Il video della domenica. In ricordo di Albert Finney, Tom Jones, di Tony Richardson (1963) “La seduzione è servita”

Grande attore di teatro inglese (Royal Academy of Dramatic Arts), si rivela al pubblico italiano nel 1963 in una straordinaria versione cinematografica di Tom Jones, di Fielding, con la regia di Tony Richardson e la sceneggiatura di John Osborne (quando si dice: fare le cose per bene). Il film è un capolavoro assoluto, forse la più bella riscrittura cinematografica di un classico della narrativa. Finney, che ha ventisette anni ma ne dimostra meno, interpreta perfettamente il trovatello Tom, che imprudentemente si innamora di una fanciulla di alto rango. Cacciato dal ricco signore che lo ha allevato, Tom inizia un percorso di crescita e di formazione che sfocerà nel lieto fine. La sequenza che proponiamo, tratta dalla prima parte del film. Nelle sue peregrinazioni, Tom si è imbattuto in Molly, una gaudente ninfa boschereccia (l’attrice Diane Cilento, prima moglie di Sean Connery). Dopo l’incontro fortuito nelle campagne, i due finiscono in una osteria, dove danno vita a una sequenza muta memorabile sul rapporto fra cibo e seduzione.

Dopo San Valentino. Antonio Delfini, Era meglio venire da te

Era meglio venire da te
prender due schiaffi
e non parlarne più

Era meglio venire da te
dirti ogni cosa
e non parlarne più

Era meglio venire da te
portarti via per sempre
e non parlarne più

Invece che stare a cincischiare
s’è meglio il monte
o s’è meglio il mare

Invece che stare a dire
s’è meglio amare
o s’è meglio morire

Era meglio andare
a dormire

Invece che stare a pensare
se t’avrei potuto amare

perché non mi pugnalasti nella schiena?

Antonio Delfini, Era meglio venire da te

Galleria. Il bucato

Dalla sua finestra l’aveva sempre vista così, come un’ombra che stendeva i panni al sole. All’inizio, la curiosità di sapere come fosse senza quegli schermi bianchi che si frapponevano tra loro era stata grande, poi la curiosità era diventata desiderio, e il desiderio si era trasformato in un patimento che aveva finito per diventargli necessario non meno dell’ombra stessa. A volte si chiedeva se l’ombra e il patimento non esprimessero la nostalgia di ciò che non era mai esistito, ma si rispondeva che quella domanda era meno importante del malessere quotidiano che era diventato, nel tempo, il suo compagno. 
Una mattina (perché c’è sempre una certa mattina), affacciatosi alla finestra, vide un prato sconosciuto e nudo. Non c’era più niente: i fili, i pali che li reggevano, le mollette, le lenzuola. Tutto smontato nella notte. La titolare dell’ombra aveva comprato un’efficiente asciugatrice Hoover DX.

Daniele Balicco, Quando uno stato muore. (Alfabeta 2)

“Forse la lunghissima transizione italiana è arrivata al suo compimento. In silenzio, e quasi di nascosto, il 15 febbraio 2019 potrebbe diventare una data storica. La data in cui uno Stato, l’Italia, muore.”

leggi il resto dell’articolo: https://www.alfabeta2.it/2019/02/10/quando_uno_stato_muore/?fbclid=IwAR2ePAqGLENKyl10ej2Tizsz8Y7gX0uz3dRjcNxbfPJZl5w_6vx5my4fx70



Le figurine di Radiospazio. Cose di famiglia

Ne ho viste di cose. Stavo andando da mia madre per fermarmi da lei qualche notte, ma proprio quando sono spuntato dalla scala l’ho vista sul divano che baciava un tizio. Era estate, la porta era aperta e il televisore a colori acceso.
Mia madre ha sessantacinque anni e si sente sola. S’è iscritta a un club di cuori solitari. Però, anche così, conoscendo la situazione, è stata dura. Sono rimasto lì in cima alle scale, aggrappato alla ringhiera, a guardare quel tizio che l’attirava sempre più a fondo in quel bacio. Lei rispondeva e la televisione era accesa dall’altra parte della stanza Era domenica, verso le cinque del pomeriggio. La gente degli altri appartamenti del palazzo era giù un piscina Ho ridisceso le scale e sono tornato in macchina.  
Da quel pomeriggio ne sono successe tante altre di cose e, in generale, si sono messe un po’ meglio . Ma in quei giorni, quando mia madre se la faceva con uomini che aveva appena incontrato, io ero disoccupato, bevevo ed ero fuori di testa. Anche i miei ragazzi erano fuori di testa, mia moglie era fuori di testa e aveva una «storia» con un ingegnere aerospaziale disoccupato che aveva conosciuto a una riunione degli Alcolisti Anonimi.

Galleria. I due figlioli

Quanto lavoro, per farli, quei figlioli! Non i due atti riproduttivi, che erano stati il meno, anche perché se n’era occupata prevalentemente sua moglie. Pensava a tutto il lavoro successivo. Le scuole che non finivano mai – e ogni anno volevano essere nuovi libri, quasi sempre inutili. Le malattie, che i medici ingigantivano solo per gonfiare le parcelle; non perdevano occasione per insistere su quanto fossero gracilini, anemici e chissà cos’altro; sua moglie, naturalmente, abboccava e il farmacista rincarava la dose aggiungendo alle prescrizioni nuovi intrugli costosi. Stanco di tutti gli straordinari che gli toccava di fare, il padre tentava di riportare la moglie alla ragione: «Io da ragazzo non ho mai preso niente e sono venuto su bene, mi pare. Tu non te ne intendi di genetica, i ragazzi sono come me, tali e quali.» «Eh, magari…», sospirava la moglie.

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Ermanno Cavazzoni, Biografie bucherellate (Le parole e le cose)

“È istruttivo leggere le biografie che accompagnano il libro di un autore, specie gli autori di fama, e specialmente le biografie in forma di cronologia. Lì l’autore sembra sempre una specie di maniaco, che passa il tempo solo a scrivere libri (nel caso di un cosiddetto scrittore), frequenta scrittori o editori, partecipa a convegni sulla scrittura, insegna scrittura o letteratura, dibatte di libri, incontra occasionalmente una o più scrittrici, scambia con loro lettere sulla scrittura, che saranno preziose per capire i suoi scritti… ma come? io dico, ottant’anni tutti così? mai che si dica che in quel periodo aveva in testa il trasloco e non pensava che al trasloco, e si angosciava per il trasloco; o che in quel periodo faceva le parole crociate perché non gli veniva in mente altro, e notate che questi fatti minori magari hanno più peso sulle scritture di un convegno di critici o di un’assemblea d’avanguardia. È che sono tutte cose perdute, allora si preferisce l’intertestualità, come se la sua scrittura si alimentasse solo dei libri altrui, e imparasse la vita dai libri.”

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