Annamaria Testa, Leggere e non capire (7 Corriere della sera)

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Confrontate queste due frasi: 1. Il gatto miagola. 2. Il gatto miagola perché vorrebbe il latte. Tra i due gatti, e le due frasi, c’è un confine. Separa le persone capaci di leggere e di capire una frase come la numero 2 e le persone che oltre la numero 1 non vanno. “

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https://www.corriere.it/sette/cards/leggere-non-capire/cosa-c-scritto-di-annamaria-testa_principale.shtml

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Il video della domenica. Alain Resnais, Il gioco di Marienbad. 3’40”

 

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https://www.youtube.com/watch?v=Qd3UReES_QI

In quel labirinto di memorie non condivise, di racconti improbabili e di depistaggi che è L’anno scorso a Marienbad, il gioco delle carte sembra una possibile chiave lettura del film. Ma il segreto di questo racconto è protetto dalle sue stesse digressioni e inversioni di marcia. Per questo fu parimenti amato e detestato. Da rivedere, dopo cinquantasette anni (o da vedere con molta attenzione per la prima volta)

Galleria. Jack e Jackson

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Jack e Jackson avevano incominciato a farlo per caso, da bambini, così come si fanno certe sciocchezze in famiglia. Forse la prima volta era stato per il compleanno di nonna Sarah, ma non se ne ricordavano più perché troppo tempo era passato. Dopo quel debutto erano stati costretti ad esibirsi in ogni riunione familiare, anche se i loro numeretti non superavano la soglia di un volenteroso dilettantismo, ma non aveva importanza, erano i loro vestitini color confetto a conquistare la platea, con in più la stessa freschezza di quando erano bambini. Tali e quali. Ma gli spettatori occasionali erano turbati, e dopo lo spettacolo non mancavano mai di chiedere: “Siete omosessuali?”. “Siamo gemelli”, cantavano in coro Jack e Jackson, e correvano via ridendo.
Quella risposta elusiva innescava una serie di domande e di congetture negli spettatori:
– Che lo siano è certo. Mi chiedevo se anche fra loro due…
– Ma no! Sarebbe mostruoso!
– Chi lo può dire? Quando si prende una certa china…
– Non voglio neanche pensarlo. Per fortuna non lo sapremo mai.
La conclusione, comunque, era sempre la stessa: meno male che si esibivano nella cerchia ristretta dei parenti. Seguiva un elogio dell’istituto familiare, prezioso contenitore delle perversioni che altrimenti si riverserebbero nella società.

In Galleria puoi leggere:
Quella certa apprensione.
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/20/galleria-quella-certa-apprensione/
I prototipi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/13/galleria-i-prototipi/
La coiffure
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/06/galleria-la-coiffure/
A sipario chiuso
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/02/galleria-a-sipario-chiuso/ 
Il casco
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/01/25/galleria-il-casco/
Il maggiolino
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/09/galleria-il-maggiolino/
Il corvo
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/16/galleria-il-corvo/
Certe sere
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/23/galleria-certe-sere/
Domeniche al mare
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/02/galleria-domeniche-al-mare/
Il bacio rubato
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15996
Un ménage
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/16/galleria-un-menage/
La finestra
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/15693
L’eccitazione dentro
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/16121
La ragazza con l’impermeabile
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/04/13/galleria-la-ragazza-con-limpermeabile/
L’apparizione
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/03/30/galleria-lapparizione/
Per mano
https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/16148
Notturnino
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/04/27/galleria-notturnino/
Bellissimi
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/04/galleria-bellissimi/
Una tata
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/11/galleria-una-tata/
Il romanzo dello zio
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/18/galleria-il-romanzo-dello-zio/
Sorelle
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/05/25/galleria-sorelle/
La finestra delle ragazze
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/01/galleria-la-finestra-delle-ragazze/
Il latte
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/08/galleria-il-latte/
Il flipper
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/15/galleria-il-flipper/
La padrona
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/06/22/galleria-la-padrona/

 

 

 

Morte di una falena (l’ultimo racconto di Virginia Woolf) (“Biancamano 2”)

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Il 28 marzo 1941 morì, lasciandosi annegare nel fiume Ouse, Virginia Woolf. Morte di una falena è molto probabilmente l’ultimo testo scritto da Woolf – prima della sua ultima lettera al marito. L’ha tradotto per noi Anna Nadotti che firma anche una nota.

