Galleria. L’apparizione

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Fra le tante apparizioni che avevano attraversato quelle stanche mura screpolate, era senza dubbio la più originale. E anche la più moderna, senza tutta la paccottiglia tradizionale a cui erano affezionate le sue colleghe, come lo sferragliare di catene, le voci tremule e le musiche arcane d’accompagnamento. Per il vecchio abitante del castello si era accesa una stagione nuova e imprevedibile, così aveva licenziato senza rimpianti l’intera fantasmeria cigolante che da troppo non gli provocava più brividi ricostituenti ma solo una noia prodromica  di un eterno riposo. In preda a quella euforica primavera, aveva anche pensato di smantellare la biblioteca, ormai cadente sotto la polvere dei suoi inutili volumi plurisecolari per realizzare un soggiorno con divani accoglienti, due luci malandrine, un angolo della musica, un piccolo bar. Ma questo progetto si rivelò ben presto inutile, perché l’apparizione si fermava solo qualche minuto, nemmeno il tempo di un caffè, altro che i fantasticati long drink con tutta l’annessa atmosfera,  e spariva lasciandogli una frase che voleva essere rassicurante, sul genere di: “Tu  lo sai che io ci sono sempre, vero?” “Beh…”, avrebbe voluto rispondere il vecchio abitante del castello, ma non era mai abbastanza pronto. Col tempo e la pazienza, riuscì a sapere qualcosa di più sulla sua molto dinamica visitatrice: che lui non era l’unico a cui appariva (come aveva potuto pensarlo?), c’era tutta una schiera di beneficati fra i quali suddividere equamente il tempo; il lavoro, che con la crisi si era fatto sempre più assillante; senza contare la famiglia con le sue esigenze: vivendo da solo, lui non poteva capire cosa significasse un ménage, con le pulizie di Pasqua, la scuola dei ragazzi e tutto il resto.
Una sera, il vecchio abitante del castello si accorse che stava pensando alla Monaca dalla testa mozzata con una punta di nostalgia – era una donna piuttosto noiosa, ma almeno ululava per tutta la notte.

Mauro Portello, La solitudine non esiste (“Doppiozero”)

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“C’è chi pare vivere in un continuum di serenità complessiva, in uno stato di appagamento globale. Persone che vivono come in un microclima ideale staccato dalla realtà che li circonda. Lì c’è il denaro che aiuta parecchio, ma le atmosfere interiori, si sa, hanno bisogno anche di molto altro. Ci vuole un’energia speciale per dimenticarsi del resto del mondo, cioè della vita altrui.”

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La giornata mondiale del teatro

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Nei primi decenni del secolo scorso, si raccontava a Bologna una storia di fonte anonima che, come spesso accade, si era inverata col passare di bocca in bocca.
Racconta la storia che il conte F.B., di illustre casato e di pessime abitudini, era solito picchiare la serva per ogni minima mancanza. L’appartamento del nobiluomo si trovava al primo piano e si affacciava su una piccola piazza del centro storico. Una mattina di giugno, il conte si era abbandonato alle sue abituali intemperanze sulla sfortunata sottoposta, i cui lamenti giungevano all’esterno dalle finestre aperte richiamando l’attenzione di un piccolo capannello di popolo aveva incominciato a brontolare in crescendo contro i soprusi del ricchi. Sentendo quell’embrione di tumulto, il conte uscì sul balcone e si rivolse affabilmente al manipolo dei vocianti: «Non fateci caso, signori, è tutta una finzione!»
Richiuse la finestra e tornò a dedicarsi alla serva.

Roberto Frega, Pensare il populismo di sinistra (Le parole e le cose)

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Il pensiero dello studioso è un utile antidoto alla visceralità e alle semplificazioni del web e del talk.

Roberto Frega è dottore di ricerca in filosofia. Le sue ricerche attuali vertono sulla filosofia americana, classica e contemporanea, sul pragmatismo, sul ruolo epistemologico delle pratiche e sulle teorie della razionalità. 

“Considerato come espressione politica delle moderne democrazie occidentali, il populismo è generalmente identificato ai suoi connotati più grevi: i ‘vaffa’ di Beppe Grillo, il rosario ostentato di Matteo Salvini, i commenti volgari e violenti sui blogs dei principali quotidiani online, le posizioni estremiste in tema di immigrazione ed integrazione europea. Tanto nella letteratura scientifica quanto nel dibattito politico, se ne enfatizzano spesso gli aspetti anti-democratici: il rifiuto dei corpi intermedi, la diffidenza verso tutte le élites, il rifiuto del pluralismo, la critica alla stampa indipendente, la riattualizzazione di forme carismatiche di potere, la predilezione per soluzioni semplificate e visioni del mondo manichee, l’insofferenza per ogni forma di mediazione — compresa quella rappresentativa. A sinistra la vittoria del M5S è dunque volentieri interpretata come il trionfo della pancia sulla testa, dell’oscurantismo sulla ragione, delle fake news sulla verità.”

