Trent’anni dopo. Un ritorno in palcoscenico. Luigi Gozzi, Freud e il caso Dora

Freud e il caso di Dora è stato rappresentato per la prima volta il 17 febbraio 1979 al Teatro Due di Parma, con Marinella Manicardi e Gianfranco Furlò, regia spazio scenico films e costumi Luigi Gozzi, composizione spazio scenico Severino Storti Gajani, musiche Gabriele Partisani, elaborazioni fotografiche Paolo Petrosino, realizzazione films Andrea Pavone, produzione Teatro Nuova Edizione/Teatro delle Moline. E’ stato finalista al Premio Mondello di Palermo 1979.

Leggi l’intervista di Maria Dolores Pesce a Luigi Gozzi: http://www.dramma.it/index.php?option=com_content&view=article&id=504:freud-e-il-caso-di-dora-di-luigi-gozzi&catid=52&Itemid=44

«Ritournelles» di Guattari come un’autobiografia poetica (Il manifesto)

Poche sono state in Italia le riflessioni, gli incontri, le riprese del pensiero di Félix Guattari nell’anno appena trascorso, trentennale della morte del filosofo. A fare luce su un aspetto meno famoso della sua complessa, densa attività e della sua scrittura arriva un progetto/mostra di Michele Corleone e Antonia Gozzi appena inauguratosi presso la Galleria Interzone di Roma (via Macerata 46), La caduta della R: uno studio su Ritournelles di Félix Guattari.

Leggi l’intero articolo:https://ilmanifesto.it/ritournelles-di-guattari-come-unautobiografia-poetica

Il video della domenica. Raoul de la Fuente, Ancora un giorno (trailer)

https://iwonderpictures.com/projects/ancora-un-giorno/

Vincitore dell’European Film Awards per il miglior film d’animazione 2018 è tratto dal romanzo omonimo del 1976 del giornalista polacco Ryszard Kapuściński, il film narra le vicende di un reporter impegnato a testimoniare gli eventi della guerra civile angolana1975. Ryszard Kapuscinski, reporter di guerra, convince i suoi superiori di un’agenzia di stampa polacca a mandarlo in Angola, allora in piena guerra civile.

Immagine e finzione

Su molti prodotti alimentari della grande distribuzione campeggia la dicitura “L’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”. A prima vista essa sembra indicare che l’immagine non serve a nient’altro che a illustrare la realtà “vera”del prodotto contenuto nella confezione, ossia che essa è subordinata alla realtà vera e propria della cosa (fisica, in questo caso). Eppure, è evidente che l’immagine non si limita affatto a rappresentare il prodotto, piuttosto lo raffigura nel senso di figurarlo, di fingerlo: non lo rispecchia, bensì lo effettua nella misura in cui induce all’acquisto, all’immaginazione di un’esperienza gustativa e via discorrendo. Essa in ultima istanza serve proprio a creare una realtà rispetto alla quale si è consapevoli che sarà il prodotto a non corrispondervi. In altre parole, come sa ormai bene ogni acquirente, quella dicitura indica l’opposto di ciò che dovrebbe apparentemente sottolineare: “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto” significa proprio che quella che si ha di fronte è una pura immagine con i propri dinamismi e le proprie caratteristiche, ossia che non ci si deve aspettare che essa si limiti a rappresentare il prodotto che pur presenta. Ciò accade non tanto perché esistono ormai tecniche di modifica delle immagini che rendono impossibile distinguere la riproduzione fotografica autentica dalla sua alterazione ottenuta tecnologicamente, quanto piuttosto perché, al contrario, l’immagine esibisce in modo chiaro la propria intima natura, cioè – se così si può dire – rappresenta essenzialmente se stessa, la propria forza e la propria capacità di effettuare: rappresenta la propria realtà, il proprio modo di essere reale, non una qualche altra realtà esterna di cui pure in qualche modo riproduce la visibilità.

