Galleria. A sipario chiuso

il professore, di sera

Terminato lo spettacolo rimane a lungo immobile davanti al sipario chiuso, anche quando la piccola società, compiuto il sacrificio, si è rintanata, chi in trattoria, chi subito a casa di corsa per togliersi di dosso i vestiti impregnati di teatro – come l’odore del fritto di certe trattorie, s’insinua tra le fibre dei tessuti e non va più via, ma col fritto ti diverti di più. Gli spettacoli del Professore sono la mazza periodica e irreale che si abbatte sulla piccola società all’improvviso: «Tu lo sai che è per questa sera, vero?», «No! Avevo letto ad aprile»; «Macché, a fine aprile, c’è il prossimo, Visi noti, sentimenti confusi, di un tedesco; questa sera va in scena il suo, del Professore, Antigone in soggiorno, quello scritto proprio da lui. Unica replica, come sempre.»  «Allora non c’è scampo, ci tocca.» Sospeso fra la speranza (di avere qualcuno in sala) e il timore (di percepire nella penombra il tormento degli spettatori), il Professore si chiede: «Ma perché ci vengono?» e subito dopo, con una peristalsi ansiosa: «Verranno?».
Sì, certo che andranno: tutte le volte (due, ma anche tre all’anno) la piccola società indossa i vestiti da teatro e, come i necrofori obbligati a tirare la carretta per campare la famiglia, i genitori salutano i figli sprofondati nel caldo della televisione. Andranno perché sono comandati da un sentimento oscuro: il Professore è il nano tedoforo di una Cultura che ha sede non si sa dove ma che di tanto in tanto invia tramite quel suo  subagente un messaggio perentorio al quale il borgo non può sottrarsi – peccato, si vivrebbe così bene entro quelle mura medioevali, senza messaggeri e perfino senza professori. Mentre rabbrividisce nell’estraneità del suo vestito lungo, la moglie fa un ultimo tentativo: «E se per questa volta…?».  «Non si può, non possiamo passare per dei selvaggi», tronca il marito mentre cerca di avviare l’auto refrattaria nonostante l’antigelo. La moglie annuisce. Un fremito nervoso le risale lungo la coda.

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3 pensieri su “Galleria. A sipario chiuso

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