Siamo uomini o gavettoni?

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Il caso è finito su giornali e telegiornali che lo stanno spolpando con gusto – precisando scrupolosamente che sarà la magistratura a chiarire i rapporti fra l’avvocato De Cesare e la pm Serra. In questa vicenda generata da una tragedia (ventisette morti) e digradante, oggi, nella malinconia della pochade di provincia, la cosa che colpisce di più è l’entrata in scena di un’entità eteroclita (come potrebbe esserlo, che so?, l’ingresso del ragazzo del bar con due cuba libre mentre Riccardo III seduce lady Anna davanti al feretro  del di lei marito dopo averlo cinicamente eliminato): il Gavettone.
Il Gavettone era uno dei personaggi mitici che popolavano la saga delle caserme; ad esso gli anziani irroravano le reclute, cercando sfogo a pulsioni sessuali che, represse, dovevano sfociare necessariamente nella violenza. La stessa pratica si riproponeva anche nell’ambito della goliardia, insieme al denudamento dei neo iscritti, le cui parti intime venivano sottoposte, nei rituali più efferati, a bruciamenti con candele e a trazioni di sapore medioevale pecoreccio. In questi giorni abbiamo appreso dall’avvocato De Cesare che il Gavettone è praticato anche in ambito forense – non durante il dibattimento in aula, si capisce, e neppure negli studi professionali, ma durante quelle festicciole che sono necessarie a ritemprare il corpo e lo spirito affaticati dallo studio del diritto. L’avvocato De Cesare, tanto esuberante quanto schietto, spiega le cose con molta semplicità: quando smette i panni dell’uomo di legge, anziché andare in bettola a giocare a carte come Machiavelli, si trasforma in un goliardo irrefrenabile, non ce n’è proprio per nessuno, guai a chi gli capita sotto; così, proprio per colpa di un Gavettone maldestro e impertinente, la pm Serra, che stava festeggiando il compleanno in un locale di classe (ospitava anche Umberto Smaila), fu irrorata da uno spruzzo malandrino. Bisognava riparare. Un mazzo di fiori? Un biglietto da qualche verso di d’occasione? No, la cosa più elegante parve a tutti i buontemponi presenti (avvocati anch’essi?) fare ricorso al buon vecchio galateo da spiaggia (dei bambini e dei vecchi gagà ancora in foia di acchiappare):
“dire, fare, baciare, lettere, testamento”. Data l’avvenenza della signora (che ha dichiarato, dal canto suo: “Ma essere bella non è un peccato”), l’avvocato optò per il baciare – e per sottolineare il suo pentimento decise di sfiorare rispettosamente il piede del magistrato con le labbra, col palpito di una farfalla contrita che abbia disturbato il naso di un austero notaio durante la consultazione di un codice. La foto che ha fatto il giro del web sembra raccontare altro, ma si sa che con photoshop si commettono le peggiori manipolazioni e che ogni occasione è buona  per attaccare la magistratura e i suoi dintorni.

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