PUCK E L’ALLODOLA. Recensione di Maria Dolores Pesce. dramma.it

pesce puck 3

http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=19569:puck-e-l-allodola&catid=39&Itemid=14

 

APPUNTI PER UN NOVECENTO. Prima ricognizione intorno al Polo. 17 dicembre 2015

icona spettacolo polo

http://www.compagniadisanpaolo.it/Programmi/Polo-del-900

Non vi abbiamo detto niente prima, perché la serata era a inviti, era un rodaggio, un primo passo in uno spazio che si viene costruendo da alcuni mesi a Torino, questo: Polo del Novecento che sarà inaugurato in primavera e che può diventare uno straordinario volano per la cultura torinese.
Dal punto di vista drammaturgico, il nostro spettacolo è stato molto lineare e apparentemente piuttosto basico: quattro attori (Charlotte Barbera, Andrea Fazzari, Eleni Molos, Rocco Rizzo), sei videopillole di Francesco Ghisi e Claretta Caroppo, e un drammaturgo in campo impegnato a cucire i racconti degli abitanti del quartiere e i materiali letterari che gli attori andavano dipanando. Il gioco, per quanto semplice, era piuttosto spericolato, come lo sono sempre le analogie e i contrappunti che cercano di  organizzare in un’unica partitura materiali eterogenei. L’esperimento è riuscito? A giudicare dalle reazioni del pubblico si direbbe di sì, ma la riprova l’avremo più avanti quando e se questo viaggio riprenderà con nuove tappe: il Novecento è una sterminata regione, tutta da interpretare e da ripercorrere.

 

EVA FUTURA. L’Arabesco e il Grottesco

striscia eva per blog

8 – 13 dicembre Teatro Astra

http://fondazionetpe.it/spettacoli/eva-futura/

Come altri spettacoli che ho realizzato in questi anni, anche questo nasce da una riscrittura. Ogni volta mi verrebbe da sottolineare: questa è la più profonda, la più radicale, ma credo sia una suggestione dovuta al debutto imminente. Come nei rapporti amorosi, le implicazioni e le modalità di un tradimento letterario (una riscrittura lo è, inevitabilmente) sono molteplici e difficili da ricostruire. In questo caso, la vittima del tradimento è un romanzo dimenticato come questo di Villiers de L’Isle Adam – tanto dimenticato da garantire al traditore una quasi certa impunità: solo uno storico della letteratura francese o uno dei rari lettori contemporanei di Villiers potrebbe smascherare la filiera dei misfatti compiuti sulla scrittura arabescata della Eva futura originale: anzitutto la sua riduzione a fabula, poi l’intervento devastante del frullatore drammaturgico, infine quello della macchina del dialogo, che scarnifica, asciuga come un fon e proietta la salma dell’opera originale, coi suoi capelli dritti stecchiti, in un luogo del tutto a lei estraneo com’è il palcoscenico, con quegli attori così terribilmente corporei rispetto alla natura impalpabile dei personaggi narrati da Villiers. E tuttavia (perché c’è un tuttavia, altrimenti non saremmo qui a parlarne) qualche legame sottile con l’opera originale, a parte la fabula, credo sia rimasto; anzitutto l’ossessivo macchinismo da cui nasce il romanzo (del 1886): Edison costruisce una donna artificiale che rimpiazzi quella reale, ritenuta insoddisfacente dal suo innamorato Lord Ewald; e poi la contrapposizione fra tecnologia e metafisica; e ancora: un susseguirsi di passeggiate nei giardini del Bello, dell’Ideale, del Sogno. Ma su quest’ultimo punto devo rassicurare lo spettatore: tutta questa architettura speculativa è franata nel passaggio dal romanzo alla scena, e i pochi ruderi rimasti sono innocui, anzi quasi comodi, come quelle rovine romane sulle quali siedono i turisti per consumare un panino sorvolando sulla loro passata maestà. È accaduto, e non da oggi: quasi due secoli fa Victor Hugo, nella prefazione al suo Cromwell, aveva intuito la necessità del Grottesco inteso come chiave d’interpretazione dell’uomo, crogiolo di bello e brutto, cielo e terra, umano e divino. Nell’Eva futura originale, Villiers costeggia il Grottesco, che stempera nella ragnatela della scrittura; durante la caduta fatale dal romanzo al palcoscenico quei fili fragilissimi si sono strappati e ci ritroviamo tutti “qui nel nostro qui” scenico (lo confessa il nostro Edison nelle prime battute), consapevoli che una caduta non è la fine del mondo ma, al contrario, una benefica fuga dal Sublime (ancora tanto pateticamente ostentato dalla cultura di massa nella sua versione kitsch).

