sarebbe stata grata per sempre; purtroppo gli anni che avevano da vivere insieme non erano molti.

“Con un algoritmo ho inventato una pagina Facebook pro Salvini con frasi senza senso” (Fanpage)

“Ma quanti siete??? Oggi mi avete regalato in questi mesi”. Si, è vero, non significa nulla. Ma basta metterci sotto la faccia sorridente di Matteo Salvini ed ecco che arrivano le reazioni: in due ore 85 condivisioni e quasi 700 like. Niente male, per una pagina Facebook che di iscritti ne conta poco meno di 13mila: ha risposto 1 utente su 18, oltre il 5%, che in confronto alle interazioni sulle altre pagine è una percentuale altissima. Il segreto della pagina “Siamo tutti con te, Matteo”, però, è un altro.

Continua a leggere: https://napoli.fanpage.it/pagina-facebook-salvini-napoli/

Marco Nicastro, Psicopatologia dei programmi televisivi (Le parole e le cose)

“Molti sono i programmi che chiamano persone note e meno note a mettersi a nudo, sia fisicamente che emotivamente. Ciò manda a chi guarda un messaggio molto chiaro: non c’è niente di privato in sé stessi da non poter essere condiviso con gli altri, anche se sconosciuti, e che per star meglio con basta sfogarsi e liberarsi di ciò che della propria storia personale fa ancora soffrire.”

Leggi l’articolo: http://www.leparoleelecose.it/?p=35266#_ftn1

Il video della domenica. Maria Dolores Pesce, Il confine dentro di noi. BORDER, di Ali Abbasi

Spesso il “Mito”, come funzione della conoscenza, è servito a disegnare e interpretare la mappa della nostra interiorità, topos che si aggrappa per riconoscersi nei luoghi perduti e dimenticati che ci attraversano come i sentieri di una fitta foresta nordica. Destinazione desiderata e lì celata la nostra più profonda identità. “Border – Creature di confine” è un film che si appropria del racconto gotico dello svedese John Ajvide Lindqvist, memoria suggestiva e fascinatoria dei miti nordici di genti e specie perdute come i fantasiosi Troll, e costruisce una storia che sta dentro l’oggi, l’oggi delle diversità, delle sopraffazioni, delle menzogne, l’oggi che spesso abbiamo introiettato segnando dentro di noi confini che ci hanno diviso, dall’altro sempre imprescindibile e infine da noi stessi e dalle nostre diversità interiori forse meglio celate. Questo film di Ali Abbasi, iraniano naturalizzato svedese e ora in Danimarca è una scoperta in sé e di sé, anzi è un insieme di scoperte a partire dalla protagonista. Ciò che scopre, però, non è tanto la sua origine e la sua natura “altra”, quanto piuttosto che in questa natura “altra” albergano affetti, sentimenti e desideri che ci rendono simili e veri anche nei confronti degli altri. Un film inaspettato sulle “eguali-diversità” che ci attraversano come i sentieri del bosco.

Maria Dolores Pesce

Gaetano De Virgilio, Francesco Piccolo – L’animale che mi porto dentro (L’indice dei libri)

“Nell’adolescenza, ad un tratto, non si può sapere con esattezza quando, arriva il momento in cui si dorme assieme ad una ragazza, vicini, per una notte intera. Per tutto quel tempo, con timidezza e accortezza, si mette in atto uno dei procedimenti erotici che porteremo sempre con noi, anche quando l’adolescenza sarà conclusa. Il metodo è questo: fare delle cose facendo finta di non farle, e dunque sfiorare, premere, spingere facendo finta di non sfiorare, di non premere, di non spingere.”

Leggi l’articolo: https://www.lindiceonline.com/letture/narrativa-italiana/francesco-piccolo-lanimale-mi-porto-dentro/

Galleria. Il salamino tuscolano

Erano le 13.50 quando Giorgio Manganelli rilesse l’incipit di quello che sarebbe stato uno dei suoi più lucidi saggi (ma forse in quel momento non poteva ancora rendersene conto), La letteratura come menzogna: “Qualche tempo fa, durante una discussione, qualcuno citò: «Finché c’è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale». Qualcun altro chiosò: «Allora, lo è sempre stato».
Era un attacco forte e quasi provocatorio, sul quale l’autore sostò fin verso le 14. Il prosieguo gli era chiaro, ma quando si accinse a scriverlo gli venne da pensare, per quelle strane e incomprensibili interferenze che spesso affliggono gli autori, allo stato del suo frigorifero; non era particolarmente miserevole, ma non andava oltre la solita ordinaria amministrazione. L’autore era combattuto fra due sentimenti opposti: da un lato temeva di perdere quel bello slancio iniziale, dall’altro gli pareva che due etti di salamino tuscolano abbinati un paio di carciofi alla giudia avrebbero propiziato quella sua fatica appena intrapresa. Fortunatamente, il pizzicarolo sotto casa era ancora aperto, e comunque non chiudeva mai del tutto, lasciava sempre la serranda a metà – era un po’ scomodo per la schiena, ma ne valeva la pena.

Nubi senza cielo (National Geografic Italia)

Bemdnaut Smilde crea nuvole nei luoghi in cui non si troverebbero in natura. Le sue installazioni durano cinque secondi – 10 al massimo – poi svaniscono.
Il suo progetto, Nimbus, indaga sull’effetto creato dalla visione di una nuvola in ambientazioni come l’interno di una chiesa, di un museo o di un castello. La brevità della scena ne acuisce l’intensità.

Leggi il seguito dell’articolo: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/03/22/foto/nubi_senza_cielo-4333240/1/