“La poesia? Non è cosa per donne”. CHARLOTTE BRONTË, CORRISPONDENZA

bronte con massima

Nella corrispondenza di Charlotte Brontë le parole incedono lente tra crucci quotidiani, malattie (molte), lutti (moltissimi).
E poi ci sono i momenti in cui Charlotte parla di letteratura. Lì la coltre di composta umiltà cristiana che avvolge ogni parola lascia trapelare un elemento : ben prima di qualsiasi riconoscimento, Charlotte è conscia del valore del suo sguardo e della sua scrittura. Lo sa quando, ragazzina, crea mondi immaginari; quando respinge un potenziale (buon) marito dicendosi troppo “sognatrice e eccentrica, ironica e severa”; quando rifiuta di parlare al fratello della propria arte per evitargli la frustrazione del confronto; quando si dispera alle prese con allieve zuccone. Lo sa quando, ventenne, invia alcuni componimenti a uno dei più ammirati poeti dell’epoca e si sente rispondere che la letteratura non è cosa per signorine. E quando, pochi giorni dopo, in una lettera traboccante di garbo e gratitudine, infila un bellissimo “Temo, signore, che Lei mi consideri molto sciocca”.
Roberta Sapino

Robert Southey a Charlotte Brontë                                                         Keswicks, marzo 1837

Signora,
[…]
Evidentemente Lei possiede, e in grado considerevole, ciò che Wordsworth definisce “la facoltà del verso”. Non intendo disprezzarLa dicendo che, di questi tempi, non è rara. […]
Lei dirà che una donna non ha bisogno d’un simile avvertimento, in quanto non va incontro a nessun pericolo. In un certo senso, questo è vero. Esiste però un pericolo del quale, con tutta franchezza, vorrei avvisarLa. I sogni a occhi aperti, nei quali spesso Lei si culla, possono facilmente turbare la mente e quanto più le normali abitudini del mondo Le sembreranno piatte e vuote, tanto più Lei non vi si ritroverà, senza per questo scoprirsi adatta a qualche altra cosa. La letteratura non può essere l’occupazione della vita d’una donna, non deve esserlo. […]
Non voglio, tuttavia, che Lei pensi che io sottovaluti il dono che possiede, né che La scoraggi a esercitarlo. La esorto soltanto a vederlo in questo modo e a farne quest’uso, sì ché contribuisca al Suo bene perenne. Faccia poesia per se stessa, non in spirito di emulazione e non per la celebrità. […]In questa luce, la poesia può essere un completamento del cuore e dello spirito. Può diventare il mezzo più sicuro, insieme alla religione, per addolcire ed elevare la mente. In essa potrà dar forma ai Suoi pensieri più belli, ai sentimenti più saggi, che, così facendo, si rafforzeranno e si disciplineranno.
[…]
Suo amico sincero,
Robert Southey

Charlotte, Emily e Anne Brontë, Lettere, La Rosa Edizioni
Traduzione Susanna Basso

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