GIORGIO MANGANELLI, Quando la scheda prende il volo

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Giorgio Manganelli secondo Tullio Pericoli

Riferire di un libro può essere un esercizio deprimente per chi scrive e per chi legge, a meno che l’autore della scheda non sia Giorgio Manganelli, consulente editoriale di lungo corso per Mondadori, Einaudi, Adelphi, Garzanti e Feltrinelli. Ammesso che la scheda di lettura di un libro sia qualcosa di simile a un genere (come non mi sembra illecito pensare), Manganelli opera dall’interno una squisita infrazione: non tanto perché ignora con grazia qualsiasi ipocrita obiettività, quanto perché l’io manganelliano è l’entità che guida la danza. Come a volte accade, l’infrazione delle regole produce effetti virtuosi; così, la scheda di non importa quale romanzo (o romanzetto) diventa una tappa nell’esplorazione della poetica dell’autore (della scheda stessa). Ne è un bell’esempio questa pagina sul romanzo di Stephen Hudson, A True Story, The Falcon Press, London, 1948, nella quale Manganelli lascia trapelare con eleganza la sua avversione per le scritture «oneste» e per le «verità» in letteratura. Anche chi, come me, non ha letto il romanzo di Stephen Hudson (che non fu ovviamente tradotto in italiano dopo questo giudizio), deve essergli grato per aver generato involontariamente una pagina così divertente e ricca di spunti critici.

Mi pare un libro singolarmente, nobilmente noioso. Non posso dire che sia infimo trash: ha una sua grazia crepuscolare, una minuta, pedante dolcezza da miope; e pertanto la noia che ne emana è piena di decoro, di dimessa onestà. Oh nessuno negherà che si tratti di libro «onesto»: il materiale è tutto di prima mano, e si ha la chiara impressione che qualcuno si sia dato la pena di vivere, allo scopo di bene informarsi sulle cose che accadono nella vita: genitori ottusi o un poco svagati, scuole snobs, prepotenti giovani amici, viaggi in luoghi eccitanti (America), amori e matrimoni.
È tutto «vero», come è detto anche nel titolo, che vuol essere una leale promessa di galantuomo ma, come spesso accade alle cose vere, include anche una certa, inevitabile dose di falso: l’onestà non è solo nell’occhio dello scrittore, è una qualità leggermente deteriore che circola in tutti gli eventi, un che di dolcemente stantio, un’ombreggiatura, una mentita aureola da fotografia di defunti.
Offrire seicento pagine rilegate di veridica favola al lettore fiducioso non mi pare giusto: anche gli utenti della noia possono aspirare a cose più mordenti.

Giorgio Manganelli, Estrosità rigorose di un consulente editoriale, Adelphi

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