Radiospazio, piccola storia di un blog

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Quando questo blog è nato, i numeri non erano certo la sua prima preoccupazione. Anzi, all’inizio non doveva essere nemmeno un blog, ma un sito piuttosto statico, una vetrina (non importava se con un filo di polvere) nella quale esporre l’archivio di Radiospazio teatro. A disposizione di chi? Non era chiaro. Qualcuno diceva: di un eventuale impresario interessato ai nostri spettacoli. Ma era un’ingenuità fanciullesca alla quale nessuno credeva; tutti sapevamo che gli spettacoli non circolano (non vengono comprati, per dirla schiettamente) perché un direttore di teatro, navigando in rete, s’imbatte nel sito di una compagnia che per caso lo incuriosisce.
A parte le dichiarazioni di facciata, le vere ragioni erano probabilmente altre, più irrazionali e quindi meno confessabili; forse il desiderio di sottrarre gli spettacoli al loro destino naturale, che è l’oblio, e di conservare insieme alle loro piccole mummie allineate sugli scaffali del sito il profumo o almeno il senso di un lavoro collettivo che aveva preso forma a dispetto di ogni ragionevole previsione. Comunque, il sito di Radiospazio nacque ma ebbe una vita breve perché fu subito chiaro che le nostre competenze informatiche erano sconsolanti e non potevamo certo permetterci un webmaster.
Ripiegammo quindi sulla più modesta formula del blog fatto in casa, mimetizzandoci fra i tanti diaristi pubblici e fra i poeti del web. Ben presto ci trovammo di fronte a una contraddizione tanto spiacevole quanto insanabile: per ragioni che sarebbe troppo lungo raccontare (diciamo di programmazione), alla compagnia di Radiospazio, si presentò la prospettiva di lunghi mesi inattivi: il blog, strumento di comunicazione e di dialogo (con non si sa quale pubblico) ci apparve improvvisamente come una barchetta che non aveva senso calare in acqua nemmeno per la cerimonia inaugurale. O la si lasciava lì sulla spiaggia a marcire, o ci si imbarcava senza una rotta, in attesa che l’attività teatrale riprendesse. Così facemmo predisponendoci a una lunga, forse lunghissima fase di intrattenimento (come un prologo spropositato) e forse a un naufragio, che sarebbe stato comunque meglio di una inerte attesa, lì sulla riva, a guardare i velieri che filavano via disinvolti. Dopo qualche mese di navigazione in compagnia di pochissimi amici, il blog incominciò a crescere. La rotta era sempre bizzarra e a volte un po’ umorale, ma evidentemente le persone incuriosite dal frammentario erano più di quante pensassimo. Oggi sono (siete) in diecimila a seguire Radiospazio, che è una testata sempre più scollegata dalla sua ragione originaria. (Ma siamo tutti un po’ scollegati, e forzatamente, direi).

 

 

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2 pensieri riguardo “Radiospazio, piccola storia di un blog

  1. Il “frammentario” può essere scheggia di gioiello prezioso , eco di pensiero che analizza senza sosta . La scelta generosa di chi vuole condividere con chi non sa o non ha modo per accedere ai segreti di un sapere fecondo .

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