Il video della domenica. FABRICE. O. JOUBERT, FRENCH ROAST

FRENCH ROASThttps://www.youtube.com/watch?v=OnwxsMRtquw

Comica con alcuni momenti che ricordano spunti del primo Chaplin (la scena delle frittelle). Striature gialle e una goccia, ma piccola, di morale (che non altera il gusto).

 

Domani incomincia l’AFTER SHAKESPEARE. NICOLA FANO, LA SIGNORA SHAKESPEARE

fano la signora shakespeare

http://fondazionetpe.it/after-shakespeare/

26 e 27 febbraio, Teatro Astra – Sala prove – ore 19

Ieri sera, al Circolo dei lettori di Torino, gli autori (tranne una, impegnata in teatro) hanno parlato dei loro testi: raccontandoli (più o meno diffusamente), svelandoli (con vari gradi di reticenza), rivelando antefatti, ecc. Ciascuno con la sua strategia personale, era inevitabile, perché in queste occasioni bisogna muoversi sul terreno in salita del dire e del non dire. Un fine psicologo – e almeno una c’era in sala – si sarà divertito a desumere dalle presentazione i caratteri dei cinque autori allineati frontalmente al pubblico.
Ma questi erano i preliminari rituali. Da domani sera s’incomincia. Pur essendo individualmente (e anche come Radiospazio) nell’impresa che sarà piuttosto lunga, siamo noi stessi curiosi di scoprire, spettacolo dopo spettacolo, i quadri di questa galleria post-shakespeariana. Al momento, sappiamo tutto (abbiamo letto i testi e ci stiamo lavorando) ma non sappiamo ancora niente del discorso globale; siamo come il montatore in moviola che sta lavorando sulle sequenze di un film: il senso del girato e del montato parziale incomincia a essere chiaro ma quello dell’intero film lo conosceremo solo alla fine (di aprile).
Un piccolo abstract de LA SIGNORA SHAKESPEARE:

William Shakespeare è appena morto e la sua vedova, Anne Hathaway, riceve la visita del notaio che le legge il testamento del marito. Anne scopre che il marito le ha lasciato solo “il secondo miglior letto di casa”. E che il marito non era un commerciante ma andava a Londra per scrivere e recitare teatro. E allora chiede di leggere i testi del marito dove scopre che William aveva davvero una strana idea delle donne.

Ma è, appunto, solo un abstract. Lo spettacolo bisogna vederlo. Un consiglio: puntate sulla replica del 27: la prima è esaurita.

Un quarto di secolo nel grembo della Terra. GASTON BACHELARD

25 anni sottosuolohttp://www.attivotv.it/un-uomo-passa-25-anni-sotto-terra/

Il signor Ra Paulette si è inabissato nel sottosuolo venticinque anni fa e ha incominciato a scavarlo, anzi a scolpirlo in forme fantasmagoriche. E’ una scelta di vita del tutto personale e in quanto tale si potrebbe non immischiarsene. La notizia, avvolta dall’inconfondibile sapore dell’Inutile che caratterizza tanta comunicazione della rete, rimanda tuttavia a una pagina del filosofo Gaston Bachelard (“La Terra e le fantasticherie della volontà”) di cui vi proponiamo un frammento. Ha a che fare con l’incessante lavorio del signor Ra Paulette?

L’essere umano che lascia gli uomini sul fondo sue fantasticherie, guarda infine le cose. Reso così alla natura, l’uomo è restituito alla sua potenza trasformatrice, alla sua capacità di trasformazione materiale; la condizione necessaria è che pervenga alla solitudine non ritirandosi dagli uomini, ma con le forze stesse del lavoro. Uno dei maggiori motivi d’interesse del romanzo Robinson Crusoe è il fatto che in esso si racconta una vita laboriosa, industriosa. Nella sua solitudine attiva, l’uomo vuole scavare la terra, sbalzare la pietra, tagliare il legno. Vuole lavorare la materia, trasformarla. Allora l’uomo non è più un semplice filosofo davanti all’universo, è una forza infaticabile contro l’universo, contro la sostanza delle cose.
Che un oggetto inerte, duro sia l’occasione per una rivalità non solo immediata ma soprattutto di una lotta cercata e rinnovata, è un’osservazione che si può fare se si dà un utensile a un bambino. L’utensile si caricherà subito di una potenzialità distruttrice, di un coefficiente d’aggressione contro la materia. Un utensile ha un coefficiente di vigore e un coefficiente di intelligenza. Le vere fantasticherie della volontà, pertanto, non si esauriscono nella contemplazione del fine, come accade al velleitario, al sognatore che non sperimenta l’eccitazione della materia effettiva, che non vive la dialettica della resistenza e dell’azione, che non accede all’istanza dinamica del contro. Le fantasticherie della volontà operaia amano sia i mezzi che i fini. Per essa, l’immaginazione dinamica ha una storia, si racconta delle storie.

