Un antidoto: FLAUBERT, L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE

boratto bn

L’assedio televisivo è pressante, più delle passate stagioni, direi: d’estate, riflettono tautologicamente gli strateghi, bisogna parlare dell’estate, che significa attingere ai magazzini in cui sono ammucchiati i film vacanzieri con i protagonisti buzzurri, le nostalgie delle estati che furono, i concerti sulla spiaggia, gli amoretti che vanno e vengono, il tempo che si sbriciola in un ping pong di battute idiote.
Un antidoto: il finale della
Educazione sentimentale, di Flaubert, nel quale si avvicendano il tempo, le età, i rimpianti, le piccole meschinità, il paradosso delle occasioni perdute in quanto impossibili. Una punta di amaro in un’estate stupida e drammatica.

Rientrarono. La signora Arnoux si tolse il cappello. La lampada della consolle illuminò i suoi capelli bianchi. Fu come un pugno nel petto. Per nasconderle quella delusione si sedette ai suoi piedi; prese le sue mani, le disse parole tenere.
– La sua persona, ogni suo minimo gesto mi sembravano importanti, sovrumani. Quando camminava, il mio cuore si sollevava come polvere dietro ai suoi passi. Vederla era come contemplare un chiar di luna in una notte d’estate, con tutti i suoi profumi, le ombre dolci, i biancori, l’infinito […]
E lei, rapita nell’ombra, lo lasciava prosternarsi ai piedi della donna che non era più. Inebriato dalle sue stesse parole, Frédéric finiva per crederci. La sentì chinarsi verso di lui, sentì sulla fronte la carezza del suo respiro, attraverso i vestiti il contatto indeciso del suo corpo. Le loro mani si strinsero. La punta del suo stivaletto usciva appena dalla gonna, sentendosi quasi mancare le disse:
– Il suo piede… il suo piede mi turba.
Per un moto di pudore si alzò. E, immobile, con l’inflessione di voce dei sonnambuli:
– Alla mia età! Frédéric!… Nessuna è mai stata amata come me! No! Nessuna! a che serve essere giovane? Non me ne importa niente! Io le disprezzo quelle che vengono qui !
– Oh! Non ne vengono” – rispose lui con compiacenza.
Il viso di lei s’illuminò; volle sapere se intendesse sposarsi.
Giurò di no.
– E’ proprio vero? Perché?– Per causa sua – e la strinse fra le braccia.
E lei ci stava, il busto all’indietro, gli occhi, la bocca socchiusi. A un tratto lo respinse con aria disperata; la supplicò di dirgli perché; e lei, chinando la testa:
Avrei voluto farla felice.
Frédéric ebbe il dubbio che fosse venuta per offrirsi; tornò la voglia di lei, più forte che mai, accesa, violenta. Ma insieme al desiderio fu preso da una sensazione inesprimibile, una repulsione, quasi il terrore di un incesto. Temette anche di provarne disgusto, dopo. Del resto, sarebbe stato molto imbarazzante. Così, un po’ per prudenza, un po’ per non degradare il suo ideale, le voltò le spalle e si mise ad arrotolarsi una sigaretta.
Lei lo guardava come una meraviglia.
– Solo lei sa essere tanto delicato, solo lei!
Suonarono le undici.
– Già le undici! Ancora un quarto d’ora e me andrò.
Tornò a sedersi; ma osservava la pendola. Lui fumava camminando per la stanza. Nessuno dei due trovava più nulla da dirsi. All’atto delle separazioni, arriva quel momento in cui la persona amata se n’è già andata.
Altri venticinque minuti, poi si decise a prendere il suo cappello, lentamente.
– Addio, caro amico, addio! Non la rivedrò più! Questa visita è stata la mia ultima azione di donna. Ma la mia anima l’accompagnerà per sempre. Il cielo la benedica!
E lo baciò sulla fronte come una madre.
Si sfilò il pettinino; i suoi capelli bianchi si sciolsero.
Con una forbiciata decisa ne tagliò una lunga ciocca alla radice.
– Li tenga! Addio!
Quando fu uscita, Frédéric aprì la finestra. La vide sul marciapiede fare segno a un fiacre, salire nella vettura, e con essa scomparire.
E fu tutto.

Gustave Flaubert, L’educazione sentimentale, Guaraldi, Traduzione Jean Paul Pierozzi

 

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