Capita, a volte, che un libro… IDA BASSIGNANO, MARIA D’BERLÒC

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Capita, a volte, che un libro veda la luce un po’ tardi, come certi bimbetti non pianificati che vengono a mettere sottosopra una casa tranquilla, assestata nel tempo e magari anche priva di una stanza attrezzata in cui comprimere tutta quella infantile invadenza. Questo è accaduto a una cara amica, Ida Bassignano, che dopo molti anni passati fra teatro e radio (con qualche distrazione televisiva) ha tirato fuori questo piccolo romanzo che col teatro non ha apparentemente a che fare. Dico apparentemente perché nel lavoro di Ida (di regia e di scrittura) il racconto c’entra invece molto; le sue drammaturgie e le sue messe in scena tendono a una narrazione che sviluppa una galleria di figure femminili disegnate con una leggerezza attenta e anche un po’ beffarda, collage di donne che ricordano attrici lontane, parenti sbiadite, ipertrofiche signore di una certa (a volte presunta) buona società verso la quale Ida ha un rapporto di attrazione/repulsione molto fertile. Qui, in questo romanzo, quella sua attenzione prende sottobraccio la memoria e le due imboccano in buona armonia la strada della scrittura sulla pagina anziché quella della scrittura scenica. Quando Ida mi accennò a questa impresa, me ne stupii: per una sorta di orgoglio altezzoso e un po’ snobistico di categoria, mi è cara l’idea che un drammaturgo si astenga dal mescolarsi alla turba indifferenziata di chi scrive romanzi, e che come l’ascetico e aristocratico scudiero di Lazzarillo de Tormes debba delibare con un certo sdegno, giorno per giorno, la sua faticosa condizione. Oggi devo dire che, a parte i miei sussiegosi pregiudizi, Ida ha fatto bene a scrivere questo libro e l’editore Iacobelli a pubblicarlo.
Ve ne proponiamo un piccolo frammento, ma sull’argomento torneremo presto, prima del 14 giugno, in occasione della presentazione del libro a Torino, alla quale siete fin d’ora invitati.

La portina verde.
Bruchi. Mai più visti così. Bruchi sgargianti, verde o azzurro intenso, con i peduncoli gialli o rosso fuoco.
‘Gatte pelose’ striscianti su un ramo come un pezzo di pelliccia nera che si muove.
Oleandri rosa e bianchi nei mastelli di legno, che la nonna d’inverno fa trasportare in cantina dai contadini più robusti.
I fiori carnosi e inebrianti della vecchia magnolia e le ortensie azzurre e rosa vicino al fosso (la bialèra).
Le lunghe siepi di bosso verde scuro, sagomate a muretto e a pagoda, limiti tra i giardini e gli orti.
Gatti, gatte, gattini, che saltellano, si strusciano o dormono nelle aiuole di portulache arancioni, o dentro le siepi, su un incrocio di rami, o sulla panchina di pietra calda di sole… e i cani, che li annusano o li cacciano, legati a corda lunga sotto il pino.

E la finestra dipinta sulla facciata, con le persiane verde stinto chiuse, a nascondere sicuramente una stanza segreta.

E la cucina con la stufa economica sempre accesa, dove tutti vivono d’inverno, e la sala da pranzo che odora di muffa, coi ritratti di famiglia; il pianoforte scordato; lo stanzino foderato di librerie coi libri proibiti; il salotto con la boiserie sulla parti basse delle volte affrescate, dove asciuga il grano rovesciato a terra in montagne d’oro vecchio….
Questo è il mondo di Carola, chiamata Lola.

Ida Bassignano, Maria d’Berlòc, Iacobelli editore

 

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