Gaston Bachelard, La Terre et le rêveries de la volonté, José Corti

 

Il video della domenica. Il genio a nudo. RAFFAELE ANDREASSI, I DOLORI DI ANTONIO LIGABUE, raro documento del 1962 (da non perdere)


vero ligabuehttps://www.youtube.com/watch?v=8OpJLvlJJ-U

Le etichette sono comode, di pronto uso, dove le applichi stanno, ma come certi cotonacci dopo un po’ si restringono e si stingono rivelando la loro pochezza. Per Antonio Ligabue, l’etichetta di naïf, troppo usata, risulta limitante e anche un po’ arrogante, come certi gesti infastiditi della mano: “Massì, sappiamo, quel mattocchio della Bassa non privo di un certo talento visionario”. Questo bel corto di Raffaele Andreassi entra nell’intimità del genio e ne accompagna le metamorfosi identitarie, da uomo/uccello a uomo/donna, a homo/eroticus in giacca e cravatta (straordinaria trasformazione, quest’ultima, nella quale Eros diventa un tenero bimbo che spasima per un bacino)

ROSARIO LISMA, LA FAMIGLIA TRADIZIONALE, video

lisma
https://www.youtube.com/watch?v=wSt0irOT15c

Attore e drammaturgo di qualità, Rosario Lisma non disdegna gli spettacoli di immediata comunicazione; la perifrasi, bruttina, vuole operare un necessario distinguo fra l’attore di a tutto tondo e molti cabarettisti “da televisione”. In questa “Famiglia tradizionale”, tratta dal suo spettacolo “Di Giufà e di altre stupidità”, Lisma gioca sulle corde di un grottesco quasi sovrapponibile ai discorsi che da qualche tempo ci affliggono. 

Il 24 febbraio, al Circolo dei lettori di Torino, appuntamento con l’After Shakespeare

shakespeare lettoriDunque incomincia la kermesse che celebrerà i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare. Non siamo i soli a partecipare, naturalmente, ma pensiamo che il nostro progetto, curato da Nicola Fano, sarà un bello slalom fra le tematiche e i personaggi shakespeariani. Come scrive il curatore di After Shakespeare, “Il punto di vista scelto da Fondazione Teatro Piemonte Europa è obliquo: che cosa è cambiato, dopo Shakespeare grazie alla sua opera? Come è cambiato il teatro? Come il rapporto tra l’individuo e le proprie emozioni? E quello tra uomo e massa? O tra grande e piccola storia? Insomma: qual è stato (al di là del teatro in senso stretto) l’effetto di Shakespeare sul mondo in questi quattrocento anni? E, al contrario: come sarebbe stato il mondo se non ci fosse stato Shakespeare?”
In questa prospettiva obliqua (un po’ dietro le quinte e un po’ fra  le pieghe della Storia) si sono mossi 6 autori, che hanno scritto 6 spettacoli affidati a 3 registi e interpretati da 11 attori. Non sono cifre da kolossal ma la varietà di questa mini (ma non tanto) stagione shakespeariana è assicurata.
Ecco i titoli in ordine di programmazione; alcuni sono espliciti, per altri bisognerà fare qualche congettura, altri ancora sono indecifrabili, ma solo sulla carta:
LA SIGNORA SHAKESPEARE, di Nicola Fano, SALVATE DESDEMONA, di Lidia Ravera, PUCK E L’ALLODOLA, di Alberto Gozzi, TRIP IN THE BOTTOM, di Lia Tomatis, A LOSING SUITE, di Sergio Pierattini, LADY, di Donatella Musso.
Gli attori: Gisella Bein, Gianluigi Pizzetti, Selene Baiano, Alessandro Lussiana, Massimo Giovara, Eleni Molos, Gianluca Guastella, Alessandro Meringolo, Tatiana Lepore, Carlotta Viscovo, Maria José Revert.
Le scene e i costumi sono di Barbara Tomada

