Cronaca di un piccolo spettacolo di dicembre. APPUNTI PER UN ‘900. Terzo capitolo

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https://www.youtube.com/watch?v=VP_mxmW_ni4

Terzo capitolo dello spettacolo (v. link introduttivo)
https://radiospazioteatro.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=6631&action=edit

Ai personaggi intervistati è stato chiesto di ricordare il passaggio del millennio, le prospettive e le incertezze del futuro. Sulla scena, un passo del romanzo di Foer, splendida costruzione sull’11 settembre. Un bambino, il cui padre è morto durante l’assalto alle Torri Gemelle, cerca di ricomporre i frammenti di una realtà indecifrabile e inaccettabile

                        Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino

Figlio     La mamma mi ha detto:
Madre    Quel giorno, papà mi ha telefonato dalla torre.
Figlio     Mi sono staccato da lei: Come?
Madre    Ha chiamato dalla torre.
Figlio     Ti ha chiamata sul telefonino?
Lei ha fatto di sì con la testa, e per la prima volta dalla morte di papà l’ho vista piangere senza cercare di trattenere le lacrime. Era sollievo? Era depressione? Gratitudine? Sfinimento? Cosa ti ha detto?
Madre    Mi ha detto che era in strada, che era uscito dalla torre. Ha detto che sarebbe tornato a casa a piedi.
Figlio     Ma non era vero
Madre    No.
Figlio     Te lo ha raccontato per non farti stare in pensiero.
Madre    Proprio così.
Figlio     Però sapeva che tu lo sapevi.
Madre    Sì.
Figlio     Si era fatto tardi, non so che ora. Probabilmente mi sono addormentato, ma non ricordo. Ho pianto tanto che tutto si è confuso, è diventato altro. A un certo punto, lei mi stava riportando in camera mia. Poi ero a letto. Lei mi osservava. Io non credo in Dio, ma credo che le cose siano complicate al massimo, e lei che mi osservava era la cosa più complicata del mondo. Ma era anche incredibilmente semplice. Nella mia sola vita, lei era la mia mamma e io suo figlio.
Le ho detto: Fa niente se ti innamori un’altra volta.
Madre    Ma io non voglio innamorarmi mai più.
Figlio     Ma io voglio che ti innamori, ho detto ancora.
Lei mi ha baciato e ha detto:
Madre    Non mi innamorerò più.
Figlio     Le ho detto: Non devi dir bugie per non farmi preoccupare.
Madre    Ti voglio bene
Figlio     Ha risposto lei. Mi sono girato su un fianco e ho ascoltato i suoi passi mentre tornava al divano.
Ho sentito che piangeva. Ho immaginato le sue maniche bagnate. I suoi occhi stanchi. Ho allungato la mano e ho trovato “Cose che mi sono capitate”. Era pieno, completo, Presto avrei dovuto comprare un altro album. Ho letto che è stata la carta a tenere acceso l’incendio nelle torri. Tutti quei quaderni, le risme di fogli per fotocopie, le stampate delle e-mail, le foto dei figli, i libri, i dollari nei portafogli, e i documenti degli archivi… Erano combustibile. Forse se vivessimo un una società senza carta, come un sacco di scienziati dicono che un giorno succederà, papà sarebbe ancora vivo.
Ho preso la torcia dal mio zaino e l’ho puntata contro il libro. Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese da giornali e riviste e da Internet. C’era tutto il mondo lì dento. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.
Era papà?
Forse.
Chiunque fosse, era qualcuno.
Ho strappato le pagine dal libro.
Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima.
Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi in cielo.
E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire.
Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finché la segreteria sarebbe stata vuota, e l’areo sarebbe volato all’indietro, fino a Boston.
Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano.
Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata. Papà sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il «New York Times» da destra a sinistra. Avrebbe sputato il caffè nella tazza e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio.
Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario, e lui avrebbe fatto i sogni al contrario.
Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto.
Sarebbe indietreggiato in camera mia. Sarebbe stato nel letto con me.
Io avrei detto: Niente alla rovescia. Lui avrebbe detto:
Padre     Sì, pulce?
Figlio     Alla rovescia. Io avrei detto: Papà? Alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente.
E saremmo stati salvi.

Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino, Guanda
Traduzione M. Bocchiola

Gli attori: Charlotte Barbera, Andrea Fazzari, Eleni Molos, Rocco Rizzo
Video: Francesco Ghisi e Claretta Caroppo
Drammaturgia: Alberto Gozzi

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