PAOLO BRUNATI. DELLA CERCA, PRIMA DI TUTTO DELLA DONNA

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Gustave Courbet, L’origine du monde, 1866

Paolo Brunati, che gli amici del blog conoscono, sta riordinando una quantità imprecisata di taccuini sui quali ha scritto disorganicamente per venticinque anni. In attesa che un’opera così monumentale trovi una sua definizione (certo non imminente) ne pubblichiamo un piccolo estratto.

Della cerca, prima di tutto della donna

A me, tutte le volte, vedere riapparire l’organo sessuale della donna, proprio lì nel punto giusto dove dev’essere, mi sembra di ritrovarlo – e con trasalimento – dove meno avrei pensato, così come un caro oggetto creduto smarrito che salta fuori per caso in fondo a un baule o in qualche altro posto che mai avresti detto.
Cos’è quest’emozione di trovare proprio nella donna quello che ormai credevi perduto e che ora ritrovi?
Ma davvero ci fu un tempo in cui lo cercavi? Io credo forse soltanto nell’infanzia, quando ancora non è che lo desiderassi, ma sentivi nell’aria che quella cosa misteriosa esisteva, da certi indizi, da certe frasi non pronunciate, da certi a parte dei parenti o da un loro improvviso mettersi a parlare in inglese.
Io direi che desiderare sia abbastanza il contrario di cercare.
I dongiovanni più incalliti, i professionisti della seduzione che credono di essere motivati soltanto dal sesso della donna, in realtà non lo hanno mai cercato, l’hanno semplicemente desiderato. Hanno continuato a desiderare una cosa ignota, senza neanche un nome. E infatti, ogni volta che ne sono davanti, quasi mai lo riconoscono. Di questa apparizione, che non esaudisce il loro desiderio, non si accorgono nemmeno. Il loro desiderio inibisce totalmente la cerca la conoscenza, sopraffatte dall’avventarsi.
Nella cerca, invece, il sesso della donna appare all’improvviso, di sorpresa, e ogni volta, fossero anche mille, è come si materializzasse per caso, spontaneamente. Il meraviglioso è che il posto dove lo trovi ti sembra ogni volta, fossero anche mille, un posto dove mai lo saresti andato a cercare. E invece è proprio il suo, il suo posto preciso dove sta da milioni di anni e nessuno potrà mai toglierlo di lì.
Il risultato di questa cerca è però ogni volta guastato da qualche cosa di indefinibile: ogni volta che appare l’organo sessuale della donna io ho la sensazione che non sia più veramente disponibile, che obblighi, al suo cospetto, ad una sorta di pantomima, di recita. Un rituale, come l’eucaristia, che non è vero sangue, vera carne.
Ho la certezza che in realtà siamo ormai definitivamente separati, non più riunibili né conciliabili. L’organo sessuale della femmina non è più, né mai più sarà, insomma, di nuovo in mio possesso. Qual era nei cominciamenti e mi fu tolto.

Paolo Brunati, Opera postuma

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