Lo stadio degli indignati

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C’è uno spettacolo ancora più sconfortante della furfanteria ed è l’indignazione che essa provoca, o meglio: la rappresentazione che l’indignato si sente di dover mettere in scena. Essendo privo di qualunque rudimento di recitazione, l’indignato  che rappresenta la sua indignazione sembra uno di quegli attori che all’inizio provocano pena, poi imbarazzo, poi irritazione per l’impudenza che mettono in mostra;  se si esibisse su un palcoscenico e davanti a un pubblico pagante verrebbe sommerso da fischi e ortaggi; invece, essendo l’indignazione l’humus più diffuso, finisce per recitare davanti a una platea di indignati in tutto simili a lui – un po’ come i poeti da quattro soldi che si leggono e s’incoronano fra loro. Analfabeta com’è, l’indignato improvvisa copioni sgangherati: quelle che ritiene siano denunce infuocate  sono solo enunciati del suo Io offeso – un Io che egli ritiene tanto fragile e immacolato da doverlo proteggere come fa un imam con la verginità delle sue figlie. Tendenzialmente bulimico, l’indignato patisce i morsi di una fame sempre più rabbiosa; il suo palato pruriginoso ama i cibi differenziati, di conseguenza egli esterna su tutto, dai politici ai cartelli stradali con la stessa intensità, così come il suo messaggio è sempre uguale: lo schifo, sì, lo schifo che promana da tutto e da tutti: uno schifo cosmico e irrefrenabile da cui si sente prima minacciato poi sommerso. Rabbioso com’è, (mai che si esprima con parole incisive, ferme e vibranti) l’indignato precipita spesso nell’assurdo. Mi ricorda, in questo, un avvocato che incontravo tanti anni fa allo stadio: bolognese vecchio stampo, odiava ferocemente la Juventus (molto amata dalla Romagna). Erano i primi anni Sessanta e la squadra torinese schierava giocatori come Charles, Sivori e Boniperti. Il Bologna, squadra di casa, cercava di contenere i danni. Non appena le maglie bianconere apparivano dagli spogliatoi, l’avvocato veniva sopraffatto dall’indignazione; diventava paonazzo e con voce strozzata incominciava a gridare: “Maledetti! Andate via!”. Tutti si chiedevano se era matto, dopo tutte quelle ore di attesa sulle gradinate, e con quel che era costato il biglietto… Ma l’avvocato continuava: “Pupi schifosi prezzolati dagli Agnelli! Via… fuori da questo stadio!” Per fortuna il clamore generale era tanto forte che le squadre non sentivano e la partita incominciava lo stesso. Oggi, tutto lo stadio è pieno di indignati e la partita non si gioca più. Al suo posto c’è un’altra cosa, maleodorante e informe, che non si riesce a definire.

P.S. Nei soggetti più permeabili la rappresentazione dell’indignazione può assumere le forme dello squadrismo (vedi il tentato “arresto” dell’ex deputato Osvaldo Napoli).

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