Graziano Lingua, Sergio Racca, La cornice simbolica del legame sociale, Mimesis/Morphé

Una carrambata del XVIII secolo

Arrivammo a Chioggia il quarto giorno. Non avevo l’indirizzo dell’abitazione di mia madre, ma non stetti molto tempo in cerca. Madama Goldoni e sua sorella portavano la cresta, erano nella classe dei ricchi e ognuno le conosceva. Pregai il direttore di accompagnarmi fin là; egli accondiscese con buona grazia e ci venne; fece passare l’ambasciata e io restai nell’anticamera. – Signora, egli disse a mia madre, vengo da Rimini, e ho nuove da darvi del vostro signor figlio. – Come sta mio figlio? – Benissimo. – È contento del suo stato? – Signora, non troppo: soffre molto. – Perché? – Per essere lontano dalla sua tenera madre. – Povero ragazzo, vorrei averlo presso di me. – (Ascoltavo tutto, e mi bat- teva il cuore.) – Signora, continuò il comico, gli avevo esibito di condurlo meco. – Perché non l’avete fatto? – Lo avreste voi approvato? – Senza dubbio. – Ma i suoi studi? – I suoi studi? Non ci poteva ritornare? E poi vi son maestri dappertutto. – Lo vedreste voi dunque con piacere? – Col più gran giubilo. – Signora, eccolo. – Apro la porta, entro e mi getto ai piedi di mia madre; ella mi abbraccia, e le lacrime c’impediscono di parlare.

Carlo Goldoni, Memorie per l’istoria della sua vita e del suo teatro

Il video della domenica. Michele Cadei, Mobi

https://www.rai.it/raicinema/video/2013/10/Corto—Mobi—Cortometraggio-ed5e1a8c-6449-4eca-b3f4-47e0b57a14be.html

“Mobi”, regia di Michele Cadei, racconta l’avventura di un giovane che spingendo un blocco di ghiaccio si appresta a compiere finalmente la sua curiosa missione.
“Mobi” è uno dei cinque cortometraggi italiani, realizzati come saggi di diploma degli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, prodotti con la partecipazione di Rai Cinema e andati in onda sulle reti Rai.

Francis Jammes, Preghiera per poter andare in Paradiso con gli asini

Marc Chagall

         Quando sarà l’ora di venir da Voi, mio Dio, fate
che sia un giorno in cui sui campi in festa il pulviscolo
brilli. Vorrei, come a questo mondo ho fatto,
scegliermi da me la strada, a mio piacere, per andare
in Paradiso, dove brillano le stelle in pieno giorno.
Prenderò il mio bastone e sulla grande strada
incamminato, agli asini, amici miei, dirò: Io sono
Francis Jammes e vado in Paradiso perché
nel paese del Buon Dio l’inferno non c’è.
E ancora poi dirò: Venite, dolci amici del cielo
turchino,
poveri cari animali che con una brusca mossa
d’orecchio
scacciate mosche vili, le api e le percosse…
Fate che vi appaia in mezzo a queste bestie
che io tanto amo perché con dolcezza abbassano
le teste,
e si fermano con i loro piccoli piedi congiunti
in un modo tanto dolce da farvi compassione.
Arriverò seguito dalle loro orecchie a migliaia,
da quelli che portarono i canestri sui fianchi,
da quelli trainanti i carri di saltimbanchi
o carretti splendenti di latta e di pennacchi,
da quelli che portano sul dorso bidoni ammaccati,
dalle asine piene a mo’ di otri, dai passi stentati,
da quelli che indossano piccoli gambali
per via delle piaghe gocciolanti e blu causate
dalle mosche testarde lì attorno raggruppate.
Fate, mio Dio, che assieme a questi asini io venga.
Fate che, in pace, ci conducano gli angeli
verso gonfi ruscelli in cui tremano ciliegie
lisce come la carne che ride di ragazzine,
e fate che, chino sulle vostre acque divine,
in questo paese delle anime, assomigli a quegli asini
che specchieranno la loro povertà umile e dolce
nella limpidezza dell’eterno amore.

