MASSIMO BONTEMPELLI, LA SPIAGGIA MIRACOLOSA (racconto)

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CARRA-CARLO-1-PITTORILIGURI.INFO_Carlo Carrà, Marina

Dell’etichetta “Realismo magico” si fa un uso spesso un po’ disinvolto,  forse perché gli ossimori attirano sempre, forse perché le etichette sono facili da applicare senza troppa fatica. Questo racconto (datato 1928) di Bontempelli, che del Realismo magico fu teorico, oltre che praticante, esegue sotto gli occhi del lettore un esemplare gioco di prestigio trasformando, con un coup de théâtre narrativo, un semplice interno borghese in un paesaggio realistico e al tempo stesso metafisico.

Io ero nel numero di quegli eroi che non avevano fuggito Roma all’assalto dell’estate. L’eroina eletta a confortarmi si chiamava Aminta. Questo una volta era nome di maschio; ma il padre della mia donna non conosceva la storia letteraria. Ai primi calori di quell’estate, non avevo faticato a convincere Aminta che dovevamo rimanere a Roma, anziché andare ai monti o al mare. Perciò fui molto maravigliato un giorno, quando Aminta, accostandosi a me nel profondo divano dello studio, disse tutt’a un tratto: «Caro, dovresti farmi un piccolo regalo, dovresti farmi fare un bel costumino da bagno.»
Subito m’insospettii: «Perché, Aminta? Che ti piglia? Non stiamo divinamente bene a Roma? Non ti verrà l’idea di andare ai bagni? «Sì, stiamo tanto bene a Roma, ma vorrei un bel costumino da bagno così… per avere un bel costumino da bagno.» «E poi che lo avrai?» «Me lo metterò.» «Quando?» «Ogni tanto. Un po’ tutti i giorni.» «E poi?» «E poi dopo me lo leverò.» «È tutto?» «È tutto. Te lo giuro.»
Era tanto limpida che il sospetto s’era dileguato dal mio animo. «D’accordo, cara. Fatti un bel costumino da bagno.» Batté le mani e fece un gran salto per allegrezza e mi baciò teneramente.
Dopo qualche giorno avevo quasi dimenticato quel giuoco, ma una mattina Aminta mi disse: «Tra un’ora, quando torni, è pronto.» «Che cosa?» «Il costume da bagno.» «Davvero?» «Sì, fa’ presto a tornare, vedrai, è riuscito una maraviglia.»
Rincasando, nutrivo ancora qualche sospetto : «Questa storiella del costume non preluderà a una campagna per farsi condurre al mare?». Entrato nello studio, mi accolse la sua voce dalla camera accanto.
«Non sono ancora pronta, aspetta sul divano!»
«Va bene… Ecco, sono seduto sul divano.»
Fissavo l’uscio della camera.
L’uscio della camera si aperse, nello studio entrò una gran luce, in mezzo alla luce era Aminta, vestita del suo costume da bagno. Il cuore mi impallidì. Aminta si avanzò. Quella luce veniva da lei. Era tutta la luce dei cieli, e si avanzava con lei. Io non mi mossi. Aminta si fermò in mezzo alla stanza. Era davvero maraviglioso. Giù dalla gola la seta colore di rosa pallida si tendeva a modellare il seno, si stringeva intorno ai fianchi, sbocciava in un gonnellino breve. Ora Aminta rideva di allegrezza con tutte le carni morbide, con tutto il costume verde e rosato; rideva e si scrollava come una pianta nel giardino: e la stanza era piena di profumo di paradiso. Aminta aveva gli occhi pieni di sorrisi, ora quasi lacrimava per la tenerezza. Cercava con gli occhi qualche cosa da dirmi. E la voce le tremava dicendo: «Vedi che è bello, senza bisogno di andare al mare?»
Sentii tutta la sua anima ingenua appoggiarsi a me. Fui pieno d’amore. Bisbigliai: «La modestia dei tuoi desideri merita un premio.» Lei rise allegramente; qualche cosa fremé nell’aria e venne a toccarmi. Vidi anche lei sentire qualche cosa nell’aria. E subito rabbrividire nelle spalle.«Che cos’è? Com’è bello!
Un rumore dolce e strano arrivò fino a noi, mentre tutte le cose della stanza sfumavano ai nostri occhi in una nebbia chiara, corsa d’ombre azzurre e di luci d’argento. I mormorii del suolo divennero più lunghi. Tutt’a un tratto lei dette un grido acuto e ritirò il piede, di scatto: «Guarda guarda!»
Il piede era bagnato fino alla caviglia.
«Ancora!… Continua ancora…
Il fiotto cresceva, il rumore delle piccole onde arrivava a battere il margine del tappeto, e tutte si spingevano contro i suoi piedi, lungo le sue gambe. Ella senza paura si piegò in avanti, tuffò le mani in quei flutti, le rialzò stillanti acqua: «Il mare, il mare…»
Il tappeto ardeva come la sabbia. Aminta si buttò stesa col seno giù fuori del margine, si rialzò, la seta bagnata si modellava sul suo petto, vi sollevava le piccole punte. Io estatico guardavo lei, ascoltavo il mare che era venuto a trovarci. Improvvisa un’onda più lunga mi raggiunse, sentii salirmi l’acqua su per i polpacci. S
ltai in piedi spaventato: «Aminta, è meglio che vada anch’io a mettermi un costume.»
Sì, ce n’è uno nel tuo cassettone, in basso; ma fa’ presto!»
Ed eravamo tutti e due molto felici.

