Dietro la poesia

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Su Facebook, lo sappiamo, c’è un bel traffico di poesia. È sempre l’ora di punta. Senza semafori né corsie preferenziali né sensi vietati. Essa (poesia) circola liberamente, come le biciclette a Giethoorn, la celebrata città olandese senza strade né auto e popolata solo da ciclisti felici. Anzi, più che circolare essa poesia scorrazza: a viso scoperto, a volte travisata, oppure appena fatta, di giornata e messa in rete ancora calda di forno. Bisogna dire che ormai ci siamo abituati, così quando dal rullo dei post spunta la sagoma di una poesia facciamo istintivamente un piccolo salto in lungo illudendoci di sorvolarla. Ma nei primi due versi finiamo quasi sempre per impigliarci. E tutte le volte, mentre guardiamo l’effigie del (o della) postante ci prende una stizza infantile e irragionevole mentre siamo costretti a leggere almeno l’incipit, ad esempio: “Si amarono tra i noccioli/ sotto soli di rugiada”. Lo stato di alterazione malmostosa in cui ci troviamo è sufficiente ad abbassare quel poco di senso critico di cui disponiamo: “Cosa diavolo scrive di noccioli e di soli, costui! (o costei)”. Ma ormai siamo in trappola e scorriamo la poesia fino in fondo,  là dove a volte ci attende un nuovo motivo di irritazione, la firma dell’autore. Che spesso è la Szymborska, ma può essere anche Williams Carlos Williams o qualunque altro poeta che non siamo stati capaci di riconoscere a prima vista. Potremmo cogliere l’occasione per un piccolo bagno di umiltà, ma è troppo presto, lo smacco brucia ancora, quindi la nostra aggressività si rivolge al postante, che magari è anche un nostro conoscente: non ce lo immaginiamo proprio con un libro di poesie aperto sulle ginocchia e gli occhi che di tanto in tanto si sollevano dalla pagina per guardare i campi circostanti. Ma quali campi? Sappiamo che vive in città e che passa il suo tempo (libero e non libero) su whatsapp cercando di combinare per la sera, di combinare per acchiappare, e di acchiappare per proseguire quella sua patetica arrampicata sociale che non porterà da nessuna parte perché un tipo (tipa) del genere lo sgamano subito e se lo sopportano lo relegano ai margini come si merita… E proseguiamo la nostra invettiva sorda e muta che sprofonda nella cupaggine ad ogni gradino distruggendo l’innocente (e ignaro) postante. Tutto sommato, conviene lasciarla stare la poesia su facebook, e se proprio non se ne può fare a meno è meglio crearne una per l’occasione esponendosi a un ludibrio che in pochi minuti svanirà.

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