Ci saranno tutti, il 24 febbraio al Circolo dei lettori di Torino? Forse qualcuno mancherà perché impegnato nelle prove che si stanno svolgendo a un ritmo piuttosto serrato, ma saremo in molti a parlarvi di questo progetto che debutta il 26 febbraio.

Una new entry per Sanremo 2017. Ludovico Leporeo

leporeo a sanremoImpossibile sfuggire non solo a Sanremo e nemmeno al dopo-Sanremo. Il riepilogo obbligato delle canzoni in gara, distribuite a pillole e a pioggia nei telegiornali e in tutti i talk rai e non rai mostra le canzoni nella loro nudità e, tristemente sottratti all’eccitazione dello show, emergono i testi con i loro vezzi e i loro modesti artifici sul genere di “Sempre un passo indietro /E l’anima in allerta /E guardavo il mondo da una porta/Mai completamente aperta” (“Nessun grado di separazione”, di Cheope, Abbate, Michelin, Gargiulo).
Giocando con le rime e le allitterazioni, si può fare di meglio, anzi lo fecero con più brioso senso del gioco, se così si può dire, molti poeti barocchi, alcuni dei quali godettero di una fama fugace (senza festival) ma infinitamente più sfavillante, paghi di passare le giornate nella palestra del linguaggio tutti soli, senza preparatore atletico.
Uno per tutti, lo spericolato Ludovico Leporeo (1582-1655), membro dell’Accademia anticlassica dei Fantastici, autore dei funambolici “leporeambi”, dei quali vi diamo un piccolo assaggio. Potrebbe interessare qualche produttore discografico in cerca di testi vispi e originali. L’argomento, così quotidiano (il bucato, molto prima della lavatrice), non è dei più sanremesi ma Elio e le storie tese ci potrebbero cavare fuori qualcosa di finalmente nuovo.

Ludovico Leporeo, Il poeta raccomanda alla lavandaia la sua biancheria

Leporeambo alfabetico duodecasillabo trisono satirico
irrepetito àttile, èttile, òttile, ùttile

Mando fine cortine, acciò ben trattile,
Lavinia amata, ed in bucato mettile
e con man calchi pian, che non ischiattile;
che le apponti e le conti, e non barattile,
che son di fil sottil mia suppellettile,
e dentro al centro del tinozzo absettile,
né le strapazzi, né con mazzi sbattile.
Fa’ che non sia forte lessia che scottile,
né dello straccio il ceneraccio imbruttile,
ma monde e terse, dopo asperse, sbattile;
poi su le stanghe, corde e spranghe, buttile,
e a l’aure e al giel del chiaro ciel pernottile,
e al sol di maggio su l’erbaggio asciuttile.

 

Il video della domenica. MICHAEL VARNUM, GIRL MISTAKES PROSTITUTE FOR CLOWN

Schermata 2016-02-11 alle 10.30.31https://www.youtube.com/watch?v=Qq2FY0sZxak

Questo corto è l’ennesima variazione di un  meccanismo elementare, caro alla pochade e alla farsa: lo scambio di persona o di indirizzo. In un irresistibile atto unico di Georges Feydeau, un giovane e sprovveduto provinciale, arriva a Parigi in cerca di una cocotte pronto uso, ma per sbaglio s’infila nel portone di una distinta famiglia la cui figliola sta aspettando il nuovo maestro di pianoforte. Da questo scambio d’indirizzo,  gli innumerevoli equivoci: la giovane che si dichiara desiderosa di imparare la tecnica delle mani; il compenso per ogni prestazione che dovrà essere stabilito dalla mamma (“Ah, perché sua madre è a conoscenza della sua intenzione?” “E’ assolutamente d’accordo, anzi è lei che decide le tariffe”), ecc.
Nel nostro caso, a sbagliare indirizzo è una call girl invitata a rallegrare un compleanno. Ma il festeggiato è a sorpresa.