Massimo Bontempelli, La spiaggia miracolosa (“Racconti d’amore del ‘900”), Mondadori

 

Ancora a proposito del Bardo. Maria Dolores Pesce, APATIA E VIOLENZA DI UN GENERALE SHAKESPEARIANO

foto coppiaNelle foto di Tommaso Le Pera: a sinistra, Eros Pagni; a destra, Raf Vallone (suo fratello Marco Andronico), Pagni, Almerica Schiavo (sua figlia Lavinia), Luca Zingaretti (Lucio, un altro suo figlio)

Se l'”After Shakespeare” del TPE da domenica si riposa un poco, proseguono i contributi shakespeariani. Eccone uno di Maria Dolores Pesce, che volentieri pubblichiamo. Si riferisce al “Tito Andronico” per la regia di Peter Stein, Stabile di Genova 1989/1990

È un doppio ritorno quello che riconduce il generale romano Tito Andronico dalla vittoriosa guerra sui barbari Goti all’Urbe. Un ritorno fisico dalle selvagge foreste del Nord alla civilissima città centro di un immenso impero. Ma è anche un ritorno interiore e psicologico dal comando di un esercito imperiale, dal ruolo pubblico cioè, alla famiglia.
Nella tragedia shakespeariana omonima, dalle fonti incerte e storicamente scarsamente attestate, si realizza dunque un viaggio in cui si sovrappongono e si mescolano epoche e storie personali in una sorta di pendolo drammaturgico, magistralmente sostenuto dalla scrittura del bardo, tra arcaico e moderno. Antenati e discendenti, in un ripetuto e ineludibile servaggio del sangue, chiedono sacrifici e reciproche vendette (quella di Tito sui figli di Tamora, la selvaggia e bellissima regina dei Goti, e quella, uguale e contraria, di quest’ultima sui figli dell’Andronico), chiedono violenza e morte. La legge e la politica chiedono gerarchie e strutture che da quel servaggio si devono riscattare. Ecco dunque che, paradossalmente, quella violenza è esercitata con distacco, quasi fosse un dovere civico e quel sangue che scorre senza freni in scena e nella storia può essere contemplato e sopportato nella apatia. Apatia che, in Shakespeare, è distacco stoico e non l’indolenza che nel moderno sentire si è sovrapposta, per debolezza, a quel primo forte significato.

 

“After Shakespeare”, la maratona a metà percorso

imageLe luci led e il sontuoso lampadario che troneggia al centro del salone, ma che figurerebbe benissimo in un teatro ottocentesco all’italiana; le poltrone quasi virtuali delle platea, in un plexiglas che finge di non esserci, segno di un Moderno che avvolge maliziosamente la Tradizione, e al centro un palcoscenico strutturato intorno a una pedana di legno prezioso che nessun teatro impiegherebbe (chi sarebbe così matto da usare quelle assai pregiate per martoriarle con i chiodi?). La prima tranche della Maratona “After Shakespeare” si è snodata lungo l’asse Antico/Moderno, così com’era prevedibile, e ci sembra che l’agrodolce abbia funzionato. In scena, le pièce di Nicola Fano (“La signora Shakespeare”), Lia Tomatis (“Il sogno di Bottom”) e Donatella Musso (“Lady M”).
Questa sera, a iniziare dalle 19, la seconda tranche: “Puck e l’Allodola” (Alberto Gozzi), “Salvate Desdemona”) (Lidia Ravera), “A Losing Suit” (Sergio Pierattini).

