L’affare Halloween

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Dalle “Locande delle streghe” all’agenzia di viaggi Halloween, alla pasticceria “Dolcetto o scherzetto”: sono oltre 150 in Italia le imprese che si ispirano in vari modi alla festa di Halloween. I settori interessati, tra bar, ristoranti, locali, parchi divertimento, organizzatori di feste, commercio di giocattoli sono però 330 mila con un giro d’affari annuale di circa 29 miliardi di euro.
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https://www.ildenaro.it/halloween-affari-29-mld-euro-interessate-oltre-300-mila-imprese-16-mila-napoli/

 

Intervista impossibile a Umberto Eco. Sessant’anni di televisione (e di società) (Doppiozero)

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“Mi scusi, professor Eco: vorrei proporle un’intervista; ho visto che è uscita una grossa raccolta di suoi scritti sulla televisione, ci sono dentro cose molto belle; e, poi, è uno spaccato di storia italiana e non solo italiana…
Mio Dio, non bastavano le centinaia di interviste che ho rilasciato in vita, adesso anche le interviste impossibili… che fra l’altro, ho inventato io, con Manganelli, Arbasino e gli altri… Ci divertivamo moltissimo. E adesso mi vuole sottoporre a una specie di contrappasso!”

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https://www.doppiozero.com/materiali/intervista-impossibile-umberto-eco

Il video della domenica. Andrea Pennacchi, Ciao terroni… 4′

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https://www.gazzettadiparma.it/video/news/546771/quando-i-neri-erano-i-meridionali-il-monologo-sui-terroni-di-pennacchi.html

Galleria. Il romanzo del professore

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Nel locale lo chiamavano professore perché portava sempre con sé qualche pubblicazione. I camerieri più sfrontati sostenevano che non leggesse davvero: «Non si capisce, è capace di stare davanti alla stessa pagina per mezz’ora. Mio figlio che fa la seconda elementare e che è anche un po’ ciuco va molto più spedito.» La padrona strillava che i ciuchi erano loro: «Cosa volete saperne di quel che passa nella testa di un professore! Loro leggono in un modo tutto speciale, mica come voi che non andate oltre i titoli della Gazzetta dello sport!» I camerieri non replicavano perché la padrona aveva un debole per lui, lo serviva personalmente e intanto ne approfittava per dare una sbirciata a quelle pagine, per lo più senza ricavarne nulla. Qualche volta, invece di un libro o di un giornale, il professore si portava certe lettere scritte con inequivocabile calligrafia femminile; in quelle occasioni la curiosità della padrona si faceva più forte, e non potendo essere soddisfatta generava delle fantasticherie che col tempo erano diventate un embrione di romanzo. Si trattava di un grande amore infelice, ne era sicura, perché quando gli chiedeva: «Professore, ci vuole il cacao sul cappuccino?» lui s’immalinconiva, come se il cappuccino (oppure il cacao) evocassero un momento molto doloroso. Dal che la padrona deduceva che quella storia doveva essere stata tristissima, in quanto esclusivamente epistolare: erano sentimentalmente impegnati?; vivevano in città irrimediabilmente lontane? Questo e tanto altro, sperava, sarebbe stato rivelato dal seguito del romanzo. La padrona Narratrice era arrivata alla conclusione che i due si erano incontrati una sola volta, per una crudele mezz’ora, al bar della stazione di Piacenza durante un cambio di treno (lei diretta al nord, lui al sud); consapevoli che quel rendez vous sarebbe stato, oltre che il primo, anche l’ultimo, erano entrambi dominati da un forte imbarazzo che nel professore aveva assunto le proporzioni di un marasma. Di qui l’incidente, forse generato da un banale cappuccino. Ma qual era stata la dinamica? Nonostante la Narratrice avesse una bella fantasia, le era impossibile immaginare quel che può combinare un professore in preda a una tempesta emotiva, eppure qualcosa di fatale doveva essere accaduto, perché la signora dopo dieci minuti si era alzata e aveva salutato freddamente dicendo che temeva di perdere il treno.
È il mistero che nutre i romanzi popolari, e questo col tempo era diventato popolarissimo perché la padrona non mancava di diffonderlo oralmente fra i suoi dipendenti – ai quali, per la verità, il professore sembrava più un vecchio attaccapanni che un eroe romanzesco.
Un giorno, senza che nulla lo lasciasse prevedere, il professore non si presentò. La padrona ci rimase male, non tanto per lui, che non era particolarmente interessante, quanto per il romanzo che rimaneva fastidiosamente incompiuto. Col tempo, la figura, già evanescente, del vecchio evaporò del tutto. Ogni tanto, tornava ad aleggiare nel locale quell’odore di muffa tipico dei romanzi non risolti, ma la padrona, che non era donna incline alle nostalgie, diceva ai sottoposti: «Su, apriamo un po’ le finestre!»

