Il cartellone del Teatro Stabile d’Abruzzo. LA PESANTEZZA OPACA DELLA FRIVOLEZZA

Schermata 2016-10-20 alle 17.51.05.png

La questione dei generi (letterari, ma non solo) è antica; volendo, la si può far risalire ad Aristotele. Per restare un po’ più vicini, si può ricordare l’orgogliosa necessità che Henry James rivendica ai generi alla fine del XIX secolo: “I ‘generi’ sono la vita stessa della letteratura, e la verità e la forza nascono dal completo riconoscimento di essi, dall’abbandonarsi al massimo nei loro sensi rispettivi, e dall’affondare profondamente nella loro coerenza”. Ma per un critico della tarda modernità, Fredric Jameson, il sistema del mercato li ha fortemente indeboliti, così che “Persistono nella loro vita dimezzata dei generi subletterari della cultura di massa, trasformati nelle collane di libri economici in vendita nei supermercati e negli aeroporti”.
Insomma, la questione si presenta come delicata e scivolosa ma quest’anno il TSA taglia il nodo proponendo un’efficace, anche se un po’ drastica, sintesi. Commedia, tragedia, dramma, pantomima, atto unico, acte sans paroles, mise en espace, tragicommedia, teatro del racconto, fiaba drammatica, farsa, ecc. sono un ingombrante fardello; come risulta dal cartellone dell’Ente abruzzese, in teatro esistono due generi, e non di più, il Teatro Comico e tutto il resto, che viene denominato, con critica sottigliezza, Panorama Teatro. Gestalticamente, la figura in primo piano è il Comico; il Panorama se ne sta, nella sua indeterminatezza, sullo sfondo; lo si poteva anche indicare come “Quella roba che si fa sul palcoscenico”, ma sarebbe stato inelegante. Qualcuno, da quanto si può leggere in rete, ha mugugnato, ma la dichiarazione della Presidente del TSA ha enunciato con limpida franchezza i suoi intenti, e quando la scelta è nitida si è già molto avanti: “Noi non siamo un ente privato ma un ente pubblico e il nostro dovere è rendere felici le persone che ci sostengono, cioè gli aquilani e gli abruzzesi che, anno dopo anno, continuano a confermare le loro presenze. Il programma che abbiamo elaborato, improntato a una maggiore leggerezza, propone contenuti coerenti con le esigenze degli spettatori.” Il termine “leggerezza” può essere molto variamente declinato; Calvino, ad esempio, nelle sue Lezioni americane, individua due leggerezze opposte: “Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.” È anche vero che se ci si sofferma troppo su Calvino, un cartellone teatrale chissà quando vien fuori, quindi è meglio tagliar corto e partire dal presupposto che chi governa un ente pubblico conosce, se non altro per ragioni di ruolo, quali sono le esigenze del pubblico – e i palinsesti televisivi stanno lì a confermare che il pubblico vuole soprattutto ridere. Qualcuno, come Walter Benjamin, fin dagli anni Trenta, riflettendo sul servizio pubblico suggerì una piccola regola: “Diamo al pubblico ciò che vuole ma con qualcosa che ci mettiamo noi” (e pazienza, mi viene da aggiungere, se la felicità del pubblico sarà appena un po’ meno estatica). Ma Benjamin, purtroppo, non fa ridere – certo assai meno di Dado, con “i suoi pezzi che hanno scatenato l’euforia del web e che hanno superato online la quantità di spettatori di una seconda serata televisiva.”.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...