Galleria. Il romanzo dello zio

Schermata 2018-04-27 alle 10.29.20.png

Da quando era rimasto vedovo, lo zio era venuto a vivere con noi. Mia madre aveva opposto una certa resistenza: sapevamo tutti che i due coniugi non andavano d’accordo, infatti lui non aveva proprio l’aria di un uomo distrutto, quindi poteva benissimo starsene dov’era. Ma mio padre si era impuntato, gli sembrava che quell’accusa di insensibilità lanciata al fratello dovesse riverberarsi su tutta la famiglia. Ci fu anche qualche parola aspra. Mia madre infine cedette. Venne allestita per lo zio la camera che era stata occupata da mia nonna, deceduta, per un ingegnosa invenzione registica del destino, proprio tre mesi prima. Il trasloco non fu semplice, perché lo zio non aveva intenzione di lasciare la sua casa; si convinse solo quando gli fu garantito che sarebbe stato accudito in tutto e che avrebbe partecipato alla vita familiare nelle modalità che lui solo avrebbe deciso. Quando arrivò, con un piccolo bagaglio, lo zio giudicò la nostra casa insalubre e infestata da odori volgari, come cavolo, aglio e cipolla, quindi si richiuse nella sua stanza. Non lo si vedeva mai, tranne quando usciva velocemente per la sua passeggiata quotidiana. I pasti gli venivano serviti in camera; mia madre bussava tre volte e lasciava il vassoio davanti alla porta. Non si sapeva se essere più angosciati dalla sua presenza o dalla sua assenza. Mio padre ci raccomandava di non disturbarlo perché era impegnato in un lavoro di grande respiro, un trattato o qualcosa del genere, comunque un’opera che avrebbe dato lustro alla famiglia. Di cosa si trattasse lo scoprimmo solo dopo la morte dello zio: era un romanzo autobiografico che conteneva ogni sorta di malevolenze sulla nostra famiglia, dai bisnonni in poi. Il corpo senza vita dello zio venne scoperto un pomeriggio da mia madre, insospettita dal vassoio che era rimasto davanti alla porta. Lo zio stava ancora seduto al tavolo, con la penna in mano, intento a correggere il manoscritto. Per quello che si poteva capire di un uomo così indecifrabile, aveva un’espressione serena. 

Visita le altre stanze della Galleria
https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/galleria/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...