Il video della domenica. Marilyn in salsa giapponese. KEIICHI TANAAMI. GOOD-BY, MARILYN (1971)

Senza titolo

http://www.ubu.com/film/tanaami_marilyn.html

Fra le tante declinazioni del mito di Marilyn c’è anche quella di Keiichi Tanaami, grande artista multigenere, graphic designer, illustratore, videoartista che si affermò fin dagli anni ’60.
Good-by Marilyn nasce da una costola della pop art ma con un forte gusto della contaminazione; l’esecuzione in salsa giapponese della canzoncina che accompagna le immagini conferisce a questo piatto d’annata un forte retrogusto di ironia.
Il video ricorda indiscutibilmente Warhol e Tanaami paga il suo debito al Maestro del quale ebbe a dire: “Le sue strategie erano identiche quelle impiegate da agenzie di pubblicità. Ha usato icone contemporanee come motivi nelle sue opere e per altre sue imprese multimediali come film, giornali e gruppi rock. In altre parole, Warhol stava vendendo le sue opere al mercato dell’arte. Rimasi sconvolto da questa intuizione, era il modello su misura per me.”

Il video della domenica. Scene da un’apocalisse silenziosa. SUPERFLEX, “FLOODED MACDONALD’S”

Schermata 2014-12-04 alle 17.19.43

  https://www.youtube.com/watch?v=chQD0Bx7AkM

Il video della domenica. Uno svolazzo in bianco e nero. FRED ASTAIRE, BOJANGLES OF HARLEM FROM SWING TIME (1936). 2’50”

Questa breve sequenza è tratta da Swing Time, del 1936, interpretato da Fred Astaire e Ginger Rogers, regia di George Stevens. È un omaggio a Bill “Bojangles” Robinson (1878-1949), grande ballerino e attore nero di Hollywood, che conobbe tempi difficili prima di affermarsi. La musica dei neri, nonostante la ghettizzazione, otteneva sempre maggior consenso; di conseguenza molti cantanti e ballerini se ne impadronirono tingendosi la faccia, grotteschi ibridi che riflettevano un tragicomico corto circuito socio-culturale. Citando Bill Robinson, Fred Astaire si propone come il bianco-tinto-di nero che imita il nero-nero indossando un costume prevalentemente bianco sullo sfondo di tre ombre (ovviamente nere) che registrano i movimenti del suo corpo: un gioco di specchi leggermente vertiginoso.
Secondo le cronache, il virtuosistico frammento nacque da un errore di illuminazione che l’ingegnoso coreografo sfruttò immediatamente facendone il perno della sequenza.

Il video della domenica. Uno storico provino: JEAN PIERRE LEAUD/I QUATTROCENTO COLPI

È difficile immaginare qualcosa di più adolescenziale di un quattordicenne che si proclama disinvolto. Nel 1959, il piccolo Jean Pierre, classe 1944,  era evidentemente pronto per andare sul set. (Segue una  minuscola appendice a sorpresa).

Il video della domenica. Ermanno Olmi, Il posto

Schermata 2015-07-05 alle 16.51.36https://www.youtube.com/watch?v=PnDJM-RjMDA

Gli umili sono delicati, fragili, e non è bello approfittare della loro ingenuità per metterli in un film dove quasi sempre annegano nella melassa dei buoni sentimenti. Ermanno Olmi, lo sappiamo, è sempre stato attratto dagli umili e  questa sua propensione gli ha valso la fama di regista umanissimo, direi quasi fin troppo. Il posto (1961) è il suo secondo film. A quell’epoca il maestro bergamasco usava l’umanità col contagocce e soprattutto la correggeva con qualche porzione d’ironia (un ingrediente che rende tutto più digeribile). In questo film si racconta la piccola storia di due ragazzi, Domenico e Antonietta, che si conoscono durante le selezioni per un posto di lavoro nella Milano che già macinava il boom economico. 

Il video della domenica. ITO TAKASHI, GHOST. 5’39”

Ito Takashi è uno dei più interessanti registi sperimentali giapponesi. Il video è costruito sulla soggettiva di un personaggio che attraversa paesaggi urbani disabitati, appartamenti, camere immerse in luci artificiali. L’instabilità della macchina e l’irregolarità della ripresa che a tratti riproduce una primitiva camminata insinuano nello spettatore un dubbio fascinoso e inquietante: sono io questo fantasma?

