Le figurine di Radiospazio. Una ricetta per l’innocenza

«Eppure questi ginnasiali non sono ancora abbastanza ingenui. Lei non immagina, caso collega, quanto siano cocciuti e mal disposti:non vogliono essere freschi come la carota novella. Non vogliono! Non vogliono!»
Il collega lo rimproverò bruscamente:
«Come non vogliono? Bisogna che vogliano? Adesso le dimostrerò come si stimola l’ingenuità. Scommetto che fra mezz’ora la dose di ingenuità ambientale sarà raddoppiata. Questo il mio piano: comincio con l’osservare gli allievi, faccio capir loro che li considero ingenui e innocenti. La prenderanno per una provocazione, e cercheranno allora di provarmi che non sono affatto innocenti, e in quello stesso istante cadranno in quello stato di ingenuità e di innocenza che per noi pedagoghi è una vera manna dal cielo.»
Ciò detto, si nascose dietro una grossa quercia per spiare i ginnasiali.

Galleria. Crostacei a colazione

Li aspettava. Non vedeva l’ora che si avvicinassero. Lo avrebbero fatto, di questo era certa. Avevano incominciato a ridacchiare non appena era entrata, poi quando aveva ordinato un plateau di crostacei si erano spostati al tavolo di fronte e non le avevano staccato gli occhi di dosso dandosi di gomito e facendo gesti sempre più espliciti. Anche lei li fissava, e questo li eccitava ancor di più. Si ripromise di non esagerare, questa volta. Peccato, perché quei due la ispiravano proprio; avrebbe voluto provare su di loro il Colpo del Drago allo sterno che aveva eseguito solamente in palestra, ma dopo il casino scoppiato qualche giorno prima alla Piña Colada era meglio stare sul leggero evitando di fratturarli troppo. Era la prima volta che si trovava da quelle parti e non sapeva ancora niente dei giudici del Nevada.

Visita le altre stanze della Galleria
https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/galleria/

Liborio Conca, Questione di virgole: viaggio attraverso la letteratura (Minima et Moralia)

Nel libro citi diversi scrittori, a partire da quel Dante in apertura. Se ti faccio tre nomi, riusciresti a descrivere la punteggiatura di ciascuno di loro, il loro modo di usarla, l’importanza che riveste nelle loro opere? Ti direi: Cesare Pavese, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli.

Se posso cominciare con una locuzione definitoria per ciascuno direi: Pavese, orologiaio luminoso; Gadda, funambolo cerebrale; Tondelli, pragmatico sincopato. Ho scelto poi due esempi che, mi pare, contengono, in miniatura, il loro universo interpuntivo.

Leggi il resto dell’articolo: http://www.minimaetmoralia.it/wp/questione-di-virgole-luccone/

Le figurine di Radiospazio. Senza meta

«Si va, si va»; sentiamo giornalmente
 da mille voci replicar qua e là;
per andare, si va sicuramente,
ma bisogna veder dove si va;
va anche il cieco, ma andando alla scapata,
batte poi il naso in qualche cantonata.
Anche il Fagioli, noto cortigiano,
andava, e andava un giorno per Mercato
sul caval,che gli avea tolta la mano;
ma richiesto dal popolo affollato:
«Signor Fagioli, ove si va a cadere?»
«Non si sa,» disse, «e non si può sapere.»
No, non vi confondete col progresso,
perché progrediranno Caio e Tizio,
ma il cor dell’uom sarà sempre lo stesso,
cascheremo da un vizio in altro vizio,
e ognor le nostre idee saranno storte,
perché il giudizio vien dopo la morte.

Guida pratica alle parolacce dell’antica Roma (L’inkiesta)

Anche i latini imprecavano, smoccolavano, lanciavano invettive e cedevano al turpiloquio. Senza i pochi graffiti che si sono conservati avremmo conosciuto solo quelle più letterarie. E ci saremmo persi un mondo linguistico colorito e vivace, di strada ma espressivo

Leggi il resto dell’articolo:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/27/guida-pratica-alle-parolacce-dellantica-roma/40040/

Maria Dolores Pesce, L’ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci

https://www.youtube.com/watch?v=gxmlLDpHkUw&t=252s

Io credo che la parabola di “Ultimo tango a Parigi”,  forse l’opera più famosa e anche più bella del regista parmense scomparso oggi a Roma, sia stata segnata come un’ombra da un equivoco: quello che si trattava di liberazione sessuale, la stessa che riempiva le strade del ’68 facendosi o credendo di farsi veicolo di ogni singola personale liberazione all’interno della liberazione collettiva che si andava immaginando.
In realtà Bertolucci utilizzò termini e stigma di quella contemporaneità come sintassi per una esplorazione profonda nell’umanità dell’uomo e della donna che nella diversità e nell’esercizio nuovo della sessualità attingevano spazi e luoghi della loro anima prima sommersi, spazi che avevano a che fare con la loro essenzialità e naturalezza anche oltre il genere e la sessualità.
Bernardo Bertolucci nasce e si forma in una temperie culturale vivace e multiforme segnata dal padre Attilio, poeta di grande rilievo, e sviluppata a partire dal profondo rapporto con Pier Paolo Pasolini. Così è come se il film, che è al centro della sua parabola creativa, si costruisse tra letteratura e cinema attorno a suggestioni profonde e sotto traccia, dagli influssi di un opaco esistenzialismo ai suggerimenti e alle citazioni della nouvelle vague, senza dimenticare una dimensione di conflitto di classe mai esplicitato in tutto il film fino alla sua tragica conclusione (Jeanne uccide Paul con la pistola di ordinanza del padre militare dopo che lui le aveva rivelato la sua vita e condizione).
È un film su una possibilità che si andava sperimentando, quella di poter separare sesso e sentimento, non tra generi ma dentro ciascun genere, una possibilità che accendeva fantasie e speranze ma che, come il film anticipa, poteva nascondere la vertigine della perdita dell’identità e insieme la sua angosciosa impossibilità.
L’equivoco che sembrava aver condannato il film forse lo ha salvato per nostra fortuna, mantenendo acceso un faro anche nell’oscurità della censura.