PUCK E L’ALLODOLA. Taccuino dalla prima. “Com’è andata ieri sera?”

imageLa domanda non è sempre di pura cortesia, spesso è sentita, talvolta nasce addirittura da una sollecitudine affettuosa: “Com’è andata ieri sera?”.
E’ andata bene. Immancabilmente bene. Da molti anni non si verificano quei teneri disastri scenici come nel film di Marcel Carné Les enfants du Paradis (crolli rovinosi delle quinte, improvvise amnesie degli attori, ecc.), dunque va sempre bene. Il clima che avvolge l’evento teatrale è sempre un ottimo clima: temperato, riscaldato da un sole mite, con qualche pioggia tiepida ma tanto impalpabile che sembra spruzzata da una bomboletta. In questo ambiente immutabile da vacanza garantita alle Seychelles viene da rimpiangere gli acquazzoni guastavacanze che squassavano l’Adriatico del dopoguerra sradicando i picchetti delle tende e costringendo mamme e bambini a correre via inciampando fra le pozzanghere con gli zoccoloni di legno.
Ci potrebbe essere solo un elemento perturbante, in questo clima eternamente uguale a se stesso: il critico, il buon vecchio critico tremolante e magari incazzoso, biascicante e rammemorante le grandi stagioni defunte che giammai ritorneranno. Sì, perché il teatro senza una goccia di morte è come certi cocktail senza angostura, come un battesimo senza una fata cattiva. Purtroppo, quei critici vagamente sinistri se ne sono andati con le loro grisaglie lise, e i loro successori sono impegnati altrove – ma bisogna dire che non è sempre un male.

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