Il video della domenica. Montale in trattoria

Un Montale confidenziale. La carriera di baritono precocemente interrotta. Gli incontri con Dylan Thomas (completamente ubriaco) e quello fugace con Samuel Beckett,… C’è anche un accenno canoro, “La calunnia è un venticello”.

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Il video della domenica. Montanelli intervista Moravia

E’ un’intervista un po’ sceneggiata, con tanto di cameriera iniziale che aggiunge un tocco di colore. Recitazione discreta dell’intervistato e dell’intervistatore (calcolando che non sono attori))

Galleria. Salendo le scale

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Ce ne aveva messo di tempo a convincerla, nonostante fosse una di quelle donne che sua moglie definiva facili – e aggiungeva subito: “Per usare un eufemismo”. Invece con quella non era stato facile per niente: una trafila molto noiosa di fiori, bigliettini, telefonate, persino di cioccolatini. Alla fine lei, con molta degnazione, aveva detto che si poteva fare: a casa sua, per il momento, perché se la cosa funzionava lui avrebbe dovuto pensare a un appartamentino neutro e misterioso tutto per loro due. L’espressione “loro due” era spaventosa, non meno di quella scala che lo stava conducendo a un patibolo insensato. Indubbiamente era stato un idiota, ma di minuto in minuto la pena gli sembrava sempre più sproporzionata. Salire tutti quei gradini. Cercare di accendere in qualche modo il desiderio – lui che era incapace di gestire persino il boiler di casa; spogliarsi ed esporre il suo corpo massiccio al giudizio (certamente beffardo) di lei; infilare la lingua nella bocca di una sconosciuta. Sarebbe stato indispensabile anche ansimare – questo gli sarebbe riuscito più facile perché quelle scale non finivano mai.
Qualche gradino avanti, lei ancheggiava di malavoglia. Lui alzò gli occhi, che fino a quel momento aveva tenuti bassi, e per la prima volta in vita sua, si fece una domanda che gli apparve inedita e forse premonitrice di tempi nuovi: “Perché mai dovrei essere interessato a un sedere?”

In Galleria puoi leggere:
Quella certa apprensione.
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I prototipi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/13/galleria-i-prototipi/
La coiffure
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/06/galleria-la-coiffure/
A sipario chiuso
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/02/galleria-a-sipario-chiuso/ 
Il casco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/25/galleria-il-casco/
Il maggiolino
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Il corvo
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Certe sere
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/23/galleria-certe-sere/
Domeniche al mare
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Il bacio rubato
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Un ménage
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La finestra
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L’eccitazione dentro
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La ragazza con l’impermeabile
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L’apparizione
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Per mano
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Notturnino
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Bellissimi
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Una tata
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Il romanzo dello zio
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Sorelle
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La finestra delle ragazze
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Il latte
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Il flipper
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La padrona
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Jack e Jackson
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Sotto la pioggia
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La Striscia. Nabokov

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Ci appollaiammo su un muretto diroccato alle spalle della loro villa, in un trepidante boschetto di mimose dalle foglie sottili. Attraverso l’oscurità e i teneri alberelli scorgevamo gli arabeschi delle finestre illuminate, che ora, grazie agli inchiostri variopinti di una memoria sensibile, mi appaiono come tante carte da gioco – presumibilmente perché il nemico era assorto in una partita a bridge. Mentre le baciavo l’angolo delle labbra dischiuse e il lobo ardente dell’orecchio, Annabel era percorsa da un fremito. Sopra di noi, tra le sagome delle lunghe foglie sottili, baluginava pallido un ammasso di stelle; quel cielo vibrante pareva nudo com’era lei sotto il vestitino leggero. Vedevo il suo volto nel cielo, stranamente nitido, quasi emettesse un proprio fievole bagliore. Le sue gambe, quelle gambe adorabili e vivaci, erano leggermente discoste, e quando con la mano trovai quel che cercavo un’espressione sognante e arcana, metà piacere, metà sofferenza, pervase i suoi tratti infantili. Era seduta appena più in alto di me, e non appena quell’estasi solitaria la induceva a baciarmi, la sua testa ricadeva con un moto morbido e languido che era quasi doloroso, e le ginocchia nude mi catturavano il polso per poi scostarsi di nuovo; e la sua bocca tremula, tremula, distorta dall’asprezza di chissà quale occulta pozione, mi si accostava al viso prendendo fiato con un sibilo. Dapprima cercava di dar sollievo al tormento d’amore strofinando bruscamente le labbra aride contro le mie; poi il mio tesoro si ritraeva con una scossa nervosa dei capelli, e di nuovo si faceva oscuramente vicina e lasciava che mi cibassi della sua bocca dischiusa, mentre con una generosità pronta a offrirle tutto, il mio cuore, la mia gola, le mie viscere, le facevo tenere nel pugno maldestro lo scettro della mia passione. Ricordo un profumo di talco – credo l’avesse rubato alla cameriera spagnola di sua madre –, una fragranza di muschio, dolciastra e plebea. Si mescolava al suo odore di biscotto, e i miei sensi furono d’un tratto colmi fino all’orlo; un improvviso trambusto nel cespuglio vicino impedì loro di traboccare… e mentre ci staccavamo l’uno dall’altra, prestando ascolto con le vene dolenti al rumore causato probabilmente da un gatto in cerca di preda, dalla casa giunse la voce di sua madre che la chiamava con voce sempre più ansiosa, e il dottor Cooper uscì in giardino zoppicando ponderosamente. Ma quel boschetto di mimose – la caligine delle stelle, il fremito, la vampa, l’ambrosia e il dolore – è rimasto con me, e quella bambina dalle membra di mare e la lingua ardente non ha mai cessato di perseguitarmi; sinché finalmente, ventiquattro anni più tardi, non ho spezzato il suo incantesimo incarnandola in un’altra.