Il video della domenica. Yoann Bourgeois, “La Mécanique de l’histoire. Inertie”

Una coreografia che, volendo, è anche una piccola storia sul lasciarsi e il riprendersi.

Il video della domenica. TANIA SIMEONS, BRAT. 2′.16″

tania. brathttps://www.youtube.com/watch?v=eYR5CnOIK_E

Piccola, ennesima variazione sul tema della rivolta degli oggetti, ma il corto si segnala soprattutto per la felice invenzione della monella (“Brat”), accattivante nel suo infantile sadismo.

Il video della domenica. Mariangela Gualtieri, Ringraziare

Raccomandato:
• agli attori che dicono (recitano, interpretano, sospirano, propongono, espongono, declamano, leggono, soffrono, scandiscono, esprimono, decodificano) una poesia.

• a chi non legge poesia

• a chi la legge con i soli occhi

• a chi non si vergogna di leggerla ad alta voce, in camera sua.

(Riportiamo il testo per chi voglia seguire, come su uno spartito, l’esecuzione dell’autrice).

Ringraziare…

Ringraziare desidero il divino/ per la diversità delle creature/ che compongono questo singolare universo,/ per la ragione,/ che non cesserà di sognare/un qualche disegno del labirinto/ e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su./ Ringraziare desidero per l’amore,/ che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,/ per il pane e il sale,/ per il mistero della rosa/ che prodiga colore e non lo vede./ Ringraziare desidero/ per l’arte dell’amicizia,/ per l’ultima giornata di Socrate,/ per le parole che in un crepuscolo furono dette/ da una croce all’altra,/ per i fiumi segreti e immemorabili/ che convergono in noi,/ per il mare, che è un deserto risplendente/ e una cifra di cose che non sappiamo/ per il prisma di cristallo e il peso di ottone,/ per le strisce della tigre,/ per l’odore medicinale degli eucaliptus,/ e la speranza, la fiducia, la lavanda./ Ringraziare desidero/ per il linguaggio, che può simulare la sapienza,/ per l’oblio, che annulla o modifica il passato,/ per la consuetudine,/ che ci ripete e ci conferma come uno specchio,/ per il mattino, che ci procura l’illusione di un inizio,/ per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,/ per il coraggio e la felicità degli altri,/ per la patria, sentita nei gelsomini/ per lo splendore del fuoco/ che nessun umano può guardare senza uno stupore antico/ e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei./ Ringraziare desidero perché/ sono tornate le lucciole,/ le nuvole disegnano,/ le albe spargono brillanti nei prati,/ e per noi/ per quando siamo ardenti e leggeri/ per quando siamo allegri e grati./ Io ringraziare desidero per la bellezza delle parole, natura astratta di dio/ per la lettura e la scrittura, che ci fanno sfiorare noi stessi e gli altri/ per la quiete della casa,/ per i bambini che sono nostre divinità domestiche/ per l’anima, perchè consola il mio girovagare errante,/ per il respiro che è un bene immenso,/ per il fatto di avere una sorella./ Io ringraziare desidero/ per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi/ per le facce del mondo che sono varie/ per quando la notte si dorme abbracciati/ per quando siamo attenti e innamorati, fragili e confusi,/ cercatori indecisi./ Ringrazio dunque/ per i nostri maestri immensi/ per tutti i baci d’amore,/ e per l’amore che ci rende impavidi./ Per i nostri morti che fanno della morte un luogo abitato, / e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato./ Per i figli,/ col futuro negli occhi,/ perchè su questa terra esiste la musica,/ per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo/ per i gatti per i cani esseri fraterni carichi di mistero,/ per il silenzio che è la lezione più grande/ per il sole, nostro antenato./ Ringraziare desidero/ per Whitman,/ Presti e Francesco d’Assisi,/ che scrissero già questa poesia,/ per il fatto che questa poesia è inesauribile/ e si confonde con la somma delle creature/ e non arriverà mai all’ultimo verso/ e cambia secondo gli uomini./ Ringraziare desidero/ per i minuti che precedono il sonno,/ per il sonno e la morte,/ quei due tesori occulti,/ per gli intimi doni che non elenco,/ per la gran potenza d’antico amor/ per amor che muove il sole e l’altre stelle/ e muove tutto, in noi….

