L’Aquila 6 aprile 2009

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Urban knitting. Lavoro a maglia urbano. Una bella contraddizione, il lavoro a maglia, per tradizione, attiene a una dimensione intima, da dopoguerra, più che alla comunità: il tintinnio dei ferri nella penombra che circonda una lampada da quaranta volt, da dopoguerra; la zia dimenticata che prova a farsi accettare dalla famiglia riottosa, del tutto disinteressata ai maglioni per i ragazzi con i disegni paleonorvegesi, e ai calzettoni meno ancora, figuriamoci, con quella lana ispida che punge i polpacci adolescenti. Invece l’associazione aquilana Animammersa ha sottratto lo sferruzzare alla nebbia del Domestico e lo ha proiettato su una città fatta a pezzi dal terremoto e dagli uomini. “Mettiamoci una pezza” è stato il loro programma – e non per nascondere le rovine, ma per metterle in evidenza. Qualche anno fa crearono la coperta più grande della storia con i tasselli che giunsero, firmati uno per uno, da ogni parte del mondo. Nodi che non si dovrebbero sciogliere.

 

 

 

 

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