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Shakespeare in salone. Questa sera (e domani sera) al Circolo dei lettori

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bozza coupon circolo serata 23

 

 

DOPO IL REFERENDUM

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http://www.huffingtonpost.it/tommaso-ederoclite/la-piu-brutta-campagna-referendaria-mai-vista_b_9718492.html

Di solito siamo piuttosto sghembi rispetto alla cronaca, qualcuno pensa che, anzi, siamo del tutto avulsi ed evasivi. Effettivamente lo siamo stati, nei giorni scorsi, rispetto al referendum, come del resto ad altri innumerevoli eventi. A scoraggiarci era stata anche una brutta febbre maligna (tutt’altra cosa dalla passione) che surriscaldava i media, accompagnata da un martellare maligno e anche un po’ ottuso, non da colpo su colpo, ma da ripicca infantile. Adesso che la pratica è in via di archiviazione, le si può dare un’ultima occhiata per rendersi conto del cammino desolante che abbiamo dovuto compiere tutti su questo grigio sentiero.

PaneAcquaCulture, un magazine da seguire

pac

 

 

https://paneacquaculture.net

Profilo minimale, di una sobrietà che induce noi di Radiospazio a riflettere su certe nostre disinvolture grafiche (ma non so se ci redimeremo), PaneAcquaCulture lo abbiamo scoperto, colpevolmente, solo ora, grazie a una segnalazione. Volentieri lo proponiamo ai nostri amici di blog.
Questi sono i primi articoli che abbiamo letto, ma ci sembra senz’altro interessante una più completa ricognizione:

brunello

https://paneacquaculture.net/2016/03/31/il-realismo-magico-di-gigio-brunello-la-videointervista/
Renzo Francabandiera, Il realismo magico di Gigio Brunello – la videointervista

siaccaluga

https://paneacquaculture.net/2016/04/15/intrigo-e-amore-sciaccaluga-e-lo-sturm-und-drang/
Dolores Pesce, Intrigo e amore: Sciaccaluga e lo Sturm und Drang

sepe

https://paneacquaculture.net/2016/04/11/tra-la-vita-e-la-morte-sepe-immagina-gli-irlandesi-di-joyce/
Laura Novelli, Tra la vita e la morte. Sepe immagina gli irlandesi di Joyce

After Shakespeare” nel mare delle Sirene. Circolo dei lettori 23/24 aprile

image“La grande sala è ispirata a quello dedicato alla dea Diana nella Reggia di Venaria Reale. Splendidi fregi e due maestosi bassorilievi ovali raccontano il mito di Demetra, il parquet scuro fa da contraltare all’altissimo soffitto, da cui pende il fastoso lampadario fatto ad arte dai maestri vetrai di Burano nel 1720…” La voce della guida immaginaria dissolve lentamente dipanando il suo racconto (parla come un testo scritto, o viceversa è un testo che ha la voce impostata di una guida). Io e il tecnico Mauro Panizza rimaniamo nel salone. A tutti e due piace guardare un teatro, il suo vuoto che deve essere rimodellato in spazio scenico. Nella Sala prove Astra, dove abbiamo appena terminato le repliche degli spettacoli “After Shakespeare”, ho trascorso un certo numero di ore (molte) guardando quello spazio Continua a leggere “After Shakespeare” nel mare delle Sirene. Circolo dei lettori 23/24 aprile”