Francis Jammes, Preghiera per poter andare in Paradiso con gli asini, “Poesia francese del Novecento”, Bompiani

Stefano Jossa, Democrazia e simboli/Dante e Pinocchio, fratelli d’Italia

Quando una democrazia è debole ricorre ai simboli che unificano: simboli spossessati di qualsiasi rapporto con la realtà e funzionali alla rappresentazione di una comunità ideale. Servono, questi simboli, a eliminare i conflitti e favorire l’armonia: che è fittizia, naturalmente, perché una società moderna, democratica e funzionante si dovrebbe fondare sulla differenza anziché sull’omologazione, tranne nei casi in cui l’uniformità venga costruita a forza, com’è avvenuto storicamente, ahinoi, con i regimi totalitari. Nel caso italiano il simbolo unificante per eccellenza è Dante, cui è stato ora dedicato un giorno memoriale, il Dantedì, che si è celebrato il 25 marzo con grande clamore di iniziative, pagine giornalistiche, invenzioni figurative, riedizioni, letture e video: basta aprire i siti dei principali quotidiani italiani per trovare interviste ai discendenti di Dante, viaggi nell’Italia di Dante, sproloqui sul padre della patria e il padre della lingua, inviti alla coerenza e all’impegno, ecc. ecc.

Leggi l’intero articolo https://www.doppiozero.com/dante-e-pinocchio-fratelli-ditalia

Le figurine di Radiospazio. Amore e piselli

– È terribile quello che lei dice; secondo lei non esiste tra gli esseri umani quel sentimento che generalmente si chiama amore e che dura non soltanto mesi o anni, ma anche tutta la vita?”
– No, questo è impossibile,” replicò l’altro, “così com’è impossibile che in un carro di piselli due piselli preventivamente contrassegnati rimangano sempre l’uno accanto all’altro.

Lev Tolstoj, Sonata a Kreutzer, Feltrinelli

Il video della domenica. Pass the ball. 2’40”

https://www.artribune.com/television/2022/02/video-i-migliori-talenti-dellanimazione-si-uniscono-in-uno-spassoso-video-collettivo/

Narrativa. István Örkény, Luna di miele in nero.

Fra le tante ricette dell’umorismo, quella “in nero” è una delle più delicate perché richiede una mano leggera e un’immaginazione trasgressiva capace di svincolarsi dalla logica corrente. István Örkény, narratore e drammaturgo ungherese morto nel 1979, ha coltivato un umorismo crudelmente soft che contagia le situazioni più comuni della vita quotidiana. In questo fulmineo racconto due sposi in luna di miele precipitano in una situazione surreale che lascia trasparire un sorriso beffardo sull’istituzione del matrimonio.

