Il video della domenica. STAN LAUREL E OLIVER HARDY. ELOGIO DELLO SLAPSTICK

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Con buona pace dei Crozza (e dei Guzzanti e di tutti gli altri) siamo un po’ affaticati dalle risate con le sfernande 1 e 2tampelle. Le stampelle sono i personaggi della realtà (se pure si possono dire reali quelle entità ectoplasmatiche fluttuanti dentro i televisori) coi quali i comici satirici si divertono a giocare. Dice: “Ma Crozza manipola i modelli di partenza, come Picasso faceva con la sua Fernande Olivier”. Non esattamente: nella riscrittura del modello (corporea e fonetica) che opera Crozza il referente è insopprimibile – come è logico, altrimenti il dardo satirico volerebbe senza bersaglio alcuno. Il comico puro non ha referenti: gioca tutto sul suo corpo e la sua azione si espande indefinitamente creando nello spettatore le risonanze più imprevedibili e soggettive. Il suo gesto è elementare: precipita in una fontana, cade da un tetto, viene folgorato, bruciato, calcificato, ecc.(tanto per restare a Stanlio e Ollio). Non a caso “slapstick” deriva dall’inglese slap stick, bastone per colpire. E’ lo stesso bastone dei comici della Commedia dell’Arte, un’elementare macchina scenica formata da due listeranno di legno unite a un’estremità, così da produrre un forte schiocco anche con un colpo leggero: un grande effetto generato da una sottile astuzia.

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Il video della domenica. MONTY PYTHON, FINALE DI FILOSOFIA

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C’è qualcosa, nella comicità dei Monthy Pyton, che non mi ha mai convinto, neppure quando i nostri giovani apprendisti li consideravano un modello aureo. C’era, sì, qualcosa di scolastico, in loro, che mi immalinconiva: non intendo scolastico nel senso di semplice, elementare ma piuttosto un odore di aula legnosa, stantia, con gli studenti che motteggiano i professori e i professori (specialmente quelli progressisti) che azzardano battute di spirito per esorcizzare lo spettro della pensione o anche, semplicemente il gilet color nocciola che li aspetta sulla sedia e che indosseranno, tutti i pomeriggi, alla stessa ora, come un sudario ineluttabile. Però molti ridevano, e ridono, e così spero accada anche a molti nostri amici del blog.

Il video della domenica. ALEXANDRE DUMAS, KEAN (a proposito di Shakespeare)

gassman otellohttps://www.youtube.com/watch?v=_S9hxR69yIo

copertina puck blog

http://fondazionetpe.it/evento/puck-e-lallodola/2016-03-11/

Memorabile interpretazione di Gassman (con la coregia di un Francesco Rosi che debutterà nella sua opera prima due anni più tardi).  E’ il festival delle finzioni e degli istrionismi che moltiplicano le identità in un gioco di specchi. Nel 1836 Alexandre Dumas lavora sulla biografia del grande attore Edmund Kean, scomparso da tre anni, e ne riplasma il mito. Il film di cui vi proponiamo una sequenza è del 1956, un anno decisivo nella carriera di Gassman che interpreta Otello e Jago alternandosi con Salvo Randone. Il film su Kean, da lui diretto con Rosi, assume il valore di una consacrazione; come se non bastasse, nello stesso anno Gassman ottiene uno strepitoso successo televisivo con “Il mattatore”, una trasmissione che propone con disarmante impudicizia un turbine di personaggi collegati da un filo narcisistico che stravolge i telespettatori italiani. Nella sequenza che vi proponiamo, Kean sfida la (buona) società e così facendo decreta la sua fine – una sorta di lucido suicidio mediatico, compensato dal piacere del denudamento di sé e dalla vertigine del “bel gesto”. Gassman/Kean/Otello si strappa la maschera dell’attore e mostra l’uomo che grida (un secolo prima di Pirandello, a ben pensarci).
Stacco. Siamo ai giorni nostri, nel nostro piccolo lavoro quotidiano.
Stiamo provando Puck e l’allodola che andrà in scena alla Sala prove del Teatro Astra l’11 e il 12 marzo.
Anche in questa pièce entra il gioco il teatro, col suo fuori scena e con la qqche scorre ai bordi del palcoscenico come un rigagnolo mesto e un po’ torbido ma pullulante di microrganismi. Dimenticavo: sul palcoscenico scorre un’opera grandiosa, il Sogno di una notte di mezza estate nella versione musicale di Mendelssohn; in un angolo, come un contrappunto, la vita.
Il resto, nei prossimi giorni, sui taccuini dalle prove.

Il video della domenica. FABRICE. O. JOUBERT, FRENCH ROAST

FRENCH ROASThttps://www.youtube.com/watch?v=OnwxsMRtquw

Comica con alcuni momenti che ricordano spunti del primo Chaplin (la scena delle frittelle). Striature gialle e una goccia, ma piccola, di morale (che non altera il gusto).

 

Il video della domenica. Il genio a nudo. RAFFAELE ANDREASSI, I DOLORI DI ANTONIO LIGABUE, raro documento del 1962 (da non perdere)


vero ligabuehttps://www.youtube.com/watch?v=8OpJLvlJJ-U

Le etichette sono comode, di pronto uso, dove le applichi stanno, ma come certi cotonacci dopo un po’ si restringono e si stingono rivelando la loro pochezza. Per Antonio Ligabue, l’etichetta di naïf, troppo usata, risulta limitante e anche un po’ arrogante, come certi gesti infastiditi della mano: “Massì, sappiamo, quel mattocchio della Bassa non privo di un certo talento visionario”. Questo bel corto di Raffaele Andreassi entra nell’intimità del genio e ne accompagna le metamorfosi identitarie, da uomo/uccello a uomo/donna, a homo/eroticus in giacca e cravatta (straordinaria trasformazione, quest’ultima, nella quale Eros diventa un tenero bimbo che spasima per un bacino)

Il video della domenica. ANDREA COSENTINO, SCENEGGIATO#1

Schermata 2016-01-24 alle 18.58.58https://www.youtube.com/watch?v=cXRkF1b3APY

 Il gioco del comico con lo scheletro del televisore è antico quanto il televisore stesso, ma liquidarlo subito con un “già visto” è un atteggiamento snobistico alquanto riprovevole (e poi le variazioni sul tema sono un metagenere che può dare piaceri inaspettati, soprattutto quando il comico ha un volto triste e feroce come quello di Cosentino).

Il video della domenica. KJ ADAMES, IDENTITY, 5′

Schermata 2016-01-24 alle 18.51.35https://www.youtube.com/watch?v=ikGVWEvUzNM

Le maschere, al cinema (quelle di cartone), le ammetterei soltanto per le sequenze delle rapine – quando il sorriso stereotipato crea un gradevole contrasto con la violenza dell’azione. In altri casi, la maschera rischia di condurre a un pirandellismo da filodrammatica che è quasi sempre fasullo come una finta lezione di filosofia. Tuttavia. Sì, tuttavia questo video è ben costruito, nella sua retorica (e al fervore sempre un po’ entusiastica degli americani un tocco di pirandellismo lo si può anche concedere).