Vegano in salsa macabra

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È un mio (tollerabile) rammarico non aver mai visto il museo del Grand Guignol, a Parigi, in rue Blanche, vicino a Pigalle. Me lo chiusero a tradimento, nel 1963; in seguito avrei cercato di compensare quella mia curiosità leggendo l’antologia di testi che Corrado Augias aveva curato per Einaudi nel 1972. Erano copioni modesti, ruvidi ed efficaci che piacevano a un pubblico desideroso di sensazioni forti. E più il pubblico gradiva, più si rincarava la dose. Gli autori conoscevano il mestiere (ci passò anche qualche titolato, però), erano ruvidi ma efficaci, puntavano al sodo, cioè al brivido immediato. Qualche volta aleggiavano implicazioni sociali (un sindacalista promuove lo sciopero dei treni ma a farne le spese è il suo figlioletto che muore tragicamente), ma per lo più lavoravano “a schiaffo” con sbudellamenti, strangolamenti, mutilazioni, esecuzioni capitali. Tutto improntato al massimo realismo.
Il repertorio alimentava il museo, nel quale si potevano passare in rassegna i morbosi effetti speciali che venivano realizzati in scena; fra essi si segnalava un impiccato che sussultava artisticamente mentre penzolava dal cappio.
Declinata la fortuna delle rappresentazioni, che erano iniziate nel 1897, il museo chiuse i battenti. Oggi la porta del Grand Guignol – ammodernato, sgangherato, insinuante, si socchiude con un post del ristorante vegano Piovono zucchine, di Brindisi. Ma qui il macabro nasce da un cinismo da cui ci si sente, chissà perché, assolti a priori in nome di un egocentrismo nel quale l’altro non è previsto, nemmeno se si tratta di un terremoto: “A noi non interessa se sta infastidendo qualcuno”, dichiarano le proprietarie del locale. E poiché le reazioni non sono mancate, chi protestava è stato rimbeccato: “Lei sta facendo qualcosa per le Marche oltre che indignarsi e condividere post sul terremoto? Ha mangiato tranquillamente a casa sua con la sua famiglia? È comodamente seduta ad indignarsi di quello che fanno gli altri? Bene, continui a fare quello che fa, noi facciamo altro.” Si apprende poi , dalle stesse incomprese proprietarie, che il messaggio intendeva scuotere le coscienze. (Senza perdere d’occhio la cassa, tuttavia, visto che non ci si dimentica di scrivere in calce: ”Aperto il 31 a cena”.)
Può darsi che la pubblicità di Piovono zucchine abbia funzionato. Certo ha riconfermato una semplice verità: astenersi dalla carne e dal sangue non preserva dal macabro.

 

 

 

 

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