GIACOMO LEOPARDI, LA CONVERSAZIONE ALL’ITALIANA

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Come i Presidenti del consiglio, anche i classici non andrebbero tirati per la giacchetta, ma lasciati agli specialisti. Lo so, e me lo sono ripetuto fino a poco prima di pubblicare questo post, ma poi ho ceduto alla tentazione – facile, lo confesso – di calare questo ritratto del conversatore italiano di due secoli fa nella realtà dei nostri giorni. Bisogna sempre contestualizzare, è vero, ma gli argomenti della riflessione leopardiana ci conducono direttamente alle tecniche comunicative attualmente in uso nel nostro paese (quando non si arriva alle randellate). Il gusto per la battuta ad ogni costo, la provocazione come espediente dialettico, la prevaricazione e la furia che sostituiscono l’ingegno ci appaiono, stupidamente, come quegli arrugginiti strumenti medici di qualche secolo fa di fronte ai quali diciamo: “Pensa tu come si massacravano una volta!”, senza pensare che li stiamo usando noi stessi, ancora oggi, in versione cromata e con un design “moderno” che ce li fa sembrare nuovi.

In Italia il più del riso è sopra gli uomini e i presenti. La raillerie,* il persiflage*cose sì poco proprie della buona conversazione altrove, occupano e formano tutto quel poco di vera conversazione che v’ha in Italia. Quest’è l’unico modo, l’unica arte di conversare che vi si conosca. Chi si distingue in essa è fra noi l’uomo di più mondo, e considerato per superiore agli altri nelle maniere e nella conversazione, quando altrove sarebbe considerato per il più insopportabile e il più alieno dal modo di conversare. Gl’Italiani posseggono l’arte di perseguitarsi scambievolmente e di se pousser à boutcolle parole, più che alcun’altra nazione. Il persiflage degli altri è certamente molto più fino, il nostro ha spesso e per lo più del grossolano, ed è una specie di polissonnerie*, ma con tutto questo io compiangerei quello straniero che venisse a competenza e battaglia con un italiano in genere di raillerie. I colpi di questo, benché poco artificiosi, sono sicurissimi di sconcertare senza rimedio chiunque non è esercitato e avvezzo al nostro modo di combattere, e non sa combattere alla stessa guisa. Così un uomo perito della scherma è sovente sconcertato da un imperito, o uno schermitore riposato da un furioso e in istato di trasporto. Gl’Italiani non bisognosi passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue. Come altrove è il maggior pregio il rispettar gli altri, il risparmiare il loro amor proprio, senza di che non vi può aver società, il lusingarlo senza bassezza, il procurar che gli altri sieno contenti di voi, così in Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare, è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l’offendere quanto più si possa il loro amor proprio, il lasciarli più che sia possibile mal soddisfatti di se stessi e per conseguenza di voi.

*scherno * canzonatura * far uscire dai gangheri * impertinenza

Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente degli italiani, 1824

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