Foto storiche (e non). “In estasi al museo”.

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Fotografia di David Seymour, Galleria Borghese, Roma

1955. Il collezionista e critico d’arte Bernard Berenson in muto colloquio con la statua di Antonio Canova rappresentante Paolina Borghese.

turistanudo2014. Uffizi. Un giovane spagnolo, integralmente nudo, in muta adorazione della Venere di Botticelli.

il 22 ottobre teatri aperti. Un fiume di generosità

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Dunque, il prossimo 22 ottobre, e tutti i 22 ottobre che verranno, per sempre, insomma – analogamente alla Befana, alla Giornata delPi Greco e a quella del Gatto, si andrà a teatro gratis.
“Si tratterà”, ha spiegato il direttore generale dello spettacolo dal vivo del Mibact Ninni Cutaia, “di una vera e propria giornata di festa, con eventi programmati per tutto il giorno, dagli spettacoli al mattino per le scuole alle visite guidate per far conoscere le meraviglie dei tanti bellissimi teatri italiani, agli spettacoli serali, che saranno di tutti i generi, dalla prosa all’opera alla danza. Una grande giornata di apertura e una grande generosità da parte dei teatri.”
Si pensa, insomma, di ripetere per il teatro la grande operazione di dieci anni fa, quando si decise di vincere la disaffezione alla lettura, “Una testa, un libro”: come tutti sapete, ogni 13 marzo i cittadini entrano festosamente in libreria e scelgono un libro gratis (ma uno solo), gentilmente offerto dalla generosità degli editori e dei librai. Sono 30 milioni di libri omaggio ogni anno, 300 milioni da quel primo 13 marzo. All’inizio, “Una testa, un libro” incontrò qualche resistenza perché la generosità stentava a mettersi in moto, ma infine gli operatori del settore furono toccati dalla nobiltà del progetto e in pochi anni gli italiani conquistarono quel primo posto nella classifica dei lettori che tutta l’Europa c’invidia. Per dare un’idea, nella Repubblica Ceca e in Russia, che ci seguono al secondo e al terzo posto, le ore dedicate alla lettura sono poco più di sette la settimana, mentre in Italia abbiamo superato le venticinque (più di tre ore al giorno); qualcuno ipotizza che se l’annuale omaggio di libri fosse portato a due,  supereremmo agevolmente le trenta ore.
E’ probabile che la giornata del teatro produca effetti simili. La mattina del 22 ottobre, dopo quindici giorni di indispensabile bombardamento mediatico, i risvegli degli italiani saranno percorsi da una leggera, euforica febbre: “Tu a che ora vai a teatro?”, “Dipende. Se riesco a ottenere un permesso, alle 18 vado a vedere Bekannte Gesichter, gemischte Gefühledi Botho Strauss, che è proprio vicino al mio ufficio.” “Che cos’è?” “Non lo so, non sono mai stato a teatro, ma è gratis”. “Ah, beh…” ” E comunque stasera, alle 21, mi vedo Ma non andartene in giro tutta nuda.” “E’ in italiano?” “Sembra di sì.” “Per cominciare mi sembra meglio. Anch’io non sono mai andato a teatro, magari vengo con te.” È il più è praticamente fatto.
Se l’operazione “teatri aperti” funzionerà come “Una testa, un libro”, passeremo dagli attuali 8 milioni e 600mila spettatori annui (del teatro di prosa) a 43 milioni abbondanti. Probabilmente gli spazi esistenti non basteranno più e si dovrà costruirne dei nuovi, ma il Ministero ha già fatto sapere che non ci sarà nessun aggravio di spesa per lo Stato: è noto infatti che la generosità delle imprese di costruzione non è inferiore a quella dei teatranti; interpellate informalmente, la Saipem, l’Ansaldo, la Todini e molte altre ditte importanti si sono dichiarate disponibili a costruire teatri a costo zero – anzi, sembra che la prospettiva le diverta: “Tanto per uscire dalla solita routine, sempre ponti, condomini, grattacieli… Finalmente qualcosa di diverso”.
L’operazione potrebbe provocare un altro risultato, solo apparentemente secondario: si spera che questo virtuoso vortice che investirà l’attività teatrale del nostro Paese faccia tramontare le cene con spettacolo (o, viceversa, gli spettacoli col contorno di mangiatori chiassosi e un po’ bevuti) alle quali ricorrono alcune formazioni teatrali per tirare avanti. Ma è solo una speranza; può darsi che invece gli spettatori, ormai trasformati irrimediabilmente in commensali, se ne infischino dei teatri aperti e reclamino a gran voce che siano resi gratuiti i ristoranti e le trattorie: non una volta all’anno, ma ogni sabato sera. 