Vladimir Nabokov, Lolita, Adelphi, Traduzione di G.Antonio Mella

Andrea Cortellessa, Federer fisico e metafisico (Le parole e le cose)

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“Come in ogni Culto, c’è in quello per Roger Federer un quanto di Mistero. Nel 2006 solo un veggente come Foster Wallace poteva intuire in quell’allora 25enne l’alloghenes gnostico, «una creatura dal corpo che è insieme di carne e, in qualche modo, di luce». A proiettarlo in questa dimensione non sono i suoi record, come quello – in termini sportivi davvero formidabile – raggiunto lo scorso febbraio a Rotterdam riconquistando a 36 anni, quando tutti i suoi coetanei si sono ritirati da un pezzo, il numero Uno della classifica ATP; e neppure, forse, la qualità estetica del suo gioco (quella che lo fa considerare, come ha fatto J.M. Coetzee, un’«opera d’arte»). Bensì il suo incarnare un Archetipo.”
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Galleria. Sotto la pioggia

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Non sarebbe mai accaduto. Non sarebbero rimasti così stretti e infradiciati dalla pioggia battente; trafelati dopo la corsa che avevano fatto per corrersi incontro; un po’ balbettanti, anche, per quella gioia tumultuosa che rendeva così goffo e scomposto il loro bacio. No, non sarebbe accaduto. Nemmeno col sole. Nemmeno in una giornata grigia di febbraio che sarebbe stata trasformata per sempre dopo quell’incontro. Non sarebbe accaduto perché i due abitavano in racconti diversi, e solo per una sbadataggine narrativa i treni sui quali viaggiavano, uno diretto al nord, l’altro al sud, erano rimasti fermi e affiancati per qualche minuto in una stazioncina fuori programma. Per ingannare il tempo, o per curiosità, l’uno aveva gettato uno sguardo nello scompartimento dell’altro; forse quella ricognizione si era protratta fino a diventare quasi indiscreta, ma nulla giustificava un finale così impetuoso. Il narratore se ne rese conto e vi rinunciò.

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Quella certa apprensione.
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I prototipi
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La coiffure
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A sipario chiuso
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Il casco
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Il maggiolino
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Il corvo
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Domeniche al mare
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Il bacio rubato
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Un ménage
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L’eccitazione dentro
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La ragazza con l’impermeabile
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La padrona
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Jack e Jackson
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Monica Lanfranco, L’Italia nella nuova era arcaica (Micromega)

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“Il filosofo Chun Byun Lan parla di ‘sciame’ quando immagina chi diffonde l’odio in rete: lo sciame non è più massa, classe, popolo, e neppure branco, gregge, stormo. Non ci sono più regole né appartenenza, solo il fluire istantaneo delle reazioni prive dello spessore che solo la riflessione garantisce, come ha ben dimostrato il successo della fake news lanciata da un noto troll sulla presunta vita da croceristi dei migranti in mezzo al mare. “

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