Le figurine di Radiospazio. Il tiranno interiore

I tiranni più crudeli, i nostri nemici peggiori sono dentro di noi, e se pochi uomini sono liberi di fuori, uomo non c’è che dentro di sé si possa dire veramente libero. Sebbene uomo dicente e uomo scrivente per elezione e professione, Nivasio Dolcemare è forse colui nel quale la sproporzione tra cose dette e cose non dette è maggiore. Riuscirà egli un giorno ad abbattere questo vigilantissimo, questo insonne tiranno interno che finora gli ha vietato e tuttavia gli vieta di dire tutto quello che egli ha da dire? Nescimus. Questo uomo intanto va guardato come si guarda la porta chiusa sul tesoro di una cattedrale, come si guarda lo sportello blindato serrato sul sotterraneo della banca più ricca di accumulato oro. E qual meraviglia se un giorno Nivasio Dolcemare dovesse abbattere il suo tiranno interno, a veder sciamare dalla bocca di lui tutto quello che egli ha pensato, ha formulato in parole ma detto non ha! Egli stesso considera il mondo, gli uomini, le cose per quello soprattutto che mondo, uomini e cose non hanno detto, non hanno fatto, non hanno manifestato ma tuttavia si tengono in corpo e forse morranno portandosi quei tesori nella tomba; ed è per questo che mondo, uomini, cose appaiono a lui in maniera così diversa e tanto più ricca; è per questo che tanto più curioso egli è e tanto più sollazzato dagli spettacoli che egli solo vede; è per questo che egli conosce e capisce gli altri nel loro esterno e nel loro intimo, mentre gli altri né conoscono lui né lo capiscono.

Il video della domenica. Watchmen

Giuseppe Luca Scaffidi, Perché Watchmen è una delle opere più importanti del Novecento (The Vision)

“Al centro della filosofia di Watchmen c’è il rapporto tra l’uomo e la maschera, analizzato da un punto di vista inedito, quasi pirandelliano: non si tratta di supereroi che hanno scelto di indossare il costume per puro spirito di giustizia, ma di uomini calati in una realtà fatta di traumi, dolore, nichilismo esasperato e un confine sempre meno netto tra bene e male. Il dilemma morale attraversa tutti i personaggi di Watchmen: dall’assolutismo etico di Rorschach, che sceglie di imporsi rigide regole per dimenticare un passato fatto di abusi, al cinismo senza freni del Comico, che indossa la maschera per riflettere una propria visione del mondo, fino ad arrivare ai deliri d’onnipotenza di Ozymandias, ossessionato dalla figura di Alessandro Magno e convinto assertore del principio “colpirne uno per educarne cento”.

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https://thevision.com/cultura/watchmen-fumetto/?fbclid=IwAR3v_GeeyOJ0kRYBoHUP3vVSJ1fRSequH35SHQH_58hYNBwvBWWIBCLPq3E

Jan Wagner, Variazioni sul barile di acqua piovana (Le parole e le cose)

Federico Italiano. Presentiamo [E’ appena uscito per Einaudi Variazioni sul barile dell’acqua piovana di Jan Wagner, nella traduzione di alcuni testi].

saggio sulle zanzare

come se d’un tratto tutte le lettere
si fossero staccate dal giornale
e stessero come sciame nell’aria;

stanno come sciame nell’aria,
senza dare neanche una cattiva notizia,
muse precarie, scheletrici pegasi,

bisbigliano solo tra sé e sé; fatte
dell’ultimo filo di fumo, quando
la candela si spegne,

cosí leggere che non si potrebbe dire che siano,
paiono quasi delle ombre,
proiettate da un altro mondo nel nostro;

ballano, piú sottili
di un disegno a matita
gli arti; minuscoli corpi di sfinge;

la stele di rosetta, senza stele.

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Marco Belpoliti, Il ritorno di Valentina (Doppiozero)

“Nel giornale a fumetti, album cult degli anni Sessanta e Settanta, in cui compare La curva di Lesmo, la creatura di Crepax diventa nel giro di qualche puntata l’indiscussa protagonista della storia. È come se il suo creatore avesse trasferito il ruolo di alter-ego da Philip, personaggio maschile, con cui condivide molti aspetti, anche biografici, oltre che evidenti desideri, all’eroina femminile. Valentina diventa immediatamente un mito: più libera e disinibita di tutte le precedenti eroine del fumetto italiano; è una Brigitte Bardot, una Barbarella in versione bruna, l’eroina disegnata nel 1962 da Jean-Claude Forest e portata sullo schermo nel 1968 dall’attrice francese. Modellata sull’ideale femminile delle donne degli anni Venti e Trenta, Valentina assomiglia incredibilmente a Louise Brooks, diva del periodo (è una Anna Karina che imita Louise Brooks in Lulu, dice Bertolucci); possiede l’ambiguità legnosa, come hanno scritto i critici, delle donne di quel periodo.”

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https://www.doppiozero.com/rubriche/3/201412/il-ritorno-di-valentina

Le figurine di Radiospazio. Nella stalla

Una mosca, vagabondando nella stalla, si posò sul naso della mucca per rilassarsi un momento.
— Benvenuta — disse la mucca.
— È una notte magnifica per viaggiare — disse l’insetto.
— Strano, questo pizzicorino. Spostati un po’ più in su, per favore, che voglio leccarmi il muso.
La mosca si spostò. — Se tu fossi rimasta dov’eri — continuò la mucca — e io ti avessi colpito con la lingua, credo proprio che saresti bell’e andata.
— Non credo — sorrise la mosca. — Lo sai che mi muovo in fretta.
Al che la mucca, sorniona, si passò la lingua sul muso. Non vide muoversi l’insetto, ma già quello svolazzava sano e salvo a qualche centimetro dal suo naso.
— Hai visto? — disse la mosca.
— Ho visto — rispose la mucca, e scoppiò in un muggito di ilarità così improvviso e potente che l’insetto fu soffiato lontano da quella raffica, e non tornò mai più.

        

Il video della domenica. Andrea Pennacchi, “Finita la protesta” 4′

https://www.la7.it/propagandalive/video/il-monologo-di-andrea-pennacchi-finita-la-protesta-11-10-2019-287123?fbclid=IwAR0BHqys5CF_GFGrinO2gHqNSLyMRr3LEJeR4cBRhI9TpWbMrg9E5NOni1U

“Dov’erano i Curdi a Lepanto?… Dov’erano i Curdi all’assedio de Vienna?… O quando Napoleone g’ha invaso Venezia?… O quando che Equitalia g’ha invaso el me capanon?… Che casso m’han fato a mi i Curdi?… Gnente! Lassai stare che si copa tra lori!”

Miloš Crnjanski, Romanzo di Londra (Le parole e le cose)

“Tutti i romanzieri sembrano d’accordo quando prendono in esame il mondo in cui viviamo. È una sorta di grande, meraviglioso palcoscenico, dicono, sul quale ciascuno, per un certo tempo, recita la sua parte. E poi esce di scena, per non riapparirvi mai più. Nikogda. MaiCostui non sa, del resto, perché vi abbia recitato, né perché abbia avuto proprio quella parte, né chi gliela abbia assegnata, così come gli spettatori non sanno dove se ne vada, una volta uscito di scena («Uehal! Partito!», grida qualcuno in un vagone della metropolitana di Londra). Gli scrittori dicono anche che, quando si esce di scena, siamo tutti uguali. Re e mendicanti.”

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