Consigli e Sconsigli di lettura

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Il teatro si nutre di bandi, e non solo quello giovanile: per approvvigionarsi, anche i dignitosi Enti teatrali di mezza età sono costretti a scorrazzare su e giù per la rete come ragazzini che cercano la gelateria più conveniente. E’ venuto il tempo del merito, chi l’avrebbe mai detto?, chi se n’era accorto? Forse le vere rivoluzioni sono quelle che, come questa bandistica, marciano con le pantofole di feltro; ce le ritroviamo, una mattina, sedute nel soggiorno che fanno colazione con l’aria di essersi insediate in casa nostra da chissà quanto tempo. Sollecitato da giovani amici teatranti, mi sono affacciato nel giardino dei bandi, e per non perdermi mi sono fermato al primo che ho incontrato. Era un bando riguardante la lettura dei bambini da 0 a 6 anni. I giovani teatranti che mi supportavano si sono subito accesi; già si vedevano sparsi per le scuole e gli asili con una scorta di Gianni Rodari sotto il braccio, impegnati in una tournée cittadina di qualche mese. (“Che ci vuole? Si legge per un paio d’ore al mattino e il resto della giornata è libero”). Ho provato a dire che forse bisognava partire da un metodo pedagogico o da qualcosa del genere, ma loro avevano già incominciato a compilare. Come avevo sospettato, il giardino dei bandi era pieno di insidie; infatti, disinteressandomi ai moduli, mi venne da pensare alle mie prime letture. Le fate madrine che  mi avevano iniziato erano state due: la noia e la proibizione – la seconda, soprattutto, che mentre mi additava la biblioteca degli adulti mi diffidava dal frequentarla. Gli stessi adulti, quando trovai il coraggio di interpellarli, mi spiegarono (?) che quei libri erano tutt’altro che cattivi, e tuttavia sconsigliabili per un bambino della mia età. Il termine sconsigliabile non mi era ignoto, anche il CCC (Centro Cattolico Cinematografico) contemplava la categoria dei film sconsigliabili, dalla quale emanava un profumo tanto forte quanto indecifrabile. Le altre categorie erano: “Per tutti” (nulla quaestio); “Per tutti con riserva” (superata  l’ambiguità che il termine riserva poteva ingenerare in un bimbo appassionato di calcio, anche questa diventava chiara); “Adulti” (e va bene); “Adulti con riserva” (ma quante riserve, veniva da pensare); “Escluso” (drastico ma non  inedito, a quei tempi eravamo abituati ai divieti tassativi e immotivati). E infine: “Sconsigliabile”. In seguito a una sommaria indagine sui giornali e sulle locandine dei film, scoprii che questo termine veniva sempre abbinato a delle dive brune, coi capelli gonfi, strizzate dentro abiti neri, lucidi e senza spalline che incitavano i seni a debordare dai décollété. Non solo, ma quei seducenti cetacei baciavano quasi sempre un uomo con un’arietta di scherno e di dominio che non circolava fra le mura di casa, e nemmeno per strada. (Come si possa conciliare scherno, disprezzo e bacio è cosa che non si può spiegare a parole, bisogna consultare la cartellonistica d’epoca). Fu inevitabile che io identificassi questa categoria di film come la più desiderabile, e per analogia anche quei libri sconsigliabili dei grandi mi apparvero come gli unici degni di essere letti. Sui miei successivi percorsi di lettura è inutile soffermarsi; per tornare, invece, al bando iniziale, l’unica strategia pedagogica che suggerii ai giovani teatranti fu quella di proporsi come sconsiglieri di libri, ma quei precipitosi avevano già compilato il modulo per intero.

 

 

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