Il video della domenica. Quegli eccessi allegri fra la terra e il cielo. WALERIAN BOROWCZYK (1923-2006) SCHERZO INFERNAL (1984)

Borowczyk

http://www.ubu.com/film/borowczyk_scherzo.html

Il video di questa domenica, bisogna dirlo subito, è di gusto forte. Qualche amico di blog ci aveva fatto notare che i recuperi saranno anche preziosi, ma le tenebre liquide nelle quali si muoveva il corto di Piero Bargellini della scorsa settimana (Nelda, del 1969) erano un po’ troppo magmatiche e, per così dire, poco domenicali. Così oggi abbiamo deciso, per contrappeso, di passare al colore. E di colore, in questo Scherzo Infernal di Walerian Borowczyk, ce n’è molto: secchiate di rosso che si contrappongono a un cielo anemico, disegnato a matita, nel quale galleggiano il buon Dio e Puréa, una vergine piuttosto insipida, destinata secondo la tradizione libertina a diventar preda di un branco di diavolacci tonti, rissosi e assatanati (beh…!). E va già bene che qui Borowczyk, un autore scandaloso che negli anni ’70 firmò pellicole al confine con la pornografia (Racconti immorali, La Bestia, Interno di un convento), si cimenta col cinema di animazione, per di più disegnato con un tratto grosso e bambinesco*. La vacanza giova tutti, in questo caso anche al pornografo, che una volta tanto decide di non prendersi troppo sul serio e di non proporsi come l’erede di Sade e di Restif de la Bretonne ma si abbandona liberamente a una diavoleria cruda, parodistica, qua e là di un farsesco paesano.

* con questo non s’intende che il video è adatto ai bambini,  tutt’altro!

BRIAN ALDISS, IL NUOVO BABBO NATALE. Audio/Radiospazio. durata 12’

aldiss il nuovo babbo natale

http://www.spreaker.com/user/7367339/brian-aldiss-il-nuovo-babbo-natale

interpreti: Roberto Accornero, Arianna Abbruzzese, Alice Bertocchi, Marco Intraia, Eleni Molos, Alessandro Salvatore, Annalisa Usai
regia di Alberto Gozzi

Brian Aldiss è un navigato autore inglese di fantascienza; ha scritto numerosi racconti e ha curato svariate antologie del genere. E’ diventato anche baronetto per meriti letterari. In questo racconto, che vi presentiamo ampiamente sceneggiato, si concede una gita fuori porta nei pressi della distopia, cioè nell’utopia negativa divertendosi a immaginare un Natale prossimo venturo (chissà quanto prossimo?) davvero raccapricciante.  Questo “Nuovo Babbo Natale” sarà certamente gradito a quanti mal sopportano questo periodo di gaudio obbligatorio ma è opportuno tenerlo fuori portata dai bambini – a meno che non siano di quelli che fanno merenda con pane e horror.

Morbido e feroce, Gombrowicz a rai radio 3 nella messa in scena di RadiospazioTeatro.

gombrowicz porno

Oggi, una breve nota che riguarda Radiospazio Teatro (la compagnia, intendo) che domani, 27 novembre va in onda su rai radio 3, alle 23, nella rassegna “Tutto esaurito” con un radiodramma tratto da un racconto di Witold Gombrowicz, intitolato Sulla scala di servizio. Questa registrazione ha alle spalle una storia avventurosa e curiosa, ma non è questa l’occasione per raccontarla; è opportuno, piuttosto, ricordare un autore morbidamente provocatorio, costituzionalmente antiaccademico, crudamente paradossale (“Sono nemico del comunismo solo perché sto dalla parte del proletariato”). L’opera, narrativa e teatrale, di Gombrowicz, morto nel 1969, non è troppo conosciuta in Italia; negli anni Settanta si sono rappresentate alcune sue commedie e nella scorsa stagione Luca Ronconi ha portato sulla scena il suo romanzo Pornografia.
Il frammento che vi proponiamo, tratto da Ferdydurke, forse il suo capolavoro, testimonia la forza e il sarcasmo che Gombrowcz riserva alle istituzioni fasulle, anche a quelle non codificate come l’establishment letterario.

