Galleria. Il flipper

adescamento sul flipper.jpg

Che non era poi una gran trovata, quella del flipper, che sembrava che Anatol (ma si può chiamare un bambino Anatol?) ci sapesse fare solo lui con le donne, che due o tre sue amiche c’erano state fin dalla prima sera e si erano trovate benissimo (ma che modo di esprimersi, neanche fossero andata dal parrucchiere). Guardava quella faccia da marpioncino e pensava che l’idea della sfida era molto volgare:
– Ce la giochiamo a flipper, sei d’accordo?
– Che cosa?
– Lo sai tu come lo so io.
– Ma cosa?!
– Si sa ma non si dice.
Che non era poi un gran partito, quell’Anatol, che faceva la guida perché ci aveva la parlantina, il berretto con la visiera (che gli stava anche bene, questo sì), ma non è che ci vuole tanto a far la guida, basta imparare qualche paginetta a memoria, e non è che si diventa ricchi, per quello che lei ne sapeva, metti pure le mance dei turisti, che è anche umiliante tendere la mano, che però lui diceva che non aveva bisogno di chiedere perché soprattutto alle signore veniva spontaneo, e qualcuna spaiata se la portava anche al Grand Hôtel du Palais Royal dove c’era un suo amico portiere di giorno che gli rimediava una camera gratis per qualche ora. Che non aveva capito proprio niente, se si vantava con lei di tutte quelle donne straniere, dalle tedesche alle cinesi, come se a una ragazza facesse piacere andare con uno che infila il suo coso in tutte le sconosciute che incontra. Che alla fine, per chiuderla lì,  lei gli dicevo: senti, non mi va di giocare flipper e faceva per alzarsi ma lui la fermava: hai ragione, così passiamo direttamente alla fase due – che allora lei non potevo far finta di non aver capito cosa intendeva, ma quelle parole “fase due” erano così innocenti, burocratiche quasi, come quando all’ufficio postale ti dicono: compili qui, qui e qui, che io non potevo dargli uno schiaffo come se le avesse detto: andiamo a scopare, così si rimetteva a sedere mentre lui le diceva: dove credi che sia il Grand Hôtel du Palais Royal? E’ qui dietro, a cento metri neanche. Ci beviamo un drink. Aveva quel modo di girare le cose, forse perché era una guida, che uno pensava: finché si tratta di un drink non succede niente. Così lei si alzava e diceva: però ho solo mezz’ora. Ce la faremo bastare, diceva lui.

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