Il poeta in soffitta. BERTOLT BRECHT, L’ANALFABETA POLITICO

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Non so se c’è anche nella vostra, ma in molte soffitte si trova ancora, magari sul fondo di un baule, insieme ad altri simboli (e status symbol) degli anni Sessanta/Settanta: parlo di Bertolt Brecht, drammaturgo egemone, che in quegli anni fu il verbo di un teatro (il nostro) nutrito del  trombonismo dei grandi attori e del titanismo gigione dei registi stregoni – figurarsi cosa poteva importargliene dello straniamento e della drammaturgia come strumento della lotta di classe. Al termine di quel ventennio, Brecht conobbe l’esilio della soffitta insieme alle ideologie, alla psicoanalisi alternativa e a tanti altri pezzi pregiati in mostra nelle vetrinette di una borghesia che si riteneva illuminata ma che si scoprì balbettante e tremante di fronte all’offensiva del nostro terrorismo. Ma Brecht era anche poeta, e la poesia, soprattutto quella che chiamiamo civile, ha una tenuta maggiore del teatro, è un farmaco di quelli che rilasciano lentamente le sostanze, e ne è un esempio questa che vi proponiamo: il suo effetto dura ancora oggi, a cinquant’anni di distanza. Vale la pena, dunque, alzarsi dalla poltona, arrampicarsi sulla scala scriocchiolante della soffitta e dare una spolverata al vecchio Brecht.

Brecht, L’analfabeta politico

Il peggior analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non ascolta, non parla
né partecipa agli avvenimenti politici.
Non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce,
della farina, dell’affitto, delle scarpe
e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
Un analfabeta politico è tanto animale
che si inorgoglisce e gonfia il petto
nel dire che odia la politica.
Non sa l’imbecille che
dalla sua ignoranza politica proviene
la prostituta, il minore abbandonato,
il rapinatore ed il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico disonesto,
ingannatore e corrotto,
leccapiedi delle imprese nazionali e
multinazionali.

Bertolt Brecht, Poesie, Einaudi, Traduzione Mario Carpitella

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4 pensieri riguardo “Il poeta in soffitta. BERTOLT BRECHT, L’ANALFABETA POLITICO

    1. non ho visto il film, e se mi capiterà l’occasione lo vedrò. la tua recensione è molto chiara e centra il punto. ammettiamo, come ipotesi, che il fine giustifichi i mezzi: nel caso specifico che l’appoggio della magia permetta di realizzare un nobile progetto; a parte ogni considerazione morale, credo sia facile ipotizzare che la mafia pretenderà un tornaconto, non essendo un’organizzazione di beneficenza: è certo che il tornaconto della mafia produrrà danni sociali maggiori dei benefici che il suo appoggio potrebbe produrre – la mafia sa fare i suoi conti, e se investe 100 dovrà avere utili almeno per 150. almeno io credo. ciao, complimenti per il tuo lavoro di recensore.

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      1. Le tue considerazioni mi trovano perfettamente d’accordo. Da un albero avvelenato non potrà mai venire un frutto sano. Grazie mille per i complimenti (che contraccambio) e per la risposta! 🙂

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