 Mio Dio, non mi vergogno di confessarlo, ho tanta voglia di sfuggire alla vostra Arte quanto a voi stessi, signori! Perché non voglio sopportarvi, voi e la vostra arte, le vostre concezioni e i vostri atteggiamenti estetici, e tutti i vostri cenacoli!
Sulla terra, infatti, signori, ci sono degli ambienti più o meno infamanti, vergognosi, umilianti; e la stupidità non è spartita con equità. Così, per esempio, il mondo dei barbieri mi sembra più esposto all’idiozia che il mondo dei ciabattini. Ma quanto accade negli ambienti artistici del globo batte tutti i record dell’idiozia e dell’infamia – a tal punto che un uomo di normale costituzione, equilibrato, non può non sudare di vergogna di fronte a quelle orge infantili e presuntuose. Oh! i canti sublimi che nessuno ascolta! Oh! i conciliaboli tra iniziati e il delirio frenetico nei concerti, e quelle iniziazioni intime, l’esaltazione, le discussioni e i volti stessi di quella gente quando declamano o ascoltano, celebrando nelle cappelle private il santo mistero del Bello!

 Witold Gombrowicz, Ferdidurke, Einaudi, traduzione di Sergio Miniussi

6 flash da un mondo leggermente parallelo. AMY HEMPEL, LITANIA

alphaville

Fin dal debutto, negli anni Ottanta, la Hempel è stata definita un’interprete magistrale del racconto breve. Questa Litania è una short story di poche righe scandita in sei brevissime sequenze. Potrebbe diventare uno straordinario corto se un cineasta riuscisse a riprodurre quella leggera distorsione del reale che l’occhio e la scrittura asciutta di Amy Hempel sanno costruire sulla pagina.

Qui succede tutto quello che si può immaginare. E anche quello che non si può immaginare.

Un ragazzino in triciclo a pedali supera una madre col suo figliolo. «Perché tu non sai andare in triciclo?» dice la madre al figlio. «Quel ragazzo ha meno anni di te! Perché non riesci neanche a entrare ad Harvard?»

Sotto un lampione un uomo e una donna stanno parlando. L’uomo dice di essere sicuro che la donna gli sparerà ma di non poterci fare nulla, se non chiedersi quale calibro ha scelto.

Donne che vivono sole col timore degli intrusi chiamano il commissariato per avere consigli. «Tenga i pomelli della porta ben lucidi» raccomanda un agente. «Così, se qualcuno entra in casa sua, troveremo delle impronte nitide».

Una bella donna, un volto noto, esce accompagnata da un night club. Una ragazza del sud, in visita turistica, dice, «Scusi signora, ma lei non è un’amica di mia madre, giù a Sumner?» «Io sono Elizabeth Taylor» dice la donna «e va a farti fottere.»

Un uomo stramazza sul marciapiede in preda a quello che sembra un attacco epilettico. Una signora ben vestita si getta con tutto il suo peso contro un segnale di divieto di sosta. Quando riesce a piegarlo fino a terra, ne spinge a forza l’angolo con la scritta “Rimozione forzata” nella bocca contratta dell’uomo. «Così» dice «non si morderà la lingua.»

Questo è il genere di cose che succedono da queste parti. Sono cose che, dopo un po’, sommandosi, raggiungono un peso che logora le persone. Io mi sto logorando.

Amy HempelLitania , da “Alle porte del regno animale”, Serra e Riva,
traduzione Ennio Valentino

Un altro buio, L’Aquila. HABITAT di Emiliano Dante al Torino Film Festival

l'aquila torino ffhttp://ilmanifesto.info/habitat-in-un-film-testimonianza-la-fine-della-speranza-allaquila/

Come video della domenica abbiamo pubblicato un corto del 1969 di Piero Bargellini: magmatico viaggio nelle tenebre, rischiarate appena dalla figura di una inconoscibile donna, Nelda.
La cronaca (non solo cinematografica) ci propone un altro buio, tragico e collettivo, quello de L’Aquila, raccontato da “Habitat”, il documentario di Emiliano Dante proiettato ieri al Torino Film Festival. Non abbiamo avuto occasione di vederlo ma vi proponiamo un articolo di Mauro Avarino sul “Manifesto”.

il video della domenica. Radiografia di una donna. PIERO BARGELLINI. NELDA (1969) 4′

BARGELLINI Piero. Nelda

http://www.ubu.com/film/bargellini_nelda.html

E’ bene dirlo subito: si vede poco in questo video. Per vedere, bisogna attraversare la patina dei grigi, districarsi fra le sfocature e le macchie, ribaltare le molte immagini che vengono proposte in negativo. Per vedere, bisogna, insomma, intuire, ricostruendo dalle tracce fantasmatiche della pellicola volutamente martoriata il mondo di questa Nelda della quale nulla sappiamo e nulla, alla fine, sapremo. Piero Bargellini, morto quarantaduenne nel 1982 dopo una vita di fughe e di droghe, sviluppa con un rigore provocatorio il tema dell’impossibilità di raccontare e lo fa con le tecniche e le risorse del cinema degli anni ’60. Sono quattro minuti di visione tormentosa che producono un senso di vuoto sul quale vale la pena di soffermarsi.

