La Striscia. MICHEL DE MONTAIGNE

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L’ateniese Demado condannò un concittadino, impresario di pompe funebri, perché era esoso nei prezzi e perché traeva profitto solo dalla morte di molti. Questo modo di giudicare presenta però il fianco alla critica, perché nessuno si avvantaggia mai se non danneggiando gli altri. Bisognerebbe perciò condannare ogni sorta di guadagno.
Il mercante non fa ottimi affari se non per le dissolutezza dei giovani; l’agricoltore se non vende il grano a prezzo elevato; l’architetto se non vanno in rovina le case; il giudice se gli uomini non litigano; e persino il sacerdote trae vantaggio dalla morte e dai vizi. Non c’è medico, secondo il comico greco (Filemone, n.d.r.), che abbia cara la salute dei propri amici; e non c’è soldato cui stia a cuore la pace della propria patria, e così via. Quel che è peggio, poi, se ognuno di noi scruta la propria coscienza, scopre che i nostri desideri più profondi nascono e si nutrono a spese altrui.
Pensando a ciò, mi è capitato di notare che, così operando, la natura non viene meno alla sua universale economia, visto che i fisici ritengono che ogni cosa nasca, si nutra e cresca grazie alla corruzione e alla morte di un’altra:

Nam quodcumque suis mutatum finibus exit,
Continuo hoc mors est illius, quod fuit ante.

(Poiché, qualunque corpo il termin passa
Da natura prescritto all’esser suo,
Questo è sua morte, e non è più quel desso)
Lucrezio, De rerum Natura, traduzione Alessandro Marchetti

 

Michel de Montaigne, Saggi, “Il profitto dell’uno è svantaggio per l’altro”,
Rea edizioni, a cura di Fabrizio Cristallo

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