Il video della domenica. TROPPO GRANDI (O TROPPO PICCOLI) PER ESSERE VERI

Schermata 2016-04-27 alle 12.13.42

click per il video

Ci siamo già occupati di Ron Mueck. Ciò che colpisce in questo documentario che lo racconta al lavoro non è solo il virtuosismo delle opere ma soprattutto l’alternanza delle dimensioni che oscillano fra un gigantesco iperbolico e un lillipuziano medio, insinuando nello spettatore (nel viaggiatore) un sano e filosofico spaesamento.

La seduzione delle patate fritte. ANDY WARHOL, THE NUDE RESTAURANT. Video 7′

warhol. the nude restauranthttps://www.youtube.com/watch?v=87uqMzj3lsI

In questo ristorante  ovattato e un po’ tetro sono tutti nudi, i clienti e la cameriera. Sulla carta, può sembrare un omaggio,  forse addirittura un po’ conformista, a quella retorica hippie (siamo negli anni ’60) secondo la quale nudità rima con spontaneità, autenticità, verità e che, rime a parte, libera il corpo dalla schiavitù degli abiti per usarlo come un grimaldello capace di scardinare le serrature della morale borghese. Il gioco, invece, è più complesso e si avvia subito, appena la cameriera, Brigid Berlin, una delle star di Warhol, incomincia a  proporre il menu al cliente; i piatti sono di ordinaria routine, omelette, toast, frittelle, ma il sottotesto (come si diceva una volta) di natura erotica li avvolge nel grottesco, e la sensualità stralunata di Brigid  aggiunge una pennellata di comicità surreale. Di che cosa si parla, in questo ristorante? Di cibo, di sesso, oppure del non senso che si nasconde, maligno, in essi?

Il video della domenica. Cento storie in una stanza. ZBIGNIEW RYBCZYŃSKI, TANGO, 1980. 8′

Schermata 2015-01-21 alle 10.24.42http://vimeo.com/90339479
a cura di Francesco Ghisi

Cosa succede se una palla, calciata da un bimbo, entra in una stanza da una finestra lasciata aperta? L’incipit è banale ma lo sviluppo di questa breve storia è sorprendente. Zbigniew Rybczyński realizza un gioco di prestigio sorprendente, quello della contemporaneità dei racconti di cui sono portatori i personaggi che affollano la piccola stanzetta sulle note di un tango da cui è governata la loro assurda danza di vita.

* La definizione del video non è delle migliori ma ci sembra che sia ampiamente compensata dalla qualità dell’opera; abbiamo quindi scelto di pubblicarla ugualmente: questa versione è la migliore fra quelle reperibili in rete. 

Il video della domenica. Marco Belpoliti, LA MIA VITA DA ZUCCHINA

 

http://www.doppiozero.com/materiali/claude-barras-la-mia-vita-da-zucchinay

“Non perdetelo, non solo perché è bellissimo dal punto di vista estetico – dettagli curatissimi – ma perché è un modo per ritornare di colpo a quel periodo lontano, remoto, in cui eravamo bambini. Anche se non si smette neppure un momento di essere adulti guadandolo – come potrebbe essere altrimenti? –, ci sono attimi in cui la lama sottile del dolore s’infila tra costola e costola, una fitta alla stomaco, un dolore nel petto.”

Il film intero

 

 

Il video della domenica. Alberto Moravia, Viaggio al Congo. 1975. 5′

Schermata 2018-08-25 alle 17.05.07.png

https://www.youtube.com/watch?v=CPM5kZIByQU

“L’africano non è l’altro, il diverso, il lontano dall’europeo, è semplicemente l’altra faccia dell’europeo, la sua metà alternativa e perduta. Tutti e due avrebbero fatto uno stesso individuo, una stessa persona se non ci fosse stata questa corsa al saccheggio dell’Africa, questa corsa al trattamento dell’Africa come se fosse stata una terra di nessuno.”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: