Il video della domenica. Sanguineti, per strada, all’improvviso

Capita, a un poeta, di vincere un premio letterario – il Tomasi di Lampedusa del 2009, nel nostro caso – e di uscirsene per strada, a cerimonia compiuta. La liturgia del premio si è compiuta, la giornata è tersa, il clima seducente. Forse il poeta pensa come può impiegare quell’ora che precede il pranzo ufficiale. Ma ogni premio ha un indotto, così sul marciapiede il poeta viene avvicinato da un suo lettore che fino a poco prima era in sala. Il lettore è molto più che fervido, è avvolgente e caloroso, consonante e, nonostante gli anni, candidamente proteso: conoscendo l’opera del poeta, egli desidera sapere di più su di lui; vorrebbe entrare con premurosa cautela nel retrobottega della scrittura (forse anche nei meandri del pensiero) di quell’autore che tanto ammira. Poiché il poeta si mostra disponibile, il lettore osa: può chiamarlo compagno? Non gli sembra che gli autori del Gruppo 63 (compreso il poeta stesso) pensino bene ma scrivano troppo difficile? Cosa ne direbbe Gramsci? Perché le opere di Ildebrando Pizzetti e di Michele Lizzi vengono così poco rappresentate? E poi, sempre col massimo rispetto, il lettore confessa di aver passato l’estate sudando sette camicie per decifrare Smorfie, che raccoglie la prima produzione del poeta.
Sanguineti era un uomo autenticamente aperto e disponibile: i suo imbarazzi venati di ironia sono piccoli flash che illuminano angoli preziosi della sua personalità.

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