Le falene che volano di giorno non andrebbero chiamate falene; non stimolano quella gradevole sensazione di buie notti autunnali e di macchie d’edera che una comunissima catocala gialla addormentata all’ombra delle tende sempre risveglia in noi. Sono creature ibride, né allegre come farfalle né tristi come la loro specie. Eppure quell’esemplare, con le sue sottili ali color fieno, con una nappina dello stesso colore, sembrava contenta della vita.”…
Leggi il resto del raccontohttp://biancamano2.einaudi.it/woolf/

Chiara Portesine, Il comizio di Salvini a Pisa (Le parole e le cose)

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“L’ironia di Salvini mi spaventa. Riconosco il tono canzonatorio del bullo che al liceo sfoderava un repertorio di battute pronte (“signora, non mi parli di pensioni; prima sognavo l’uomo nero, oggi sogno la Fornero”), che non dialoga con l’antagonista politico ma lo squalifica a priori (“tu sei l’unico con la maglietta rossa in tutta la piazza”). L’unico fondamento logico del suo sarcasmo è, in fondo, la diversità, è un’ironia separativa, che per confermare la maggioranza ha bisogno di capri espiatori ben visibili, di cui si ammette l’esistenza solo per beffa, senza cercare mai un reale confronto argomentativo. All’avversario Salvini spesso non imputa colpe precise, ma la persona stessa del nemico giustifica l’irrisione (“ormai se passa un giorno senza che la Boldrini mi contesti, allora significa che quel giorno ho sbagliato qualcosa”); Balotelli, Saviano, Gad Lerner vengono citati come puri nomi che in sé fanno ridere il pubblico, non importa il discorso specifico di cui si siano fatti, di volta in volta, portatori.”

Leggi il resto dell’articolo: http://www.leparoleelecose.it/?p=32888#more-32888

Il video della domenica. Quando l’Italia mostrava i muscoli. Augusto Tretti, Il potere. La sfilata.1972

Un unicum cinematografico di un regista geniale.

Di Augusto Tretti, nel nostro blog: https://radiospazioteatro.wordpress.com/2015/08/23/il-video-della-domenica-un-talento-sconosciuto-del-cinema-italiano-augusto-tretti-il-poteree/

Galleria. La padrona

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Non la si poteva dire una cattiva padrona: disordinata, piuttosto, e non solo perché riempiva la ciotola quando si ricordava, ma anche perché gestiva la casa con un temperamento ventoso e imprevedibile; era capace di giacere in uno stato di torpore per una settimana lasciando che la polvere si depositasse ovunque, che i vestiti si ammucchiassero in camera da letto, in soggiorno, dappertutto, poi una mattina si svegliava, strillava: “Che orrore!” e incominciava a spostare, lavare e rassettare furiosamente come una pazza. In quei giorni era insopportabile, gridava continuamente: “Pascal, levati dai piedi!” (gli aveva messo quel nome esagerato che lo rendeva ridicolo agli occhi degli altri cani del quartiere). Lui si spostava, ma sempre nel posto sbagliato, evidentemente, perché dopo un po’ lei lo sbatteva fuori di casa. Poi, a lavori terminati, erano baci, carezze e bocconcini. Però era stressante. La vita sentimentale della padrona non era meno turbinosa. Gérard le piaceva, ma non abbastanza da sopportarlo per più di una settimana, infatti spesso, già di mercoledì lo cacciava nel pieno della notte, tranne poi pentirsi e telefonargli alle due del mattino del venerdì intimandogli di venire subito perché non poteva stare senza di lui (mai che le tempeste si scatenassero di pomeriggio); ma nel frattempo, il giovedì sera, Armand, dopo un lunghissimo happy hour solitario, aveva un ritorno di fiamma e si attaccava al campanello mentre menava grandi colpi sulla porta. Lei non gli apriva subito, prima gli strillava da dentro che lui le aveva rovinato la vita e che piuttosto preferiva morire. Infine cedeva, perché, come ormai tutti sapevano, Armand a letto aveva un qualcosa in più. A volte, quando si annunciava l’alba, suonava anche Raymond, il marito separato, col pretesto di certe camicie che aveva lasciato nel cassettone due anni prima e delle quali aveva urgente bisogno. Naturalmente lei si guardava bene dal rispondere e lui incominciava a gridare: “Sei sempre la solita puttana!” fino a quando non apriva il bar vicino casa, allora se ne andava a far colazione.
Un pomeriggio, la padrona guardò Pascal negli occhi e gli disse: “Lo sai che non ne posso più?”, e poi, con uno dei suoi impeti improvvisi:” Vieni, andiamo al mare.” Detta da qualunque altra padrona, sarebbe stata una frase innocente, ma con lei c’era da preoccuparsi, anche perché, giunta sulla spiaggia deserta, aveva subito incominciato a spogliarsi. Era solo la fine di maggio, troppo presto per una nuotata. Sono cose brutte da pensare, ma bisogna essere realistici: Pascal si disse che se quella squinternata avesse compiuto un gesto insano lui non sarebbe stato in grado di trascinarla a riva. Decise comunque di non guardare e incrociò le dita. Ma era stressante.

In Galleria puoi leggere:
Quella certa apprensione.
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I prototipi
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La coiffure
https://radiospazioteatro.wordpress.com/2018/02/06/galleria-la-coiffure/
A sipario chiuso
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Il casco
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Il maggiolino
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Il corvo
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Certe sere
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Domeniche al mare
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Il bacio rubato
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Un ménage
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La finestra
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L’eccitazione dentro
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La ragazza con l’impermeabile
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L’apparizione
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Per mano
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Notturnino
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Bellissimi
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Una tata
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Il romanzo dello zio
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Sorelle
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La finestra delle ragazze
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Il latte
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Il flipper
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