Emiliano Morreale, Ricordo di Gigi Burruano (“Le parole e le cose”)

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http://www.leparoleelecose.it/?p=29082#more-29082

“Luigi Maria Burruano, detto Gigi, era molto semplicemente uno dei maggiori attori che avesse l’Italia. Grazie al cinema in molti se ne erano accorti, seppure di sfuggita. Ma comunque sulla stampa nazionale la sua morte è stata consegnata a qualche trafiletto. Se ne è ricordata, ovviamente, la città di Palermo, per la quale Burruano era un mito. Certo, lo si è detto: una carriera bruciata, stravizi, alcol, un malo carattere che lo aveva fatto finire anche in carcere,”

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Il video della domenica. Maria Dolores Pesce, THE THEACHER. Pedagogia della normalità

Bratislava anni 80, ma una scuola media “normale”, con tanti ragazzi altrettanto “normali”, ed una nuova insegnante di Russo che appare simpatica, affettuosa e disponibile. Poco interessante finora, direte voi, ma il primo appello è già sottilmente distopico. La professoressa chiede ad ogni suo alunno il mestiere dei genitori. All’apparenza anche questo è normale, soprattutto per noi italiani, ma la catena degli eventi che ne seguono ribalta quella presunta normalità, scatenando conflitti interiori ed esterni che sfiorano la tragedia. Parliamo di The Teachear, che circola inspiegabilmente sotto-tono per le nostre sale, quelle da amatori per intenderci. Ne parliamo perché in quella narrazione si intravvede l’essenza della natura umana, i suoi limiti e le sue cadute ma anche la sua forza, una essenza che qui si svela molto di più che in eventi eccezionali o in elucubrazioni pseudo-filosofiche con poca estetica. L’essenza umana quale tutti ci accompagna e tutti ci accomuna e che è bene ricordare come prossima e da vivere direttamente e non attraverso l’altrui narrazione. Slovacchia anni 2000, una scuola media “normale”, con ragazzi altrettanto “normali” ed una nuova insegnante di Inglese che appare simpatica, disponibile e affettuosa e che all’appello chiede ad ogni alunno il mestiere dei loro genitori … il resto a noi. De te fabula narratur.

Maria Dolores Pesce

Alberto Mittone, Fulvio Gianaria, UCCIDERE SENZA UN PERCHE’ (da Doppio zero)

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http://www.doppiozero.com/materiali/uccidere-senza-un-perche

“I protagonisti, assassini poi confessi, sono due minorenni, rampolli vezzeggiati di ricche famiglie cui nulla manca, annoiati e alla ricerca di emozioni, legati tra loro da un vincolo stretto e sessualmente ambiguo. Una coppia che diviene criminale, così per i penalisti classici, in cui i ruoli di servo e padrone, di capo ed esecutore, di dominante e dominato sono solo apparenti.
Organizzano, per dimostrare la loro intelligenza e superiorità, un piano. Quello più raffinato e tragico: fingere un sequestro di persona per denaro, ucciderla invece per timore di essere riconosciuti, nascondere il cadavere e intascare la somma, cui peraltro sono indifferenti perché ricchi.”

Il video della domenica. KAREN LIN, PERFECTION. 6′

La ricerca della perfezione può essere un additivo molto efficace, o addirittura lo scopo di una vita. Fino a quando regge.
Molto apprezzabile il bianco e nero (autenticamente morigerato, senza snobismi), così come il montaggio e la rappresentazione simbolica, solo apparentemente banale, dello scorrere del tempo.

 

 

Restare o diventare bambini. Laura Facchi, Il salto dell’elastico (da Doppiozero)

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http://www.doppiozero.com/materiali/speciali/il-salto-dellelastico

“Costava poco, lo vendevano in tutte le mercerie e le mercerie abbondavano, se ne trovavano in ogni quartiere di grande città e nei piccoli paesi ce n’erano almeno due. Vendevano fili, bottoni, cerniere, aghi, spille e gli elastici. Quelli comuni, per le mutande: tutte le mamme avevano a casa un rotolo di elastico per le mutande che si allargavano o i pantaloni della tuta troppo lunghi che con un giro di elastico sul bordo caviglia smettevano di infilarsi nei raggi della bicicletta.”

 

Gli Arditi del web e altre esalazioni

I cunicoli del Trash s’incrociano e formano micidiali grovigli di stupidità. Una mattina, scorrendo il mattinale dei social, si scopre che Antonio Ricci ha scelto le sue nuove veline, una bionda e una bruna, secondo i protocolli del supermarket televisivo. L’annoso rituale (ventennale?, secolare?, chi lo può dire?) si sarebbe svolto, come sempre, nell’indifferenza generale, se non fossero intervenuti gli Arditi del web, le Sentinelle della razza ariana e del lavoro italiano con l’ormai consueta caterva di insulti inconsulti;
La mora, Shaila Gatta, è di Napoli, quindi va bene (da qualche tempo persino ai leghisti), ma nella bionda c’è la magagna; infatti Mikaela Neaze Silva, 23 anni, non è italiana, anche se vive a Camogli da quando era bambina. Peggio ancora: non solo è nata a Mosca, ma è anche figlia di padre angolano e di mamma afgana.
La canea degli Arditi spinge a sapere qualcosa di più sulle due ragazze, che troviamo in un brevissimo video su Youtube. Colonna sonora: “Eine kleine nachtmusik”, l’innocente (all’origine) serenata di Mozart che nel tempo sarebbe stata triturata dagli spot pubblicitari, dalle segreterie telefoniche, dai flautini traversi dei bimbi delle elementari, dalle dispense di storia della musica che periodicamente riaffiorano in edicola e che garantiscono ai profani l’accesso al Sublime (tramite l’Emozione) dietro il modico esborso di tre euro e cinquanta. Il mix comunicativo provoca un corto circuito nel quale sembra che esista un senso, ma troppo oscuro e contorto per essere enunciato. Nell’aria ristagna una nube nella quale si addensano imbecillità, kitsch e razzismo, cinismo culturale e altre sostanze pesanti. Non esistono rilevatori d’inquinamento che tradurle in valori numerici.  ma questo non le rende meno nocive.

 

Foto d’autore. HELMUT NEWTON, UNA PAUSA NELL’ALTROVE

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La macchina della seduzione è completa in tutte le sue parti: il vestito è di un rosso maturo, così come la bocca; il lungo triangolo della scollatura attenua il suo rigore geometrico assecondando su uno dei suoi lati obliqui la curva del corpo; l’incarnato della signora è pallido ma non cereo, dunque vivo; gli occhi socchiusi sono uno degli ingredienti canonici dell’impaginazione erotica. Ma l’ancora il libro aperto nella parte bassa dell’immagine ci dice che la signora, dopo l’accensione della sigaretta, proseguirà la lettura. L’uomo senza volto è un comprimario che, svolta la sua funzione, tornerà  nel suo angolo rimanendo a disposizione. Può anche occupare la (lunga?) attesa che lo aspetta consumandosi nel desiderio  – la cosa non riguarda certo la signora che fra un attimo ritornerà nel suo altrove di lettrice.