Foto storiche. LA COCA COLA ARRIVA IN FRANCIA, 1950

unnamedNon è un fotogramma di un film di Duvivier, come potrebbe sembrare: la foto ritrae quattro amici al bar, anzi nel bistrot di una cittadina della provincia francese, nel 1950. Stamattina, Bertrand se n’è uscito con un’altra delle sue trovate – è un tipo simpatico, Bertrand, ma come gestore è spietato: se sua madre fosse una bottiglia, la mescerebbe tranquillamente, bicchiere dopo bicchiere, agli ubriachi molesti che pretendono di bere ancora. Sì, ci sa fare, Bertrand: con la parlantina che si ritrova ti rifila quello che vuole lui; i quattro amici lo sanno ma stanno al gioco perché sono più di dieci anni che si ritrovano in quel locale; il vino è appena onesto ma costa poco, e le puttanate di Bertrand fanno proprio scompisciare, meglio che a teatro. Oggi ha detto: “E’ ora di cambiare, vecchi coglioni, bisogna mettersi al passo coi tempi!” E ha tirato fuori un bottiglione dal colore marrone. “Si chiama Coca cola”, ha declamato Bertrand, “e sta conquistando la Francia e il mondo”. Ai quattro amici, la parola conquista non è suonata tanto bene: l’ultima era stata quella di Hitler, qualche anno prima, ma si sono messi in fila al bancone, come dal dottore. Il più succube, quello che ha porto per primo il bicchiere, è  René (di cui si vede solo la mano); a Gaston, vedovo da due anni, non gliene frega niente di rinnovarsi: osserva le bollicine che saltellano nella broda marrone e pensa alle serate che ha passato con la sua Odette, loro due soli, coi figli grandi fuori dalle palle: loro due e una bottiglia, e non c’era mica da annoiarsi perché lei era rimasta una donnina vivace sino alla fine e dopo una bottiglia di vino frizzava ancora come una ventenne. Alain, il terzo, è uno di quegli uomini che credono ancora all’angelo custode o qualcosa di simile: attraversa la vita distrattamente, convinto che alla fine accadrà qualcosa che lo toglierà dai guai; gli amici lo prendono in giro per questa sua infantile, disarmante fiducia, anche perché la sua biografia sembra dimostrare il contrario, ma lui se la ridacchia: di conseguenza, non scamperà al suo bicchierone. L’ultimo del quartetto è Gérard, detto dagli altri Chéri, perché è il più giovane, porta un’assurda giacca bianca e guarda le donne elaborando complicate macchinazioni su come sedurle, tutte, dalla catechista alla moglie del medico; attonito, si sta chiedendo se sarebbe disposto a ingurgitare quel liquido minaccioso ma moderno per fare colpo su Jasmine, che lui tampina e dalla quale non viene minimamente filato. Leggermente in disparte, c’è l’uomo dal volto di pietra. Certo non fa parte del gruppo, lo dimostrano la sua espressione enigmatica e il cappello nero. Forse è straniero, certo è misterioso: nessuno lo ha mai visto prima, da queste parti. Sulla sua identità si possono solo formulare ipotesi. La più probabile è che sia il Mercato.

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