Il video della domenica, JUNG ON FILM (sottotitoli italiano)

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https://www.youtube.com/watch?v=aSoT3YR0Wg8&t=3652s

Un compendio a tutto campo dalla voce del maestro. Un’ora spesa bene (non ci sono chissà quali cose da fare, la domenica).

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La Striscia. LUCIO MASTRONARDI

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Ecco, suona mezzanotte. La domenica è morta. Fra questa domenica e la prossima dovranno passare centosessantotto ore, a una a una.
Sono passate le centosessantotto ore. Sta finendo un’altra domenica. Che ne ho fatto di queste centosessantotto ore?
Venticinque ore le ho spese a scuola. Altre venticinque le ho spese in lezioni e ripetizioni, e fa cinquanta.
Una sessantina di ore si sono consumate nel sonno.
E le altre cinquantotto?
Una mezza dozzina se ne sono andate nel mangiare; un altro paio se ne sono andate per le piccole azioni, e cinquanta ore le ho consumate nelle abitudini. La mezz’oretta al caffè prima di andare a scuola; l’oretta al caffè dopocena; l’oretta sdraiato dopo le ripetizioni; le rimanenti ore a parlare coi colleghi e col giornalista, fino a consumare centosessantotto ore.
Mi accorgo che la mia vita è tutto un seguito di ore bruciate, di tempo perduto.
Ma che devo fare? mi domando – Che devo fare? – ho domandato a una vecchia collega.
– Che vuole fare? – mi ha risposto, – ormai è di ruolo!
Ecco, suona mezzanotte. La domenica è morta.

Lucio Mastronardi, Il maestro di Vigevano, Einaudi

Galleria. Il corvo

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A volte, il sonno tardava a venire, soprattutto quando il dopocena si prolungava e il bambino, unico in tutta la casa, forse in tutta la città, veniva spedito a letto. Le parole felpate della radio e le voci dei grandi,  tanto più allegre senza di lui, penetravano nella camera e lo soffocavano come un pulviscolo incipriato e beffardo popolato di forme gaudenti che si scambiavano frivolezze e chissà quali segreti gateaux. Questi gateaux ricorrevano spesso nei discorsi esoterici degli adulti; da quello che il bambino aveva capito, dovevano essere frutti preziosi che crescevano in luoghi imprecisati e notturni, certamente non nelle case di tutti i giorni. Finalmente, la malinconia perdeva di intensità quando dalla finestra socchiusa s’infiltrava nella camera un piccolo benessere sotto la forma di un refolo d’aria; era un marchingegno leggero e sapiente che con piccoli gesti professionali ricomponeva il lenzuolo maltrattato, stirava le rughe della coperta e lisciava qualche ciocca di capelli affinché il dormituro entrasse decorosamente nel regno del sonno. Poteva essere soltanto la mano della mamma, pensava il bambino rimanendo immobile, di quella donna sventata che finalmente si era pentita di avergli preferito i grandi e i gateaux. E si imponeva di non aprire gli occhi perché il volto di quella madre doveva restare imprecisato ed esclusivamente notturno. 

In Galleria  puoi leggere:
Quella certa apprensione. https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/20/galleria-quella-certa-apprensione/
I prototipi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/13/galleria-i-prototipi/
La coiffure
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15703
A sipario chiuso
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/02/galleria-a-sipario-chiuso/
Il casco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/25/galleria-il-casco/
Il maggiolino
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/09/galleria-il-maggiolino/

 

Carlo M. Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana

https://it.businessinsider.com/le-leggi-fondamentali-della-stupidita-umana-la-geniale-intuizione-di-carlo-m-cipolla-e-le-elezioni-del-4-marzo/

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QUOTIDIANA. Persone che raccontano

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Persone che raccontano:
La loro vita in forma di cronaca: di ieri, di questa mattina, di oggi pomeriggio.
La vita loro e tutte le vite di tutte le persone che hanno incontrato durante la vita (lunghe digressioni che generano innumerevoli caselle di altre vite).
Tutti i film di cui non ricordano né il titolo né la trama.
Tutti gli spettacoli che hanno visto. Oppure che hanno visto dei loro amici, non ha importanza. Le biografie degli amici narratori. Le biografie degli attori in scena. Le biografie degli spettatori che assistevano agli spettacoli. Il menù del dopo teatro. Il racconto del tassista che le ha riaccompagnate a casa. Il prezzo della corsa in taxi.
“Prova a dire quanto segnava il tassametro”.

In Quotidiana puoi leggere:
Ragazzi al bar
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/30/quotidiana-due-ragazzi-al-tavolino-di-un-bar/

Claudio Giunta, Come scrivono le aziende. Noi della Rolex (Le parole e le cose)

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“Nel maggio del 2015 ci sono state delle proteste, a Milano, in occasione dell’apertura della Expo, e alcuni edifici della città sono stati danneggiati. Il giorno dopo i giornali hanno pubblicato una fotografia in cui si vede una ragazza che – sciarpa sul viso e cappuccio in testa – imbratta delle vetrine con una bomboletta spray. Al polso, la ragazza ha un orologio, probabilmente un Rolex. L’allora Ministro degli Interni Alfano ha commentato: «Ieri in piazza ho visto farabutti con il cappuccio e figli di papà col rolex». E l’allora Presidente del Consiglio Renzi ha elogiato i manifestanti che hanno saputo mantenere la calma, «mentre quelli col rolex andavano a distruggere le vetrine».
continua a leggerehttp://www.leparoleelecose.it/?p=31023

La commozione della commozione

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http://www.raiplay.it/video/2018/02/Sanremo-2018-finale-Pierfrancesco-Favino-monologo-la-notte-8b642d5c-8db6-4ae4-a036-e61ca1cd4e77.html

Favino è bravo? Certo che è bravo. Koltès è uno degli autori più significativi della scena europea? Non c’è dubbio. Quindi dobbiamo salutare con favore il suo ingresso nel vecchiume di Sanremo? Salutiamolo. Ma le lacrime lasciamole da parte. La commozione del pubblico per le lacrime dell’interprete, voglio dire. Per un attore, le lacrime sono uno strumento espressivo come altri. Recentemente, un’attrice con la quale lavoravo ha fatto galleggiare le lacrime a fior di ciglio per venti giorni di prove – un po’ di più o un po’ di meno. secondo la richiesta del regista. Che il pubblico si commuova per la commozione dell’interprete fa parte del gioco, ma la critica potrebbe essere un po’ più smaliziata. A meno che critica e pubblico non siano un unico magma indistinto.