Stefano Jossa, La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Le parole e le cose)

«Le chiedo se sarebbe disponibile a supportare la miacandidatura per una borsa di studio». La frase suona come una richiesta disostegno in ambito accademico, piuttosto formale e cortese: nessunosospetterebbe che fino a un secolo fa avrebbe significato una richiesta disostegno fisico, come se il richiedente volesse che lo si aiutasse a non cadereoppure gli si tenesse la mano. In fondo, un’altra metafora del sostegno a unconcorso è «dare una spinta» (o «spintarella», ovvero «dare un calcio» o«calcione»), come se l’attività intellettuale non potesse essere espletatasenza un preliminare intervento fisico. «Supportare», infatti, voleva dire«reggere, mantenere, sostenere». E’ solo dalla metà del secolo scorso, per uncalco dall’inglese to support, che supportare ha cominciato asignificare «sostenere moralmente, aiutare, appoggiare»: a partire, sembra, daun titolo su una rivista americana durante la prima campagna elettoraleitaliana dopo il Fascismo, negli anni Quaranta del Novecento, «Sopportiamo De Gasperi»(nel senso, ovviamente, di «supportiamo»).

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