Le settimane della luna di miele erano belle e piene d’amore.
Un pomeriggio però, verso le sei e mezza, rimasero appiccicati alla carta moschicida che pendeva dal lampadario.
Che stupido caso!
LUI          Mi ami, angelo mio?
LEI          Tanto.
LUI          E allora vieni qui.
LEI          Subito, ma c’è qualcosa che mi si è appiccicato ai tacchi.
LUI          Cosa te ne importa, getta via la scarpe!
LEI          Vuol dire che anche oggi staremo di nuovo in casa. E all’Accademia di Musica c’è una serata dedicata a Cajkovskij.
LUI          Me ne frego di Cajkovskij.
LEI          Preferiresti andare a teatro?
LUI          Per carità! Ma, di’ un po’, non ti sembra che stiamo ondeggiando?
LEI          Non farci caso, guarda cosa danno all’Opera.
LUI          Dov’è il giornale?
LEI          Sul tavolo della cucina.
LUI          Non posso muovermi, perché anche a me mi si è appiccicato qualcosa alle scarpe.
LEI          Mi pare che diano il Ballo in maschera .
LUI          Adesso non riesco più a liberare neanche le mani.
LEI          Certo che ti piace proprio lamentarti. Andrà a finire che staremo di nuovo a casa.
LUI          Che cos’è tutta questa agitazione?
LEI          Sto provando a tirarmi fuori da tutta questa roba vischiosa.
LUI          Non far sciocchezze, rischiamo di cadere giù.
LEI          Ma tu ti rassegni proprio a tutto? E sì che mi sono innamorata di te perché eri un tipo tanto intraprendente e dicevi di amare la musica.
LUI          Ho un bell’adorare la musica, se non posso muovere né mani né piedi.
LEI          Come se fossi il primo che è rimasto invischiato in qualcosa!
LUI          Sto dentro questa colla fino al ventre!
LEI          Con tutte le tue ciance mancano venti minuti alle sette. All’Opera possiamo arrivarci solo in taxi.
LUI          Ma tu non capisci proprio niente della realtà della vita!
LEI          Avevamo detto che il nostro matrimonio non sarebbe stato come gli altri. Che noi avremmo sempre avuto qualcosa da dirci, non saremmo diventati antipatici, non avremmo litigato, non ci saremmo mai separati.
LUI          Ormai mi arriva alla bocca!
LEI          Sii gentile, prendi il telefono e chiama un taxi.

Istvàn Orkeny, Viaggio di nozze sulla carta moschicida
“Novelle da un minuto”, E/O. traduzione Gianpiero Cavaglià

Stefano Jossa, Democrazia e simboli/Dante e Pinocchio, fratelli d’Italia (Doppiozero)

Quando una democrazia è debole ricorre ai simboli che unificano: simboli spossessati di qualsiasi rapporto con la realtà e funzionali alla rappresentazione di una comunità ideale. Servono, questi simboli, a eliminare i conflitti e favorire l’armonia: che è fittizia, naturalmente, perché una società moderna, democratica e funzionante si dovrebbe fondare sulla differenza anziché sull’omologazione, tranne nei casi in cui l’uniformità venga costruita a forza, com’è avvenuto storicamente, ahinoi, con i regimi totalitari. Nel caso italiano il simbolo unificante per eccellenza è Dante, cui è stato ora dedicato un giorno memoriale, il Dantedì, che si è celebrato il 25 marzo con grande clamore di iniziative, pagine giornalistiche, invenzioni figurative, riedizioni, letture e video: basta aprire i siti dei principali quotidiani italiani per trovare interviste ai discendenti di Dante, viaggi nell’Italia di Dante, sproloqui sul padre della patria e il padre della lingua, inviti alla coerenza e all’impegno, ecc. ecc.

Leggi l’intero articolo: https://www.doppiozero.com/dante-e-pinocchio-fratelli-ditalia

La nuova questione della lingua: l’italiano e l’inglesorum (MicroMega)

L’italiano è una lingua bellissima, un’opera d’arte realizzata in secoli di scrittura, prima ancora che di parola, come le meraviglie della nostra pittura, scultura, architettura e, appunto, letteratura. Essa è armonica nella sua complessità semplice: il suo sistema verbale, e in genere grammaticale, è tanto grande da poter abbracciare tutti i modi e i tempi, fino ai più impalpabili, del pensiero e del sentimento; il suo vocabolario è così ricco da poter spendere espressioni per ogni emozione e concetto, anche i più intangibili; la sua fonologia, cioè i suoi suoni, è così melodiosa, con tutte quelle vocali, da far danzare ogni ragionamento e sensazione, fino a rendere raffinati ed eleganti anche quelli più grossolani.

Leggi l’intero articolo: https://www.micromega.net/la-nuova-questione-della-lingua-litaliano-e-linglesorum/?fbclid=IwAR3YZ6mNOP-0LLizctb03_JTFGlVxytkS2Om25ApwrFhxLuOEGrbsTHYgzc

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