L’odio di una madre. HERVÉ BAZIN, VIPÈRE AU POING

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Nel romanzo presumibilmente autobiografico di Hervé Bazin, Vipère au poing, la storia del giovane Jean Rezeau ci proietta nell’universo di un rapporto madre-figlio atipico per chi si voglia convinto sostenitore che l’amore di una madre sia pur sempre qualcosa che non ci abbandonerà mai.
Ma se a parlare fosse invece l’odio di una madre? Se la convinzione fosse che invece è proprio l’odio di una madre a non darci scampo? Ecco che ci troviamo ad inseguire la disperata avventura intrapresa da Jean, detto Brasse-Bouillon, alla ricerca delle parole per dire di una donna alla quale nessun nomignolo sarebbe stato più adatto di quello datole dai figli: Folcoche, una contrazione tra folle (folle) e cochonne (maiala). Una madre che non ha nulla di materno, che si relaziona ai figli attraverso la ferocia del diktat nella speranza di far di loro dei perfetti borghesi di facciata. Nessuno spazio all’amore, il racconto si articola su un solido scambio tra attacco e contrattacco da parte di Jean nei confronti della madre alla quale sente, amaramente, di somigliare più di quanto potesse mai immaginare.
                                                                                                                                                 Luana Doni

E la pistolettata? Te la ricordi, Folcoche, la pistolettata?
[…] dicevi sempre: « non mi piacciono gli sguardi bassi. Guardatemi dritto negli occhi. Saprò cosa pensate.»
Così, ti sei prestata tu stessa al nostro gioco. […] A cena, in silenzio, ecco il momento perfetto. Niente da dire. Non mi coglierai in fallo. Tengo le mani sulla tavola, la schiena dritta e ben appoggiata alla sedia. Sono terribilmente corretto. Il mio atteggiamento è impeccabile. Posso guardarti fissamente, Folcoche, è un mio diritto, e quindi lo faccio, ti fisso, ti fisso disperatamente. Non faccio altro che quello, fissarti. E, dentro di me, ti parlo, ti dico: «Folcoche! Guardami! Ehi Folcoche! Dico a te!» Allora il tuo sguardo si alza […] si alza come una vipera e si sposta alla ricerca di un debole appiglio a cui attaccarsi. Ma non esiste. No, questa volta non morderai Folcoche! Le vipere, loro, mi conoscono.”

Hervé Bazin, Vipère au poing, Grasset, Traduzione di Luana Doni

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