La Striscia. VIRGINIA WOOLF

Schermata 2017-12-07 alle 11.29.23

In un mondo che contiene il momento presente, non si dovrebbe nominare nulla, per non trasformarlo così facendo. Che esistano, piuttosto, questa riva, questa bellezza, e anch’io, per un istante, stracolmo di piacere. Il sole brucia. Vedo il fiume. Vedo gli alberi screziati, e bruciati dal sole autunnale. Le barche scivolano via prima nel rosso, poi nel verde. Una campana rintocca lontano, ma non a morto. Ci sono campane che suonano per la vita. Una foglia cade, per la gioia. Quanto amo la vita! Guardate come il salice scaglia nell’aria i suoi rami sottili! Guardate come la barca passa tra i rami, piena di giovani indolenti, incoscienti, vigorosi. Suonano un grammofono, mangiano la frutta che tirano fuori da sacchetti di carta. Buttano nel fiume le bucce di banana, e quelle affondano, sembrano anguille. Tutto ciò che fanno è bello. 

Virginia Woolf, Le onde, Einaudi, Traduzione Nadia Fusini

Annunci

Il mondo oscuro di Sasha Dugdale (“Le parole e le cose”)

Schermata 2017-10-01 alle 11.47.39

http://www.leparoleelecose.it/?p=29170#more-29170

 

“Ma casalinghe? La poesia è mai
Discesa nel catino, l’hanno mai
Scorta sotto il tavolo, nel lavello
O montare nel forno, soverchiando tranquilla-
Mente l’aspirapolvere col suo latrare?
Ci preme più che la pappa serale
Più dell’improvviso, insonne vagito?
Lo ha mai fatto?”

Traduzione di Federico Italiano

LA STRISCIA. Ermanno Cavazzoni

Schermata 2017-12-08 alle 17.59.41.png

C’era un tale che si riteneva scrittore realista. Perciò scriveva tutto quello che gli capitava. Si chiamava Vincenzo, ma nel romanzo compariva col nome di Ernesto. Tutto ciò che faceva, lo faceva ai fini di scriverlo. Ad esempio si sedeva e guardava il soffitto; allora scriveva sul foglio; Ernesto all’improvviso si siede e guarda il soffitto. Poi non avendo molto altro da dire si metteva un dito nel naso. Però non lo scriveva. Lo scriveva casomai in una forma più artistica. Ad esempio: Ernesto è pensieroso e lascia scorrere il tempo. Ciò significava che lui stava seduto al tavolo col dito nel naso. A volte stava così per un’ora. Questa la chiamava la fase di stallo, in cui non c’erano fatti salienti da dire. Al massimo scriveva che Ernesto non riusciva a fissare i pensieri. In realtà nell’attesa, se non si puliva il naso, si puliva con il dito un orecchio. Ma non era un avvenimento da romanzo realista qual era il suo. Questi son fatti che restano fuori dalla letteratura, anche ad esempio usare un’unghia come stuzzicadenti. Allora si alzava e scriveva: All’improvviso Ernesto si alza. Scriveva all’improvviso per dare più suggestione al romanzo. Però, appena alzato, il romanzo di nuovo era fermo. Non poteva tornarsi a sedere per non cadere in ripetizioni, così usciva di casa e scriveva che Ernesto era uscito di casa.

Ermanno Cavazzoni, Vite brevi di idioti, Guanda

FELLINI RADIOSHOW. Il copione illustrato

Schermata 2017-12-07 alle 10.04.32

FELLINI RADIOSHOW. il copione illustrato

Per terminare il trittico, pubblichiamo anche il terzo copione del Travestimenti. Chi lo sfoglierà troverà uno strumento di lavoro molto semplice, privo di revisioni, con le indicazioni dei primi piani e dei sottofondi: il copione così come lo abbiamo usato durante gli spettacoli, più le immagini degli spettacoli stessi. Archivio, insomma, e curiosità.

 

CÉLINE NEL MÉTRO. Il copione illustrato

Schermata 2017-12-03 alle 18.13.17

Leggi il secondo copione del trittico “3 Travestimenti”.

Il copione illustrato. Céline nel métro

puoi leggere anche il copione illustrato di Maison Savinio

https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15412

La Striscia. GIORGIO MANGANELLI

 

striscia manganelli.png

Insidiosi, proteiformi, gli automi pur di far irruzione nelle nostre vite sanno miniaturizzarsi, ci offrono servigi, mutano forma e rinunciano a fingersi vivi. Scandiscono le ore e i minuti delle nostre vite quelle tonde ostriche di metallo, quei rettangoli mentitamente pitagorici, gli orologi. L’inesatto tempo di Atene la dialettica e Roma la bellicosa s’accompagnava al trascorrere del sole, al variare della luce; potevano bastare le tacite clessidre a sabbia, sebbene il trascorrere dei granuli ne dilatasse via via i forami; e le clessidre ad acqua patissero le lentezze dei geli, e i fatui vapori del solleone. Il duro ticchettio degli orologi è tutto nostro, quelle minute viscere di metallo, quel vibrar di quarzi che ci dice – nemmeno ci avverte – del nostro ininterrotto perire.

Giorgio Manganelli, UFO e altri oggetti non identificati, Quiritta