Ennio Flaiano, Teatro domestico. Audio/Radiospazio. durata 7′

flaiano archivio teatro domestico

Interpreti: Roberto Accornero, Anna Montalenti, Alessandro Salvatore, Annalisa Usai
regia di Alberto Gozzi

Tre uomini in video (più un drammaturgo inquieto) 3. IL TRIORENO. “VENDILO!”

trioreno patrimonio

 https://www.youtube.com/watch?v=AXAo1cHTfoA

 Con Vendilo, termina il trittico dedicato ai tre uomini in video (più il drammaturgo inquieto). Ci auguriamo che gli amici del Trioreno vogliano ancora pubblicare le loro anteprime su RadiospazioTeatro.

A passeggio con le SS, una domenica…

 

nazi 2

Cosa c’è di più noioso di una fiera del tartufo? Il tartufo è come quelle prime donne che, viste senza costumi di scena, nel loro camerino dopo lo spettacolo, ti ammorbano con i loro problemi di marito divorziato e di figli che non sanno dove mettere durante la tournée, di diaria e di riposi, di impresari e di rate del mutuo: il fascino carismatico che aveva sedotto la platea (e anche te) fino a qualche minuto prima evapora. Ti passa, come  si suol dire, la poesia.
Il 17 novembre, a Murisengo (Alessandria), è andata in scena una primadonna della gastronomia, il tartufo: non cucinato ma esposto nudo e crudo, con le sue forme tuberose che sono tutte uguali. Si annunciava la solita fiera sotto il solito il cielo grigio. Ad animare il monotono pomeriggio domenicale ci hanno pensato i soci dell’associazione “77° Lupi solitari”, un gruppo di appassionati di modellismo (?) che ama organizzare rievocazioni storiche. Si sarebbero potuti scegliere innumerevoli soggetti, dall’incoronazione di Carlo V, alla battaglia di Azincourt, alla (sconfinando nella mitologia) Cavalcata delle Walkirie. I Lupi solitari (dopo averci pensato ben bene, presumo) hanno optato per qualcosa di più frizzante e attuale. “Nelle brigate romane sono entrati in azione i fascisti”, devono essersi detti, “Qui a Murisengo dobbiamo rilanciare: metteremo in scena i nazisti”. E così è stato: la monotonia tartufesca è stata spezzata da sinistre pattuglie di SS che presidiavano il centro, ricreando una lugubre atmosfera di orrore e di morte. “Era una finzione”, hanno precisato i Lupi: saranno “modellisti”, ma il modello che hanno fatto rivivere era osceno. Alle proteste degli abitanti hanno ribattuto: “Beh, se non vi piace non avete che da voltarvi dall’altra parte”. Invece bisogna guardare, tenendo gli occhi bene aperti. E fare in modo che lo spettacolo rimanga una replica unica, senza tournée.

Piccola pochade in due righe. GADDA, LA DONNA DI CUORI

donna di cuori piccola

È una favola, se non altro perché così viene definita dall’autore ma potrebbe anche servire come soggetto per una commedia all’italiana degli anni ’70, della quale avrebbe anche l’indispensabile punta di romanesco: ma alla Gadda, cioè con un elegante gioco d’equilibrio linguistico fra l’agro dei “corni” e “la bella” (nel film, chi sarebbe l’attrice? Probabilmente una Ralli giovane. E il Re di Picche? Forse Mario Carotenuto, specialista nei ruoli di comico arrogante. Quanto al Fante di Fiori, è una presenza così marginale che può andar bene anche un attore preso al volo da uno spot pubblicitario.

La donna di cuori, nel pigia pigia d’una scala, o sequenza, fu incriminata dal re di picche di essersela veduta con il fante di fiori: «Penza ai corni di casa tua», gli disse dolcemente la bella.

Carlo Emilio GaddaIl primo libro delle favole, Garzanti

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