Cose che accadono di notte. KAFKA, I PASSANTI

per kafka“Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo?”, scriveva il giovane Kafka nel 1904 all’amico Oskar Pollak. I passanti non è un racconto deflagrante ma implosivo che fruga nelle ipocrisie e nella doppiezza della piccola retorica umana.

I passanti

Quando si passeggia di notte per una strada e un uomo, che si può scorgere già di lontano – perché la strada dinanzi a noi è in salita e c’è la luna piena – ci viene incontro correndo, noi non lo acchiapperemo, anche se è debole e cencioso, anche se un altro lo insegue gridando, ma lo lasceremo proseguire nella sua corsa.
Perché è notte e non è colpa nostra se la strada è in salita e c’è la luna piena, può darsi, poi, che i due si rincorrano per divertirsi, forse entrambi inseguono un terzo, forse il primo viene inseguito pur essendo innocente, forse il secondo ha intenzioni omicide e noi diverremmo complici di un assassinio, forse i due si ignorano a vicenda e ciascuno di essi corre per proprio conto verso il suo letto, forse sono dei nottambuli, forse il primo è armato.
E, infine, non ci è concesso di essere stanchi, non abbiamo bevuto tanto vino? Siamo contenti di non scorgere più neppure il secondo.

Franz Kafka, I racconti, Newton Compton, Traduzione Luigi Coppé e Giulio Raio

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