Gli impeccabili. L’ombra di Flaiano, sessant’anni dopo

Schermata 2016-06-29 alle 13.09.37.pnghttp://www.notixweb.com/v-raggi-ha-compiuto-un-gesto-senza-precedenti-neanche-una-riga-sui-giornali-guardate-cosha-fatto/

Forse il Diavolo, più che nei dettagli, si nasconde, maligno com’è, negli aggettivi – che proprio dettagli non sono, lo dico per esperienza personale: a volte, durante la stesura di un post, mi rendo conto che l’aggettivazione sta diventando un po’ tropicale ma lascio correre, confidando nell’indulgenza degli amici del blog e nel curioso rapporto pubblico/privato che con essi si è venuto stabilendo.
Invece per il giornalista gli aggettivi sono dettagli (?) decisivi. Ne ho raccolto uno, piccolo e all’apparenza innocente, ma dal profumo penetrante come quello dei piccoli fiori di tiglio che annunciano l’estate. Anche l’aggettivo di cui parlo annuncia forse una stagione, chi lo può dire? – spicca, pur minuscolo, in mezzo al praticello di una cronaca che registra un gesto “straordinario” della neosindaca di Roma, Virginia Raggi. La fresca prima cittadina dell’Urbe (gli effetti del tiglio sono contagiosi) “Ha partecipato alla celebrazione del 36esimo anniversario della uccisione del sostituto procuratore di Roma freddato nel 1980 dai Nar in Viale Jonio”; il giornalista, colpito dall’originalità del gesto, si entusiasma e se la prende coi media troppo distratti. Purtroppo la sua cronaca passa subito dall’inedito al frusto del luogo comune: “In impeccabile tailleur pantalone blu scuro, sguardo compito ma sorriso pronto per chi l’avvicinava tra cittadini e sostenitori…”. Ecco il fiorellino: quell’”impeccabile” profuma di zelo, di rispettabilità, di febbricitanti e modeste aspettative che ci auguriamo riguardino solo l’articolista e non la destinataria del letterario omaggio. Vogliamo credere che Virginia Raggi, quella mattina, dopo la toilette, abbia semplicemente scelto un abito adatto alla cerimonia e che l’”impeccabile” l’abbia aggiunto il poeta, nel quale si riverbera l’impietoso ritratto dell’aspirante giornalista che Ennio Flaiano tracciò nel 1956:

Esami di giornalismo:

« Lei è cronista ? Mi dica qualcosa della Testimone».
«Indossava un abito di seta viola con borsa e guanti neri e scarpe alte di camoscio ».
«E il Presidente ?»
«Il Presidente è sceso dalla sua Fiat 1400, targata Roma 179553».
«E l’Avvocato?»
«Indossava un vestito grigio scuro di flanella con cravatta nera ed è sceso dalla sua Fiat 1100 grigio-latte targata Roma 182100».
«Passiamo allo sport. Descriva liricamente qualcosa ».
« La difesa è un sol uomo, un sol cuore, annienta se stessa nello spasimo di un finale che brucia e travolge».
«Sia lirico e patriottico»
«Undici macchie azzurre, centomila cuori che dagli spalti gridano nel solenne tramonto un sol nome: Italia! ».
«Sia lirico e pessimista».
« Il sole si nascose tra le nubi quasi temesse di turbare con la sua presenza la mesta cerimonia ».
«Sia lirico e ottimista».
«Verso la fine della mesta cerimonia un timido sole invernale squarciò le nubi, quasi a porgere il suo estremo saluto».
«Bene. Torniamo alla cronaca. Se avessi un amante, che cosa sarei?».
«Un maturo Don Giovanni».
«E se fossi anche povero?».
«Un Don Giovanni da strapazzo ».
«Chi era Don Giovanni?»
«Un prete, immagino».

Ennio Flaiano, Diario notturno, Bompiani

 

 

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