Chiaroscuri ‘900 (V). Un futurista fuori sede: Fortunato Depero a New York

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Fortunato Depero, New York e tunnel, 1930

Circola un’aria sottile di commedia all’italiana in questa paginetta degli anni Trenta: in anticipo di qualche decennio, ma il taglio è quello. Invece di Alberto Sordi e consorte sono di scena Fortunato Depero e la moglie, catapultati dalla piccola Italia fascista alla Grande Mela. E in un salotto elegante, in un turbine di abiti lunghi e impeccabili, mentre i nostri due italiani sono vestiti alla meglio. L’abito di lui è scuro ma da passeggio, certo non da ricevimento; quanto alla signora, indossa un abito “bleu” più adatto alla spiaggia di Riccione (scoperta e amata, proprio in quegli anni, da Mussolini) che a un salotto esclusivo di New York. Un leggero strato di Futurismo ricopre la scrittura, ma la sostanza è quella del bozzetto non privo di qualche compiacimento. La mise inadeguata dei due italiani viene notata, qualcuno mormora, altri lascia cadere una battuta ironica, ma c’è una certa fierezza in questo reportage, e per contrasto con gli eccessi americani (taxi enormi, così come le acconciature delle signore) riaffiora l’essenzialità di quelle trattorie (a volte un po’ lugubri, sempre austere) nelle quali si facevano ritrarre i futuristi impomatati, per non parlare poi delle serate con Marinetti e gli altri, così sapientemente disordinate! Si affaccia, in definitiva, e per assenza, la Provincia, come un marchio che contraddistingue il prodotto genuino.

Trillo di telefono, trr… trr… Hallò, hallò, pronto, pronto, pronto, con chi parlo? Con… Con Madame Withman? Oh, come va? Come?… Sì, sì, sì, va bene signora grazie, dunque intesi, per questa sera, un invito familiare, non un ricevimento, grazie, arrivederci alle nove.
Marciapiedi infuocati.
Tassì, giallo, di proporzioni nuovayorkesi.
Si svolta ad un angolo, mentre la favola della folla e dei marciapiedi cala e risale su di un piano inclinato. Le macchine si sovrappongono, si accavallano e sorvolano.
Eccoci alla 67ma strada, all’esatto numero indicatoci. Davanti, una lunga teoria di automobili di lusso ferme. Ai, ai, ai, temo un tradimento. Altro che invito familiare, temo un ricevimento in grande stile.
Ci guardiamo in faccia con mia moglie titubanti. Desiderio comune di ritornare sui nostri passi poiché io indosso un abito scuro da passeggio e Rosetta un abito bleu a lunghe maniche. Breve sosta e confabulazione riflessiva. Il ritorno sarebbe lungo e giunti fin qui conviene rimanere. Entriamo, affrontiamo, andrà come Iddio vorrà.
L’ondata di sfarzo ci investe. Raffiche di cristallo e violenza di decoltè, vampe di carne e rasoiate di nerissimo smoking lucenti ed impeccabili con lo sparato che abbaglia e lo stile diplomatico che predomina.
Le capigliature femminili troneggiano come castelli dorati, come vampe solenni. Improvviso silenzio alla nostra umile apparizione e per un attimo ebbi la sensazione e il desiderio di sprofondare dentro un improvviso ed arcano trabocchetto, avrei voluto scomparire. Molti occhi ci guardano sorpresi ed interrogativi, incuriositi di questi due incauti e spesati simboli di modestia, di questi due distratti rappresentanti dell’arte in abito da passeggio.
Sui tavoli molto champagne e risate negli specchi che luccicano dentro lussuose cornici d’oro. I calici tintinnano e le luci sfavillano… un famoso violinista fa commuovere le corde e i cuori e un attore maligno (lo sorprendo) commenta ironico la nostra involontaria modesta parvenza, e quasi stonata presenza…
Splendori, inchini, violini, presentazioni e coppe… spalle… ciprie e molto fumo… e troppa luce di pupille e di lampade, di scarpe laccate e di gioielli impertinenti… Ronzii, tintinnii, voci sussurrate, risate fendenti, frantumi di commenti… e l’industriale tale, e il diplomatico tal altro… L’artista insigne X, il tenore Y… L’affascinante attrice Z… L’attore di Broadway… Il prestigiatore N N… Le sue figliole… suo marito… onoratissimo… Il violinista Corti e la sua signora… Il milionario Sempronio… qui presente… Il banchiere Caio… la sua madama… la duchessa bulgara… la principessa russa… la nipote del Kaiser, lì presso quel paralume gigantesco assieme alla pittrice… e giù, giù, e via via di seguito, fino alle due di notte…
E poi, mezz’ora di treno elevato sconquassante, fino alla 23ma tappa, fino all’albergo di Transito del 464 West, mia prima stazione della “Via Crucis americana”.

Fortunato Depero, Un futurista a New York, Edizioni del Grifo

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