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La scomparsa di Keiichiro Kimura, il creatore de L’Uomo Tigre (da Artribune)

 

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“Kimura ha realizzato 3 serie per un totale di 105 puntate, in cui viene raccontata la storia di Naoto Date, un bambino cresciuto in un orfanotrofio dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Un giorno, visitando uno zoo, Naoto si imbatte in una gabbia di felini, e in questo momento capisce di voler diventare forte come una tigre per combattere le ingiustizie del mondo. Scappa dall’orfanotrofio ed entra a fare parte della Tana delle Tigri…”

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https://www.artribune.com/dal-mondo/2018/10/morto-tokyo-disegnatore-keiichiro-kimura-uomo-tigre/

Poeti morti di vecchiaia, racconto di Gian Marco Griffi (Argo)

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Ci sono solo due categorie di poeti, quelli morti suicidi e quelli no.
Solo i morti suicidi potevano essere considerati poeti, ha detto, quelli non morti suicidi “hanno solo scritto poesie”.
Gli ho chiesto in quale categoria rientrasse lui, e mi ha risposto che rientrava nella categoria di quelli che sono in attesa di entrare a far parte di una delle due categorie.
I poeti viventi, ha detto, non sono poeti propriamente detti, scrivono poesie in attesa che la Storia della Poesia possa incasellarli in una delle due categorie.
(…)
Naturalmente, ha detto, tra quelli che non sono morti suicidi esistono numerose sottocategorie, come peraltro tra quelli che sono morti suicidi.

Leggi il racconto:
http://www.argonline.it/poeti-morti-di-vecchiaia-racconto-di-gian-marco-griffi/

 

Cinque poesie di Durs Grünbein. Traduzione di Valentina Di Rosa (Le parole e le cose)

[Questi cinque testi sono tratti dalla raccolta Zündkerzen. Gedichte (Suhrkamp 2017). Si ringrazia la casa editrice per aver gentilmente concesso i diritti].

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Uno dei maggiori poeti tedeschi contemporanei.

Domenica, rintocco di campane – non ti vergogni
delle tante messe che hai marinato? Invece:
lettura del Maldoror, polipi alati nel cielo. (…)
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https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgxvzLDxjHRVpbdBWVdpShBwPSRZB

Galleria. La passeggiatina

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È vero che un padrone non ce lo si può scegliere, ma Toby non riusciva a capire perché la sua padrona avesse scelto proprio lui. Era sicuramente una brava donna un po’ malinconica, che passava molte ore al telefono con le amiche, ma sollecita e anche affettuosa, anzi fin troppo; tutto il giorno gli stava addosso, e quando guardava la televisione (non poche ore al giorno) pretendeva di tenerselo sulle ginocchia come si fa con i gatti. Il vero supplizio erano le uscite, sempre troppo brevi; non appena si trovava finalmente sulla strada, Toby sentiva che qualcosa si accendeva in lui, i muscoli si tendevano, pronti a scattare, aspettando un segnale, forse lo sparo di uno starter che lo facesse partire alla massima velocità, e questo desiderio che non si realizzava mai si traduceva in un rombo possente che la padrona scambiava per un ruggito: “Che ti prende, Toby? Non sei contento che facciamo la nostra passeggiatina?” La passeggiatina era una estenuante via crucis che prevedeva innumerevoli fermate con le amiche della padrona. Ne aveva una ogni cento metri: la droghiera, la parrucchiera, la sarta… Ogni sosta durava almeno un quarto d’ora. Toby doveva mettercela tutta per non partire, ma giorno dopo giorno i freni finirono per logorarsi, e un pomeriggio cedettero. La padrona gridò disperata, ma lui non poteva udirla perché in pochi metri aveva già raggiunto i cinquanta chilometri orari. Gli pareva che tutte le strade del mondo gli si aprissero davanti mentre superava i motorini e se la batteva alla pari con le utilitarie. Un giorno sarebbe tornato perché era un cane riconoscente di indole affettuosa, ma non prima di aver completato i mille chilometri necessari al rodaggio.

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Sciocchezze d’autore. Flaubert, Dizionario delle idee correnti (1881). Dalla lettera A

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Académie Française
Denigrarla, ma tentare di farne parte se ci si riesce.

Achille
Aggiungere “piè veloce”, fa credere che si sia letto Omero.

Agricoltura
Una delle mammelle dello Stato. (Lo Stato è di genere maschile, ma non ha importanza). Bisognerebbe incoraggiarla. Mancano braccia.

