Le figurine di Radiospazio. Il momento presente

In un mondo che contiene il momento presente, non si dovrebbe nominare nulla, per non trasformarlo così facendo. Che esistano, piuttosto, questa riva, questa bellezza, e anch’io, per un istante, stracolmo di piacere. Il sole brucia. Vedo il fiume. Vedo gli alberi screziati, e bruciati dal sole autunnale. Le barche scivolano via prima nel rosso, poi nel verde. Una campana rintocca lontano, ma non a morto. Ci sono campane che suonano per la vita. Una foglia cade, per la gioia. Quanto amo la vita! Guardate come il salice scaglia nell’aria i suoi rami sottili! Guardate come la barca passa tra i rami, piena di giovani indolenti, incoscienti, vigorosi. Suonano un grammofono, mangiano la frutta che tirano fuori da sacchetti di carta. Buttano nel fiume le bucce di banana, e quelle affondano, sembrano anguille. Tutto ciò che fanno è bello. 

Virginia Woolf, Le onde, Einaudi, Traduzione Nadia Fusini

Il video della domenica. Patrizia Cavalli, Il mio incontro con Elsa Morante (Rai cultura)

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/Patrizia-Cavalli-il-mio-incontro-con-Elsa-Morante-c516be76-6d3e-4cff-bfac-8e66197a8560.html

Dopo un anno che la frequentavo un giorno ricordo che Elsa Morante mi ferma per strada, mi sbatte letteralmente contro un muro e mi domanda Ma insomma: tu che fai?
Dopo quella domanda, Cavalli che le aveva risposto che scriveva poesie, si mette all’opera. Mesi dopo le consegna le sue poesie e Morante le risponde, “sono felice Patrizia, sei una poeta”.”

È scomparsa Giulia Niccolai, poeta, fotografa, narratrice, monaca buddista, protagonista dell’avanguardia italiana. La ricordiamo con una breve antologia di suoi testi (Le parole e le cose)

Diversi amici o conoscenti
mi correggono sempre quando
parlo di “vecchiaia” o mi
definisco “vecchia”.
Con una certa severità
mi suggeriscono di usare
i sinonimi più neutri
e impersonali di “anzianità”……………………………………………

Continua la lettura. http://www.leparoleelecose.it/?p=41903

Le figurine di Radiospazio. Vocali pericolose

U! U! Ho io scritto questa lettera terribile, questa vocale spaventosa? Guardatela bene, fissate questo segno fatale!  Non rabbrividite? Non tremate a questo suono? Io conobbi il suo malvagio potere a dodici anni, allorché un giorno vidi scritto sulla lavagna un U colossale, così:

U

Fu allora che indovinai le ragioni della mia ripugnanza, del mio odio; e progettai una guerra mortale a quella lettera. Incominciai a togliere quanti libri potevo ai miei compagni, e cancellarvi gli U. Fui tacciato di follia. I miei compagni incominciarono contro di me una guerra terribile. Incominciai a trovare U dappertutto, me ne scrivevano ovunque. Divenni furente. Afferrai alla gola uno dei miei compagni, e l’avrei per certo soffocato se non mi fosse stato tolto di mano.

L’infelice che vergò queste linee morì nel manicomio di Milano l’11 settembre 1865.

Da La lettera U , di Iginio Ugo Tarchetti

Alfonso Romeo, 500mila italiani soffrono di Dismorfofobia. E’ la malattia dell’era dell’apparenza (The Vision)

La difficoltà principale sembra essere legata a un vizio primario: chi ne soffre raramente osa confessarlo, perché rivelare – persino allo psichiatra – l’ossessione per un proprio difetto, immaginario o meno, sarebbe come accendere i riflettori su di esso. La conseguenza è che, per vergogna, sono gli stessi pazienti a tentare di sviare il problema, camuffando il disturbo e scaricando la colpa su altre sofferenze. 

Leggi il rresto dell’articolo: https://thevision.com/scienza/dismorfofobia-millennial-apparenza/

Sofia Torre, Contro l’utilità del sentimento amoroso (La Tascabile)

Antonio Canova, Amore e Psiche

“Una società fondata sulla performatività non trae vantaggi dal lasciare che gli individui rincorrano sentimenti autentici, inutili e totalizzanti: le contraddizioni e la fatica che comporta provare emozioni complesse finirebbe per spostare i riflettori su dimensioni della vita che non hanno niente a che vedere con la produttività e che quasi sicuramente non servirebbero alla collettività.”

Leggi l’intero articolo: https://www.iltascabile.com/linguaggi/contro-amore-utile/

Il video della domenica. La Divina Commedia secondo Federico Zeri (Rai cultura)

https://www.raicultura.it/letteratura/articoli/2018/12/La-Divina-Commedia-secondo-Federico-Zeri-bf41481a-d67e-4294-ae11-e5f0568330d5.html

Federico Zeri, nel corso di questa originalissima intervista di Antonio Debenedetti, parla della sua tardiva “scoperta” della Divina Commedia, avvenuta molti anni dopo aver terminato gli studi liceali. La “scoperta” di Dante è avvenuta per Zeri “a ritroso”, attraverso la lettura dei poeti dell’Ottocento. Della Commedia ciò che più lo appassiona, oltre alla struttura architettonica, sono i “colori” e i “rumori”. Il capolavoro dantesco costituisce per lui il luogo in cui “la letteratura italiana nasce e muore”. 