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Il video della domenica. Maria Dolores Pesce su IL FILO NASCOSTO, di Paul Thomas Anderson

 

 

Il filo nascosto: Amore o morte?

Un sarto e la sua modella, un uomo dall’edipo incoercibile di ultimo Don Giovanni che incontra dentro il suo labirinto una misteriosa Arianna. Il film omonimo di Paul Thomas Anderson, nelle sale in questi giorni, sembra aprirsi su una situazione bloccata, con la continua ripetizione dello schema maschile seduzione-abbandono, sacrificio liberatorio sulla femminilità ad una madre silenziosa ed incombente. Ma l’ultima vittima sacrificale si ribella al gioco della coazione e si impadronisce del bandolo della aggrovigliata matassa, del filo nascosto che tiene insieme il vestito intimo e inconscio del sarto. Scopre che può possedere l’amato solo quando questo si abbandona fragile come un bambino nei pressi della morte, per poi lei stessa potersi abbandonare al di lui dominio amoroso quando recupera le forze. Così lo avvelena, prima di nascosto poi rendendo lui consapevole, e dopo lo cura. Può sembrare un gioco perverso, di morte e rinascita, un gioco di dominio e prevaricazione, dalle tonalità strindberghiane o ibseniane, in realtà appare come la metafora del precario equilibrio che si attiva nel rapporto amoroso, nella coppia che alla luce di questo rapporto deve interpretare ed elaborare i segni che il passato ha inciso nella psiche. Così, rotto per reciproca e consapevole scelta il meccanismo della coazione seduzione/abbandono e recuperato il valore profondo del rapporto tra maschile e femminile nel difficile equilibrio di possesso e libertà, può essere immaginata una vita finalmente feconda, fatta di nascite e amicizie.
Un film difficile che però molto può dirci se si va oltre il labirinto del paradosso.

Maria Dolores Pesce

La Striscia. Jean de La Fontaine

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La Montagna che partorisce

Una Montagna presso a partorire
di tali strida l’aria riempiva
che la gente, che udiva da lontano,
diceva: – Il fantolino
una città sarà come Milano -.
E nacque in quella vece un topolino.

Pensando a questa favola
così falsa di fuori e vera in fondo,
mi raffiguro certi poetonzoli
che promettono cantare il finimondo
e Giove e il tuono e i fulmini e i Titani.
E d’una cosa sì straordinaria
non ti resta allo stringer delle mani…
che cosa? – un poco d’aria.

Jean de La Fontaine, Favole, REA, Traduzione di Emilio De Marchi

 

Galleria. La finestra

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A quell’ora lui era senz’altro là, dietro quella finestra. Per lei era una di quelle piccole certezze che aiutano a vivere un po’ meglio – e che fosse là era certo perché glielo aveva garantito sua cugina. Lui ignorava l’esistenza di lei,  quindi non sapeva nemmeno che tutte le sere lei se ne stava in un angolo del piazzale per un’ora, due, o anche più – dipendeva dalla stagione – guardando in su e lasciandosi riempire come un vaso vuoto che sente salire un fluido dal quale viene infine sommerso.  La cugina non aveva saputo indicarle con esattezza quale fosse la finestra, ma lei preferiva così, visto che lui era un tipo poco raccomandabile.

Luca Billi, Non dobbiamo avere paura del mostro (Nuova Atlantide)

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“Un gruppo di ex dipendenti di Google e Facebook hanno creato un’associazione, chiamata Center for humane tecnology, che ha l’obiettivo di organizzare delle campagne educative per l’uso responsabile delle nuove tecnologie e di denunciare i rischi che queste comportano, specialmente per i più giovani. Si tratta di qualcosa che conoscono assai bene, perché sono gli stessi che hanno realizzato quegli strumenti da cui ora ci mettono in guardia. E che, per inciso, stanno usando anche adesso per questo fine che è senz’altro lodevole.”

Leggi l’articolo
https://www.nuovatlantide.org/non-dobbiamo-paura-del-mostro/

 

Luca De Gennaro. Massimo Cirri, Sette tesi sulla magia della radio (L’Indice)

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https://www.lindiceonline.com/osservatorio/cultura-e-societa/massimo-cirri-sette-tesi-sulla-magia-della-radio/

“Massimo Cirri racconta con amore la bellezza della radio con storie che arrivano da epoche ed esperienze diverse: Bertolt Brecht negli anni trenta preconizza la radio come mezzo “social” che potrebbe non solo trasmettere ma anche dare voce a chi ascolta, Franklin Delano Roosevelt è il primo presidente degli Stati Uniti a rivolgersi settimanalmente agli americani via radio, ogni sabato, chiamandoli “amici miei” e inventando di fatto il format della “radio del caminetto” nello stesso anno, il 1933, in cui Hitler trasforma Radio Berlino in un veicolo di propaganda nazista”

