Cronaca di un piccolo spettacolo di dicembre. APPUNTI PER UN ‘900. Primo capitolo

appunti

Schermata 2015-12-18 alle 16.01.06

https://www.youtube.com/watch?v=P40-y_PMEEc

Il Polo del Novecento è un progetto in via di realizzazione della Compagnia di San Paolo di Torino http://www.compagniadisanpaolo.it/Programmi/Polo-del-900, per il quale il TPE e Radiospazio si erano impegnati a mettere in scena un piccolo spettacolo, il 17 dicembre scorso. Su che cosa? La risposta non era facile: anzitutto sul fatto che nel Polo, collocato all’interno di due splendidi e austeri palazzi, confluiranno archivi, memorie, filmati, ecc. sul XX secolo, e poi sul fatto che questa istituzione intende radicarsi in città, nel quartiere in cui sorge e nella vita quotidiana dei suoi abitanti. Posto che il Novecento è un cosmo in continua ridefinizione e che lo spettacolo durata circa un’ora, l’impresa era del tutto aleatoria. Accettato l’aleatorio e l’arbitrario come presupposti, abbiamo incominciato ad annusare il quartiere registrando voci e volti. Ne sono nate sei piccole clip che abbiamo alternato a frammenti di Novecento letterario, affidati a quattro attori, in parte reduci di Eva futura. Ve ne diamo una cronaca molto pallida, che forse potrà incuriosire qualcuno.

Nei racconti degli abitanti del quartiere, la percezione del tempo passato diventa elastica, contraddittoria: i fatti sono nitidi, difficile è collocarli nella prospettiva di un passato che in certi momenti ci appare come lontano come nella lente di un cannocchiale rovesciato e in altri sembra sedere. imbarazzante, al nostro fianco.

La poesia, come il sogno, può realizzare questa compresenza inquietante di lontano/vicino. “Dalle regioni dell’aria” nelle quali Nelo Risi colloca il suo punto d’osservazione, “il mutato non sembra poi mutato”.

Nelo Risi, Di certe cose (1970)

Dalle regioni dell’aria
Visionando dall’alto la visione
visionando il visionabile in toto
come un involucro
che per meglio differenziare il prodotto
non fa che esprimere maggiormente il vuoto
il mutato non sembra poi mutato
Questo l’antico fogliame? le acque blu?
l’azzurro stemperato? le città
merlate di storia?
Questo l’idioma della quiete?
Questo il colore della totalità?
Si buca
il mansueto chiarore si va
dentro la nuvolaglia
già dove il sole scalda poco
dove il bianco candeggia
dove il verde è bruciato e dove l’acqua è scolo
dove gli uccelli vanno altrove
dove il paese è mortificato
dove i rumori esaltano i nervi come a tante rane
dove i clacson scampanano a morto
dove i polmoni hanno acini di piombo
dove non c’è immagine col suo valore giusto
non una sillaba di cui fruire
dove non si può più convincere
dove occorre sovvertire
dove la gente muore per correre in massa al mare
dove un’auto in pochi metri si mangia la nostra
quotidiana razione d’ossigeno
fate un po’ voi il conto del carbonio che disseminano!

E perché l’occhio abbia la sua parte
una ninfetta nuda dentro una sfera di cristallo
in orbita nel suo perielio pubblicitario
prova lacche rossetti deodoranti e assorbenti
tra il disordine oh! Studiato
di mini intimi indumenti.

(l’esecuzione della poesia è stata accompagnata da Poses, di Thierry de Mey e, con una certa perdita di controllo, da Sugli sugli bane bane de Le figlie del vento)

Gli attori: Charlotte Barbera, Andrea Fazzari, Eleni Molos, Rocco Rizzo
Video: Francesco Ghisi e Claretta Caroppo
Drammaturgia: Alberto Gozzi

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