Dopo la prova generale. Lo spettro di Achille Campanile. DONATELLA MUSSO, LADY M. Teatro Astra 15>16 aprile

campanileFra le piccole, polverose superstizioni che ingombrano la pratica del teatro c’è anche quella della prova generale che non deve andare troppo bene, se si vuole che lo spettacolo sia un successo (ma neanche così male da preoccuparsi): insomma, la questione è scivolosa e ricorda i dubbi ingenerati dal catechismo riguardo ai peccati veniali e a quelli mortali: sull’omicidio non ci pioveva, così come riguardo agli atti impuri, ma per i peccati che sulla carta potevano apparire minori, come il quarto (“Onora il padre e la madre”), tutto dipendeva  dalle circostanze specifiche (e così spuntava, nella palude della coscienza, la coda velenosa del relativismo): una risposta sgarbata alla mamma ce la si poteva concedere, ma rivendersi il televisore dei due genitori, anziani e ormai comunicanti da decenni soltanto a monosillabi, era un peccato da mettere in cima alla top ten. Tornando alla prova generale di ieri, si può dire che è andata bene. “Ma”, preciserebbe Achille Campanile, “Bene nel senso che è andata male così da far presumere che lo spettacolo andrà bene, oppure bene nel senso che è andata bene e si teme che lo spettacolo andrà male?”
Come si vede, la spirale che s’innesca dopo una generale è di quelle che non hanno fine. Anzi, no, una fine ci sarà, questa sera.

Appunti dalle ultime prove. Il tubo in scena, ovvero il fascino del provvisorio. DONATELLA MUSSO, LADY M. Teatro Astra 15>16 aprile

13020192_1249073028453489_2080180204_nCarlotta Viscovo e Maria José Revert in prova

Le dinamiche della macchina scenica sono tanto elementari quanto efficaci. Spesso, durante le prove, manca un oggetto scenico (arriverà presto, forse in giornata, forse domani, comunque prima della generale, non bisogna preoccuparsi); nel frattempo, si cerca un oggetto sostituto, potremmo dire un precario a tempo determinato, che gli somigli il più possibile, almeno nelle dimensioni. Tutto andrebbe bene se gli oggetti scenici non avessero sempre una funzione metonimica se non addirittura simbolica: in pratica, essi rimandano sempre a un significato altro: anche uno sgabello rimediato in un angolo del teatro e collocato sulla scena muta il suo status di semplice sgabello per acquisirne un altro, apparentemente uguale ma concettualmente diverso: diventa lo sgabello della finzione che si sta recitando; se poi un attore lo brandisce compiendo un gesto di minaccia, l’oggetto si carica di un ulteriore, secondo significato diventando arma, proposito di vendetta, ecc. Sulla sinistra della foto si vede un tubo sospeso a mezz’aria. Quel tubo è il sostituto di cui si diceva, non l’oggetto titolare, che si trova ancora in laboratorio e che non riveliamo per non togliere una piccola suspense; ma si sta verificando una complicazione di natura psicologica e forse estetica: prova dopo prova, mi è parso che il tubo abbia incominciato ad acquisire un senso scenico del tutto accettabile, certo molto diverso da quello che avrebbe prodotto l’oggetto prescelto, ma forse per questo più affascinante. Oggi arriverà l’oggetto titolare e io temo di trovarmi nella condizione di un datore di lavoro che si trovi a dover rinunciare a un giovane precario per fare posto a un serio professionista molto referenziato e collaudato, ma anche un po’ noioso.

“AFTER SHAKESPEARE”. Ultimo atto. DONATELLA MUSSO, LADY M- 15 > 16 aprile, Teatro Astra

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Kate Fleetwood, Patrick Stewart

Sulla riscrittura shakespeariana di Donatella Musso avremo modo di tornare. A due giorni dalla prima di Lady M, un breve frammento dell’originale. Atto I, Scena V: Lady Macbeth riceve una lettera dal consorte che le rivela la profezia che gli hanno fatto le tre streghe: “Un giorno sarai re”. Il messaggio scritto disegna immediatamente il piano per giungere al potere e, al tempo stesso, il ruolo che Lady Macbeth giocherà nella tragedia.
(Riportiamo la traduzione di Goffredo Raponi per seguire meglio l’interpretazione di Kate Fleetwood).

