Una new entry per Sanremo 2017. Ludovico Leporeo

leporeo a sanremoImpossibile sfuggire non solo a Sanremo e nemmeno al dopo-Sanremo. Il riepilogo obbligato delle canzoni in gara, distribuite a pillole e a pioggia nei telegiornali e in tutti i talk rai e non rai mostra le canzoni nella loro nudità e, tristemente sottratti all’eccitazione dello show, emergono i testi con i loro vezzi e i loro modesti artifici sul genere di “Sempre un passo indietro /E l’anima in allerta /E guardavo il mondo da una porta/Mai completamente aperta” (“Nessun grado di separazione”, di Cheope, Abbate, Michelin, Gargiulo).
Giocando con le rime e le allitterazioni, si può fare di meglio, anzi lo fecero con più brioso senso del gioco, se così si può dire, molti poeti barocchi, alcuni dei quali godettero di una fama fugace (senza festival) ma infinitamente più sfavillante, paghi di passare le giornate nella palestra del linguaggio tutti soli, senza preparatore atletico.
Uno per tutti, lo spericolato Ludovico Leporeo (1582-1655), membro dell’Accademia anticlassica dei Fantastici, autore dei funambolici “leporeambi”, dei quali vi diamo un piccolo assaggio. Potrebbe interessare qualche produttore discografico in cerca di testi vispi e originali. L’argomento, così quotidiano (il bucato, molto prima della lavatrice), non è dei più sanremesi ma Elio e le storie tese ci potrebbero cavare fuori qualcosa di finalmente nuovo.

Ludovico Leporeo, Il poeta raccomanda alla lavandaia la sua biancheria

Leporeambo alfabetico duodecasillabo trisono satirico
irrepetito àttile, èttile, òttile, ùttile

Mando fine cortine, acciò ben trattile,
Lavinia amata, ed in bucato mettile
e con man calchi pian, che non ischiattile;
che le apponti e le conti, e non barattile,
che son di fil sottil mia suppellettile,
e dentro al centro del tinozzo absettile,
né le strapazzi, né con mazzi sbattile.
Fa’ che non sia forte lessia che scottile,
né dello straccio il ceneraccio imbruttile,
ma monde e terse, dopo asperse, sbattile;
poi su le stanghe, corde e spranghe, buttile,
e a l’aure e al giel del chiaro ciel pernottile,
e al sol di maggio su l’erbaggio asciuttile.

 

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