Le rose dell’anarchico. JAROSLAV HAŠEK

hasek e soldati fatto

Su Jaroslav Hašek abbiamo già pubblicato un post (https://wordpress.com/post/radiospazioteatro.wordpress.com/6185) ricordandone, oltre all’impegno politico disordinatamente anarchico, l’amicizia con Kafka e il romanzo Il buon soldato Sc’vèik,  grande affresco antimilitarista nel quale si scontrano due forze sproporzionate ma ciascuna a suo modo devastante, la candida, eversiva idiozia di Sc’vèik e la feroce demenza della macchina bellico-burocratica. La popolarità di Hasek è legata principalmente a questo romanzo (anche grazie alla riscrittura teatrale che ne fece Brecht); come spesso capita, il successo di un’opera celebrata ne oscura altre, in questo caso i racconti, nel quali Hasek stempera la comicità nell’ironia immergendola in una soluzione che contiene qualche traccia di malinconia.

Un mazzo di rose

Da sei mesi stava il mazzo di rose bianche nel vaso del salotto, appassito e secco.
Mia figlia ci teneva moltissimo, e ammoniva sia me che la serva.
«State attenta a quelle rose, quando fate le pulizie. E tu, papà, non ti mettere le rose del signor Marìk nel tabacco.»
«Sei matta, Carla? Sai bene quanto io stimi simili doni d’amore».
Dovete sapere che una piccola aggiunta di petali di rose aromatizza il fumo, ma non bisogna comprarle secche dal droghiere, perché vi mischiano tanti altri fiori, per esempio le peonie, che i ragazzi raccolgono nei cimiteri, e valle poi a fumare!
Un pomeriggio mia figlia Carla tornò dalla passeggiata portando a casa un altro mazzo di rose, non bianche ma gialle.
«Sono anche queste del signor Marik? »
«No papà, queste belle rose me le ha regalate il signor Biner.»
«E del primo mazzo che farai?»
«Puoi tagliarlo a pezzetti per il tuo tabacco, papà.»
E da quel momento mi dedicai al taglio delle rose bianche ormai secche, mentre nel vaso odoravano le fresche rose gialle.
Ma anche le rose gialle divennero secche, e quanto più stavano nel vaso, tanto più diminuiva la mia provvista. «Fra poco finirò di fumare il signor Marìk; e dopo?»
Finché un giorno mia figlia Carla portò a casa un nuovo mazzo di rose, questa volta rosse.
Caro papà, il giovane Kautsky mi ha dato queste rose, e chiede il permesso di venirci a trovare qualche volta.
Quel giorno tagliai a pezzetti nel mio tabacco le rose gialle del secondo mazzo e il fumo svanì come le speranze del signor Biner.
«Fumo il signor Biner, e che sarà dopo?»
Poi mi misi a fumare le rose secche comprate dal droghiere, perché il signor Kautsky, quando si fu sposato con mia figlia Carla, non portò più mazzi di rose.
Questi regali gli uomini li fanno solo prima delle nozze.

Jaroslav HašekUn mazzo di rose, “La casa felice”, Mondadori , Traduzione Ela Ripellino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...