Ambizione
Sempre preceduta da folle quando non è nobile.

Artisti
Tutti giullari. Sottolineare il loro disinteresse (antiquato).
Guadagnano somme folli ma le gettano dalla finestra. (antiquato)
Sono spesso invitati a cenare in villa. Una donna artista non può essere che una puttana.

Attrici.
La rovina dei figli di famiglia. Sono spaventosamente lascive, praticano le orge, divorano milioni, finiscono all’ospedale. Mi correggo: alcune sono brave madri di famiglia.

Come entrare dentro il libro (“L’arte di guardare l’arte”)

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“A guardarla da fuori si rimane impressionati. Perché niente di più appropriato sembra essere stato pensato per una biblioteca, se non il fatto di averla costruita a forma di libro. L’elegante parallelepipedo sta nel centro di Karabuk, parte settentrionale dell’Anatolia, quasi sul Mar Nero. ”
Leggi il resto dell’articolo: http://lartediguardarelarte.altervista.org/turchia-la-biblioteca-con-le-colonne-a-forma-di-dorso-di-libro/

Intervallo. Georges Brassens, Marinette

Marinette

Quando corsi a cantare la mia canzoncina a Marinette
la bella, la traditrice era andata all’opera.
Con la mia canzoncina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia canzoncina avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi a portare il mio vaso di mostarda a Marinette
la bella, la traditrice aveva già finito di pranzare.
Col mio vasetto avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
col mio vasetto avevo l’aria di un coglione.
Quando offrii in regalo una bicicletta a Marinette
la bella, la traditrice aveva comprato un’auto.
Con la mia biciclettina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia biciclettina avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi emozionato all’appuntamento con Marinette
la bella diceva: “Ti adoro” a un tipo poco piacevole che l’abbracciava.
Col mio mazzo di fiori avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
col mio mazzo di fiori avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi a bruciare il cervellino di Marinette
la bella era già morta a causa di un brutto raffreddore.
Col la mia rivoltella avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia rivoltella avevo l’aria di un coglione.
Quando corsi triste al funerale di Marinette
la bella, la traditrice era già resuscitata.
Con la mia coroncina avevo l’aria di un coglione, mamma mia,
con la mia coroncina avevo l’aria di un coglione.

Carlo Bordini, Difesa berlinese (Le parole e le cose)

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“Sono nato nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale e della catastrofe dell’Italia. Mio padre era un generale dell’aeronautica con simpatie e nostalgie fasciste. Mi ha terrorizzato e l’ho sempre odiato in silenzio. Per questa ragione ho sempre inconsciamente identificato con mio padre tutto ciò che sapesse anche lontanamente di autorità, e quindi anche tutte le istituzioni. Quando sono stato costretto ad adattarmi ad esse, l’ho fatto con una freddezza piena di disprezzo.”
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Il video della domenica. Il videoclip di Cattelan e Ferrari per Anthony Roth Costanzo. 5′

volli salvarti

https://www.artribune.com/television/2018/10/video-maurizio-cattelan-pierpaolo-ferrari-anthony-roth-costanzo/

La missione del cantante lirico americano Anthony Roth è quella di riportare in auge l’Opera. Per farlo, collabora con esponenti di punta della moda, dell’arte e della danza contemporanea. Ecco il videoclip che hanno girato per lui Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari.

Rodelinda, un cupo dramma longobardo musicato da Georg Friedrich Händel, viene rielaborato in chiave postmoderna, con qualche reminiscenza del cinema sperimentale degli anni Sessanta

Ecco il testo del breve frammento eseguito:
Vivi tiranno! Io t’ho scampato/ Svenami, ingrato, sfoga il furor. /Volli salvarti sol per mostrarti /ch’ho di mia sorte più grande cor. /Vivi tiranno…etc.

Galleria. Nel bosco (dopo la censura)

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Quando la fotografa Clara Obermeier aveva chiesto notizie sul Faunal holz, gli abitanti del paese le avevano risposto che doveva assolutamente visitarlo perché era un bosco fatato. «Sì, va bene», aveva tagliato corto la fotografa, che era una positivista inossidabile e a quell’epoca s’interessava solo di micologia, «Ma a parte gli incantamenti, ci sono funghi?» Gli abitanti rimasero in silenzio, attoniti: chi si avventurava nel Faunal holz, l’ultima cosa che aveva in mente erano gli ovuli e i porcini. Clara aveva concluso che erano scemi e decise comunque che la mattina dopo avrebbe fatto una breve puntata nel bosco prima di prendere il pullman. Di funghi non ne trovò nemmeno uno, ma la sua vita cambiò radicalmente, infatti non ripartì mai più.

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