Milo De Angelis, Cosa è la poesia (Doppiozero)

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“Non si scrive ciò che sai ma cominci a saperlo scrivendo. Non si scrive ciò che si ricorda ma si comincia a camminare nella memoria attraverso i sentieri della parola, che ci conducono in luoghi inattesi e insperati.”
Leggi l’articolo
http://www.doppiozero.com/materiali/cosa-e-la-poesia

Il video della domenica. STEVE CUTTS, HAPPINES

Esercitazione sul tema della civiltà di massa che deforma, stritola, uccide. Niente di nuovo, ma i topolini e i panorami urbani pastellati fanno da malizioso contrappunto alle sequenze da incubo che dilatano il nostro quotidiano (complice anche l’uso gastronomico della Carmen di Bizet e del Mattino di Grieg).

Nunzio La Fauci, “Stucchevole” e “melenso” (“Doppiozero”)

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“Tra le parole che oggi non ricorrono tanto quanto dovrebbero o che non ricorrono abbastanza dove forse dovrebbero, ci sono gli aggettivi “stucchevole” e “melenso”. Il secondo specificamente in quel suo valore, venuto alla luce, a quanto pare, ora è poco più di un secolo, che lo avvicina, senza renderlo identico, a “lezioso”, “sdolcinato”, “caramelloso”, “svenevole”.”

leggi il resto dell’articolo: http://www.doppiozero.com/rubriche/46/201712/stucchevole-e-melensohttp://www.doppiozero.com/rubriche/46/201712/stucchevole-e-melenso

Galleria. Un ménage

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Per loro, il Bagno Hawaii era l’unico frequentabile di tutto il litorale, ne erano innamorati da più di trent’anni. Solo qualche commercialista ladro e tamarro poteva farsi abbagliare dal confinante Copacabana, con quei barman brasiliani che schizzavano aperitivi , la musica a palla, le ragazze nude che sognavano Donnavventura, e i prezzi spudorati come la sua clientela. All’anziano gestore dell’Hawaii, che ormai teneva aperto solo per loro due, rivolgevano sempre il solito flebile conforto: “Non se la prenda, passerà anche la loro stagione”. E così fu. Il Copacabana e tutti gli altri locali furono spazzati via dai pensionati cinesi che invasero l’intera costa con le loro villette unifamiliari di carta velina; i pensionati cinesi furono sloggiati dai mostri marini che, respinti  dagli oceani, vennero a consumare la loro interminabile agonia sulla terra ferma; le carcasse dei mostri furono inghiottite, insieme alle coste, da un mare sempre più acido e vendicativo. Ma i due vecchi clienti del Bagno Hawaii erano tipi adattabili e non si scomposero. I più li avevano sempre considerati una coppia chiusa, impermeabile al mondo e anche un po’ noiosa; forse per questo, all’ora dell’aperitivo continuavano a guardarsi negli occhi con il loro sorriso inalterabile  e dicevano: “Nonostante tutto, questo è sempre un gran bel posticino”.

Visita le altre stanze della Galleria
https://radiospazioteatro.wordpress.com/category/galleria/

Giulio Mozzi, Fantasmi e fughe, un libro di storie (prezioso omaggio dell’autore)

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Per scaricare il libro:
https://raccontareilpaesaggio.files.wordpress.com/2018/03/giuliomozzi_fantasmiefughe.pdf

“Uno scrittore viaggia a piedi per mezza Italia, nell’estate più calda del secolo. Incontra persone, osserva luoghi, sta giorni interi senza parlare con nessuno, vive piccole avventure di inospitalità. Poi torna a casa e racconta la piattezza dell’Emilia, l’orrore della circonvallazione di Bologna, l’interminabilità della costa marchigiana. E, curiosamente, dal racconto di questo viaggio nascono racconti di altri viaggi, sempre a piedi, attraverso città, paesi, stanze, bar, uffici pubblici, corridoi di treno.”

Continua a leggere l’articolo
https://raccontareilpaesaggio.com/2018/03/13/fantasmi-e-fughe-ecco-il-libro-in-omaggio/

 

 

 

 

Laurie Penny, Il mondo vuole delle donne trasparenti (Internazionale)

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Una questione politica
Sono furiosa per la tranquillità con la quale la società sembra guardare alle ragazze che puniscono e trascurano i loro stessi corpi, anche e soprattutto in nome dell’ossessione per la salute.

Sono arrabbiata per tutto il tempo e tutta l’energia che le ultime e intelligentissime generazioni sembrano ancora sprecare per odiarsi e danneggiare i loro corpi, come facevamo noi solamente in maniera leggermente più efficiente. Non sono arrabbiata con loro. Lo sono con il resto di noi perché non ci prendiamo più cura di loro. E più di tutto sono furiosa per la maniera in cui tutto questo è diventato normale.”

Leggi l’articolo
https://www.internazionale.it/opinione/laurie-penny/2018/03/11/donne-trasparenti

 

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