Foto storiche. La Fiera di Milano del 1953

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In quegli anni, varcare i cancelli della Fiera di Milano era come andare a fare quattro passi nella vertigine del Futuro e tornare a casa con un frammento di Meraviglia che certificasse l’avvenuto viaggi – a questo indotti anche dalla filosofia dell’evento, che era commercialmente solida: inutile fantasticare su ciò che sarà, è molto meglio venderlo. Al richiamo della Fiera resistevano alcuni intellettuali, che all’epoca pensavano intensamente alle masse ma non alla cultura di massa, e pochi altri;  i non milanesi si organizzavano in carovane e riuscivano a risalire anche notevoli porzioni d’Italia su auto dai grandi musi ansimanti. Ritornavano con una scorta di racconti su quel Progresso che di lì a poco avrebbe abbracciato tutti, indistintamente, poveri e ricchi del nord e anche, perché no?, del sud. Nella concitazione, tutti raccontavano contemporaneamente; ne usciva un affresco frammentario e vorticoso post-futurista, che forse rendeva l’idea ma che nei dettagli risultava indecifrabile. I bambini erano gli ascoltatori più rapiti. Quei racconti innescavano le fantasie su giocattoli meravigliosi e accessibili a tutti, come nel Paese dei balocchi. Non si parlava né di denaro né di prezzi. Emergeva, dalla Fiera, un socialismo buono e disinteressato, come potrebbe essere quello di un Babbo Natale laico e meno smanceroso. La foto che pubblichiamo si riferisce al reparto elettricità, nel quale campeggiavano i trenini, che, come è noto, erano i giocattoli degli adulti. I racconti sui trenini dei padri infantiloidi erano i più sfrenati, per non dire i più deliranti: confortati dall’iperrealismo delle vetture e delle locomotive, i padri narravano di minuscoli passeggeri meccanici, omini e donnine semoventi, addirittura dialoganti, certamente capaci di salire e scendere dai vagoni e di chiedere informazioni a uno snello capostazione impaziente di soffiare nel suo fischietto. Naturalmente non veniva prodotta nessuna prova di questa sorprendente vita lillipuziana. I bambini si dovevano fidare. Qualche reperto che comprovava il viaggio nel Paese delle Meraviglie veniva tuttavia esibito, ma col meraviglioso non aveva nulla a che fare. Un esempio per tutti: uno stenditoio che, grazie a un ingegnoso sistema di carrucole, permetteva di far asciugare i panni a pochi centimetri dal soffitto, sulla vasca. I membri della famiglia che non mostrarono un adeguato entusiasmo nei contronti della moderna invenzione si presero dei passatisti nemici del Nuovo, e lo stenditoio aereo, carico di panni, continuò a sgocciolare per anni sulla testa di chi faceva il bagno, a dimostrazione che il dopoguerra era ancora duro a morire.

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