P.S. In un articolo pubblicato su teatroecritica.net (molto più serio di questo, da non perdere), Andrea Pocosgnich pone alcune domande al Ministro, fra le quali questa: “Ci sarà un bando per i teatri privati o chiederete a tutti di trasformasi in volontari per un giorno? Non sarebbe una novità.” Già.

 

Il video della domenica. ANDREA COSENTINO, SCENEGGIATO#1

Schermata 2016-01-24 alle 18.58.58https://www.youtube.com/watch?v=cXRkF1b3APY

 Il gioco del comico con lo scheletro del televisore è antico quanto il televisore stesso, ma liquidarlo subito con un “già visto” è un atteggiamento snobistico alquanto riprovevole (e poi le variazioni sul tema sono un metagenere che può dare piaceri inaspettati, soprattutto quando il comico ha un volto triste e feroce come quello di Cosentino).

Dell’allegra abominazione. La Bibbia secondo Scilipoti.

Schermata 2016-02-03 alle 18.29.57http://www.unita.tv/focus/scilipoti-uomo-di-scienza-e-di-fede-legge-la-bibbia-contro-il-ddl-cirinna/

Scrivere del senatore Scilipoti con la pretesa di aggiungere qualcosa di nuovo o di moderatamente originale è inutile e impossibile: il personaggio è ormai entrato nel museo del nostro folklore dove conduce un’esistenza tranquilla. Ma a volte le sue performance sono irresistibili e non si può non cedere alla tentazione di accendere uno spot su di lui. Questo monologo ci restituisce un interprete, se possibile, migliorato, animato da una consapevolezza nuova, come se avesse scoperto che la vera vis comica (la sua personale) risiede nell’elocutio, cioè nella formulazione linguistica delle idee. In questo caso il senatore si affida a un copione di solida tradizione come la Bibbia, sulla quale intesse irresistibili variazioni conquistando un lusinghiero 8/10 di gradimento.

RONALD D. LAING, MALINCONICHE NOTTI

la donna di plasticaProfeta dell’antipsichiatria e scrittore sottile, Ronald D. Laing conta un certo numero di appassionati fra i nostri lettori, ai quali proponiamo questo ritratto in versi di un soggetto (non si sa quanto) patologico, da leggere in controluce – in questi giorni dominati dalle pulsazioni di una sessualità che non trova le parole, i tormenti del bambolomane insonne sembrano ritagliarsi un significativo posticino.

Ero scontento
delle ragazze a pagamento
così ne inventai una meccanica

potevo accenderla
potevo spegnerla

con lei mi sentivo
molto volitivo
ma ora di notte son tanto malinconico

era soprattutto di plastica
con una bella pancia elastica
e il tono di voce monotono elettronico

aveva una graziosa fessura
che adopravo con disinvoltura

la trattavo con molta indifferenza
per evitare una  mia dipendenza
ma  ora di notte son tanto malinconico

io l’avevo costruita
e io l’avrei demolita
se non rispondeva all’apparecchio telefonico

un brutto giorno il cuore le ho spezzato
e il pezzo di ricambio l’ho perduto

e ora che lei m’ha detto addio
in pezzi ci sono andato io
e così di notte son tanto malinconico

Ronald D. Laing, Mi ami?, Einaudi, Traduzione Floriana Bossi

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