Robinson Crusoe, il best seller. Birrificio Metzger, Torino. dal 26 al 31 maggio

locandina robinson tpe

Al mercato delle mitologie, il prequel ha conquistato uno spazio rilevante: si assume un’opera di finzione, per lo più con un protagonista famoso, come punto di partenza per un viaggio ipotetico che va a frugare (fantasticare) su ciò che sarebbe potuto accadere prima. Anche il nostro Robinson teatrale ha qualche tratto del prequel. Si prende spunto da un Defoe acciaccato che – bisognoso di denaro, come spesso gli accadde – cerca di vendere all’editore Taylor il suo nuovo romanzo del quale esiste, al momento, solo una sinossi. Si può (sensatamente) raccontare un racconto che non ancora non esiste? La pratica è molto diffusa, appartiene alla nostra quotidiana esperienza di lettori; è un gettone che spendiamo quando raccontiamo un libro che abbiamo letto e operiamo, in tal modo, una sorta di riscrittura orale della quale siamo più o meno consapevoli. Nella nostra rappresentazione, la sinossi che Defoe si affanna a sviluppare sulla scena si presenta in forma di film: un piccolo film girato alla buona, in bianco e nero, con un Robinson fuori ruolo, naufragato sulla riva di un mare domestico, nel quale solo una volonterosa fantasia può vedere un’isola dell’arcipelago Juan Fernandez. Il piccolo film, insomma, non è un’opera abbastanza affascinante per sedurre l’editore Taylor che, giustamente, tiene d’occhio anzitutto il mercato; Defoe, di conseguenza, deve spiegare, motivare, giustificare e soprattutto integrare il racconto filmico col suo racconto orale (che strazio, quando un autore deve promuovere il progetto di una sua opera!). Inoltre, il mito del più famoso dei naufraghi, approdando ai nostri giorni, non può sottrarsi al contagio del dubbio che permea genere del romanzo da più di un secolo; la storia si sfilaccia e nel racconto drammatico viene a insinuarsi la commedia.

A.G.

 

 

 

 

