Tiziano Scarpa, Benedette parole (Il primo amore)

Di nuovo sul treno 
sabato ventisette ottobre 
alle quattordici e cinquantotto 
Ancora Padova… 
Sembra che io vada sempre negli stessi posti 
ma è solo perché non ho avuto tempo 
di scrivere i resoconti delle ultime settimane 
Così adesso li recupero a memoria 
A memoria o per associazione di idee: 
per esempio la sala 
dove farò il mio recital fra un’ora e mezza

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Galleria. La giocatrice di poker

La cugina Erminia era timida. Ma non in modo patologico, forse le piaceva soltanto stare per conto suo – e poi, a quei tempi la timidezza non era forse lo scrigno impalpabile che custodisce (e in certo modo garantisce) la sensibilità di una fanciulla? Non bisognava dunque ingigantire la cosa, diceva la madre, e scambiare  una virtù per un difetto. Il padre non la pensava così. Era un uomo dalla doppia personalità: di giorno, un austero notaio, di notte, uno di quei fragorosi buontemponi che ammorbano le serate di tutti; gli sarebbe dunque piaciuto che la giovane Erminia gli somigliasse. Predispose quindi per la figlia un programma di graduale socializzazione che prevedeva come primo passo delle innocenti partite a carte tra fanciulle. Presto, Erminia scoprì che con le carte ci sapeva fare e si stancò di quelle sciocchine che giocavano senza impegno mentre parlavano di ragazzi e altre stupidaggini.
Dopo qualche tempo, fece irruzione nello studio notarile Antelami (il padre di Erminia) un cliente di antica data. Non si trattava né di un rogito né di un testamento, ma di una confessione: da molti anni il vecchio cliente dedicava le sue serate al gioco: era abituato a perdere, ma il suo notevole patrimonio gli consentiva di coltivare quel vizio senza gravi danni. Fino a una settimana prima, quando aveva incrociato una giocatrice giovanissima, imbattibile e spietata. La ragazza era entrata da poco nel giro del poker, e gli amici lo avevano avvertito di starne alla larga, ma lui, stupido, anzi morbosamente attratto, l’aveva sfidata subendo pesantissime perdite. “E chi sarebbe questa ragazza?”, chiese il notaio. “Nessuno lo sa, gioca sempre travisata perché è molto timida»

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Emanuele Zinato, Alessandro Baricco e lo Zeitgeist (Le parole e le cose)

“Criticare una voce autorevole di  Repubblica equivale tout court a essere, più o meno consapevolmente,  “di destra”?  Credo di no, anche se molto è stato fatto, in Italia, negli ultimi vent’anni perché le cose potessero sembrare proprio così…”

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Giorgio Vasta, Storie di fantasmi: “Piena”, il nuovo libro di Philippe Forest (Minima et Moralia)

«Qualunque perdita fa provare la strana sensazione di aver perso tutto insieme all’essere o all’oggetto che sono scomparsi. Sicuramente perché c’è qualcuno o qualcosa che ci manca da sempre e ogni nuova defezione ce ne ricorda l’assenza». È un ragionamento del protagonista e voce narrante di Piena, il nuovo romanzo di Philippe Forest (Fandango, traduzione di Gabriella Bosco), vincitore nel 2016 del PremioLangue Française e del Premio Franz Hessel, un pensiero che può essere considerato come il nucleo del lavoro di Forest negli ultimi vent’anni, fin da Tutti i bambini tranne uno, il suo esordio del ’97 in cui raccontava la morte di cancro di Pauline, la sua bambina.

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Le figurine di Radiospazio, Il mago, ma non tanto

Certo io non farei il mago se potessi tornare a lavorare per bene, con la tuta e i contributi. Mica è colpa mia se non mi chiamano più. Io lo so: non mi chiamano più, è inutile che aspetto. È inutile anche cercare, l’ho capito, i posti sono tutti presi da tempo. O il mago o vuotare gli appartamenti. Fare il mago non è difficile, basta osservare il verso dei capelli per sapere se uno dorme bene o preoccupato, osservare se gli balla il piede sotto la sedia. L’importante è fare una faccia impressionata mentre si legge la mano, scuotere la testa, mettere paura, insomma, dargli un’emozione in cambio di quei due soldi, e alla fine aprirsi in previsioni felici, rallegrarsi tanto. Tanto, ma senza esagerare: è un’arte, mi creda.