https://www.youtube.com/watch?v=RM8QQuz5BP4

LADY MACBETH – (Legge)
“Mi si son fatte incontro
“il giorno stesso della mia vittoria,
“ed ho appreso, da fonte assai credibile, ”
ch’hanno in sé facoltà di conoscenza
“al dilà dell’umano.
“Ma allor che più mi sentivo bruciare ”
dalla voglia d’interrogarle ancora,
“si mutarono in aria, dissolvendosi.
“Ero ancora stordito, sbigottito
“dallo stupore per un tal prodigio,
“quando giungon dal re dei messageri
“che mi salutano Thane di Cawdor:
“con quello stesso titolo, poc’anzi,
“m’ero pure sentito salutare
“da quelle tre fatidiche sorelle,
“che, alludendo al futuro, aveano aggiunto:
“Salute al re che tu diventerai!”
“Di tutto ciò ho creduto di informarti,
“mia diletta compagna di grandezza, ”
affinchè tu non sia per restar priva
“della parte di gioia che ti spetta,
“restando ignara dell’augusta sorte
“che t’è stata promessa.
“Serba, per ora, questo nel tuo cuore,
“e stammi bene. Addio.”
Glamis sei ora, e Cawdor: sarai presto
tutto quello che t’è stato promesso.
Ma non mi fido della tua natura:
troppo latte d’umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d’esser grande
tu l’hai e l’ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto.
Vorresti, insomma, avere, grande Glamis,
chi fosse lì a gridarti:
“Devi fare così, per ottenerlo!”;
quando ciò che vorresti fosse fatto
hai più paura tu stesso di farlo
che desiderio che non venga fatto.
Ma affrettati a tornare,
ch’io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l’intrepidezza della lingua
ogni intralcio tra te e quel cerchio d’oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato.

Entra un Messo
Ebbene, che notizie?

MESSO
Il re stasera sarà qui, signora.
LADY MACBETH
Che dici, sei impazzito? Non sta forse con lui il tuo padrone? M’avrebbe certamente già avvertita,
per preparare.

MESSO
È così, se vi piaccia.
Il nostro Thane sta venendo qui.
Un mio compagno, spedito d’urgenza innanzi a lui, è qui arrivato per ora, quasi sfinito per la grande corsa,
e con appena il fiato sufficiente
a dar l’annuncio.

LADY MACBETH – Dategli ristoro.
Ci ha recato una splendida notizia.
(Esce il messo)
Anche il corvo, con la sua voce rauca,
gracchia il fatale ingresso di Duncano
sotto i miei spalti… O spiriti
che v’associate ai pensieri di morte,
venite, snaturate in me il mio sesso,
e colmatemi fino a traboccare,
dalla più disumana crudeltà.
Fatemi denso il sangue;
sbarratemi ogni acesso alla pietà,
e che nessuna visita
di contriti e pietosi sentimenti
venga a scrollare il mio pietoso intento
e a frapporre un sol attimo di tregua
tra esso e l’atto che dovrà eseguirlo.
Accostatevi ai miei seni di donna,
datemi fiele al posto del mio latte,
voi che siete ministri d’assassinio,
e che, invisibili nella sostanza,
siete al servizio delle malefatte
degli uomini, dovunque consumate.
Vieni, o notte profonda, e fatti un manto
del più tetro vapore dell’inferno,
così che l’affilato mio coltello
non veda la ferita che produce,
e non si sporga il cielo
dalla coltre della notturna tenebra
a gridare al mio braccio:”Ferma! Ferma!”

Entra MACBETH

O grande Glamis! O nobile Cawdor!

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After Shakespeare. DONATELLA MUSSO, LADY M. Teatro Astra 15 >16 aprile

coupon lady mSeguendo una buona abitudine, ecco un pensiero per gli amici del nostro blog

Il video della domenica. TOM WILLIAMS, STREET TYPOGRAPHY. Gli eredi inconsapevoli di Giotto 1’40”

Schermata 2016-04-06 alle 19.07.58http://www.ilpost.it/2014/04/06/tipografia-urbana/ Continua a leggere “Il video della domenica. TOM WILLIAMS, STREET TYPOGRAPHY. Gli eredi inconsapevoli di Giotto 1’40””

Incursione in un blog amico. TEATRO PIEMONTE EUROPA. I 3 MOSCHETTIERI

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http://fondazionetpe.it/quando-i-moschettieri-diventarono-quattro/

Sui Tre moschettieri si sta scrivendo, da qualche tempo, moltissimo. L’occasione è la messa in scena in otto puntate del romanzo di Dumas, rivisitato da cinque drammaturghi e da otto registi. Sono quasi due mesi che al Teatro Astra di Torino il nostro “After Shakespeare” si svolge parallelamente a questo imponente ciclo di spettacoli; oggi vi proponiamo un’incursione nei dintorni del cosmo moschettieresco, è anche un’occasione per visitare il sito del TPE che sta muovendo i primi passi.

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