Occhi di tonno. 29 aprile. Sala prove Astra

locandina prova occhi di tonnoQueste righe non intendono essere una nota di regia (un termine che oggi, per svariate ragioni, non mi corrisponde) ma un piccolo dénouement al termine della stagione di Radiospazio al Teatro Astra.
Nei due precedenti spettacoli (Il ritorno di Casanova e Il pipistrello) la mia funzione è stata quella di drammaturgo, un ruolo che non è molto chiaro nella nostra cultura e nella nostra pratica teatrale: meglio rifarsi ai tedeschi i quali di solito inquadrano le cose più meticolosamente di noi. Il termine tedesco Dramaturg sta a indicare un consulente letterario o teatrale che affianca il lavoro di una compagnia, un regista o comunque il responsabile di un allestimento (a dire il vero, pur nella lucida impaginazione tedesca, le mansioni del Dramaturg, come si vede, sono abbastanza varie). Comunque in Germania si opera una netta distinzione fra il Dramaturg e il Dramatiker, cioè colui che scrive i testi drammaturgici. Talvolta le due funzioni sono svolte da una stessa persona, e questo, appunto, è accaduto nel mio caso: sia per Il ritorno di Casanova che per Il Pipistrellosono decisamente andato oltre, dal  momento che ho operato due vere e proprie riscritture dei testi originali, non soltanto convertendo in dialogo ciò che era racconto ma anche inserendo nuclei drammatici nuovi ed estranei all’opera originaria: ad esempio, nel Pipistrello, la registrazione radiofonica della commedia di Faustino Perres “L’ombra del passato” prima delle prove nell’Arena Italia o addirittura l’introduzione di un nuovo personaggio, la Signora Fu, la cui natura meta-pirandelliana o post-pirandelliana gettava un’ombra lugubre e parodistica sulla commedia.
Questa troppo lunga, e tuttavia ancora molto parziale, confessione riguardo alle riscritture passate mi è sembrata, chissà perché, doverosa nei confronti del nostro pubblico prima che inizi il terzo spettacolo della trilogia di Radiospazio al Teatro Astra, Occhi di tonno del quale, per dirla alla tedesca, sono Dramatiker, cioè autore in proprio e non per interposta persona come negli spettacoli precedenti.
La prima stesura del testo risale a molti anni fa, l’ultima è terminata da qualche giorno, durante le prove. In tutto questo tempo la mia idea di teatro-racconto si è profondamente modificata, credo soprattutto per l’intensa attività di Radiospazio di questi anni; spettacolo dopo spettacolo, le funzioni di attore-narratore e di attore-attore sono diventate via via sempre meno distinguibili fino a sovrapporsi, quasi determinando una sorta di Io scenico polimorfo che agisce e narra nello stesso tempo. Non è certo mio compito addentrarmi in un’analisi critica di questo modello drammaturgico, mi piace invece ricordare che esso è nato dalla pratica scenica, dal lavoro con gli attori e dal rapporto col pubblico che, seguendoci con un’assiduità davvero confortante, ha condiviso tutte le tappe di questo nostro percorso con il quale, nell’ultimo spettacolo della trilogia, si chiude, per così dire, il cerchio ritornando all’impianto scenico dal quale eravamo partiti: l’attore-narratore alle prese col microfono e col tessuto della colonna sonora. La scommessa è che questo ritorno riproponga una forma solo apparentemente simile a quella di partenza e che, come avviene a colui che ha compiuto un lungo viaggio, porti a casa i frutti e i doni della sua esperienza. A.G.

 

Pirandello, “Il pipistrello”. Teatro Astra, Sala prove 25 marzo.

pirandello copertina programma salaMettere in scena un Pirandello, lo confesso, era un’idea che non pensavo mi sarebbe mai venuta in mente: troppo grandiosa, e dunque scoraggiante, mi sarebbe apparsa la storia delle messe in scena pirandelliane per presumere di aver qualcosa da aggiungere a una tradizione così monumentale: troppo impervia, troppo interna alle questioni della scena per un regista (?) anomalo come me, praticamente un drammaturgo che non viene denunciato per abuso della professione registica solo perché i critici teatrali hanno altro da fare. Ma questo Pirandello non naviga nel grande fiume della storia del teatro dal momento che è una delle 257 (comprese le postume) “Novelle per un anno”; dunque il teatro, in questo Pipistrello, non viene agito ma proposto in forma narrativa, cioè da un angolo di visuale che consente, e in qualche modo implica, un certo distacco critico; in esso, Pirandello racconta gli ultimi giorni di prove di una commedia qualunque: Continua a leggere “Pirandello, “Il pipistrello”. Teatro Astra, Sala prove 25 marzo.”

Schnitzler – Il ritorno di Casanova

RADIOSPAZIO TEATRO VI ASPETTA IL 15 FEBBRAIO PER

IL RITORNO DI CASANOVA

 

SALA PROVE TEATRO ASTRA, Via Rosolino Pilo 6.

Due spettacoli ore 19 e 21.30

Gli attori
Roberto Accornero, Francesco Benedetto, Eleni Molos, Marco Intraia, Alessandro Salvatore, Luisa Ziliotto

L’équipe
Claudia Conte, Enrico De Santis, Lavinia Giammarruco

Disegno luci
Mariangela Durante

Drammaturgia e regia
Alberto Gozzi

cropped-cropped-nuovo-marchio-5-gennaio1.png

Come raggiungerci: mezzi pubblici 2 – 13 – 65 – 65/ – metro Racconigi

è consigliata la prenotazione: Infopiemonte (p.zza Castello 165), Teatro Astra 0115634352

On-line: http://www.fondazionetpe.it

Ingresso 9 euro