Narrativa, Gianni Celati, La malinconia dei bambini (frammento)

I due bambini si annoiavano moltissimo, soprattutto in metropolitana a osservare la gente che non sa mai dove mettersi perché ha sempre paura che gli altri la guardino, o quelli che vogliono far capire agli altri che loro se ne infischiano di tutto, o quelli che vogliono far capire agli altri che loro sono stanchissimi di tutto. Queste cose facevano venir loro la malinconia.
Poi facevano venir loro la malinconia gli automobilisti che suonano il claxon per far vedere che loro hanno fretta; quelli per strada che spingono per far vedere che vanno per i fatti loro; quelli nei bar che discutono di cose che non interessano a nessuno, solo per far vedere come sanno parlare; quelli che ridono quando non c’è niente da ridere, solo per far vedere che hanno capito tutto; quelli nei negozi che guardano da un’altra parte per far vedere che loro non hanno tempo da perdere; le donne che guardano da un’altra parte per far vedere che si lasciano ammirare, ecc.
In pratica tutto quello che vedevano andando in giro faceva venir loro la malinconia, ed era la stessa malinconia che veniva loro quando erano a casa e sentivano parlare i loro genitori o parenti.

Gianni Celati, Bambini pendolari che si sono perduti, Feltrinelli

Le figurine di Radiospazio. La musica

Per Franz, la musica è l’arte che più si avvicina alla bellezza dionisiaca intesa come ebbrezza. Un uomo non può essere ebbro di un romanzo o di un quadro, ma può ubriacarsi della Nona di Beethoven, della Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók o di una canzone dei Beatles. Franz non fa distinzione tra musica classica e musica leggera. Questa distinzione gli sembra antiquata e ipocrita. Ama allo stesso modo il rock e Mozart.
Considera la musica come una forza liberatrice: essa lo libera dalla solitudine, dalla chiusura, dalla polvere delle biblioteche, apre nel suo corpo una porta attraverso la quale l’anima esce nel mondo per fraternizzare. Ama ballare e gli spiace che Sabina non condivida con lui questa passione. Siedono insieme al ristorante e dall’altoparlante una rumorosa musica ritmata li accompagna mentre mangiano. Sabina dice: «È un circolo vizioso. La gente diventa sorda perché mette la musica a volume sempre più alto. E poiché diventa sorda, non le rimane che metterla a volume ancora più alto». « A te la musica non piace? » chiede Franz. « No » dice Sabina. Poi aggiunge: « Magari, se fossi vissuta in un’altra epoca… » e pensa al tempo in cui viveva Johann Sebastian Bach e la musica assomigliava a una rosa fiorita sulla sconfinata landa nevosa del silenzio.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

Il video della domenica. Sergiu Celibidache, Lezione di fenomenologia musicale (Imperdibile)

Straordinaria (e un po’ istrionica) lezione di uno dei grandi direttori del XX secolo.
https://www.youtube.com/watch?v=S9hvDv7OwRQ

Narrativa. Heinrich Böll, L’uomo che ride (frammento)

Quando mi interrogano sulla mia professione, mi sento imbarazzato: divento rosso, balbetto, io che altrimenti sono noto per essere un uomo disinvolto. Invidio la gente che può dire: faccio il muratore. Ai parruc­chieri, ai ragionieri, agli scrittori invidio la semplicità delle loro professioni: si spiegano da sole, non richiedono ulteriori chiarimenti. Io invece sono costretto a rispondere a queste domande: rido. Rido su di­schi, su nastri magnetici, e i registi dei radiodrammi mi trattano con ri­guardo. È una professione faticosa, tanto più che so fare anche il riso contagioso, così sono diventato indispensabile anche ai comici di terzo e quart’ordine che, a ragione, tremano per le loro battute, e quasi ogni sera vado in giro nei cabaret, per ridere contagiosamente nei punti de­boli del programma. Quando torno a casa mi aspettano dei telegrammi; “Ci occorre urgentemente il suo riso. Registrazione martedì”. E poche ore dopo mi trovo in un direttissimo surriscaldato e mi lamento della mia sorte. Potete capire che dopo il lavoro – o in vacanza – ho poca voglia di ridere, e la gente – forse a ragione – mi considera un pessimi­sta. Nei primi anni di matrimonio mia moglie mi diceva spesso: “Su, perché non ridi un po’?”, ma poi ha capito che non potevo esaudire il suo desiderio. Così il nostro matrimonio è quieto e tranquillo, perché anche mia moglie ha disimparato a ridere.          
Con un viso  immobile passo attraverso la mia vita; mi permetto di tanto in tanto un pallido sorriso e talvolta mi chiedo se abbia mai riso vera­mente. Credo di no. I miei fratelli raccontano che sono sempre stato un ragazzino serio. Così rido in tante maniere, ma il riso mio non lo cono­sco.

Heinrich Böll L’uomo che ride, “Racconti umoristici e satirici” . Trad. Lea Ritter Santini,  Bompiani

10 copertine e il loro significato (t.blog)

L’impatto delle immagini scelte per le copertine dei dischi più famosi non va sottovalutato: emozioni e sensazioni scaturiscono non appena l’occhio si posa su di esse. Per realizzarle gli artisti, i grafici e i pubblicitari si spremono le meningi senza tregua, soprattutto quando l’artista vuole cercare di lanciare un messaggio ben preciso – talvolta, per determinati artisti, la scelta della copertina è un lavoro molto più impegnativo della stesura e realizzazione della musica stessa all’interno di esso contenuta. Ecco 10 copertine che hanno letteralmente lasciato il segno nella storia della musica. 

Leggi l’articolo: https://www.thomann.de/blog/it/10-copertine-e-il-loro-significato/

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