Le voci degli inascoltati. DANILO DOLCI, ROSARIA

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Qualcuno ricorda Danilo Dolci? Di origini triestine (madre slovena, padre siciliano), dopo aver vissuto la giovinezza a nord scelse come campo d’azione, negli anni Cinquanta, la Sicilia occidentale (Partinico, Trappeto). “Campo d’azione” è un’espressione generica ma gli atti di Dolci erano molto concreti e le sue idee molto chiare: per esempio, l’idea che un bambino fosse morto per denutrizione gli pareva insopportabile (ciascuno ha le sue fissazioni), quindi era capace di sdraiarsi nel lettino dove era morto il piccolo e di iniziare uno sciopero della fame a oltranza che sarebbe cessato solo quando le autorità non avesser preso provvedimenti contro la povertà della zona. Fantasioso quanto visionario, organizzò a Partinico, nel 1952, lo sciopero alla rovescia, che nasce da un impeccabile sillogismo: se l’operaio, per far valere i suoi diritti, può astenersi dal lavoro, un disoccupato può protestare lavorando; organizzò quindi un centinaio di senza lavoro perché riparassero una strada comunale disastrata. Come potete immaginare (viviamo in un paese in cui l’inimmaginabile s’impara sui banchi di scuola), intervenne la polizia e Dolci venne arrestato. Durante la sua intensa attività di sociologo, animatore, attivista della non violenza, Danilo Dolci scrisse saggi, poesie e racconti, dai quali abbiamo tratto il piccolo frammento che vi proponiamo, ricordando che l’autore si limitò a trascrivere con rispettosa attenzione i racconti di uomini e donne della Sicilia ai quali riteneva doveroso lasciare la parola.

Il principio fu quello che mi fecero sposare senza le nostre idee, senza affetto dell’uno e dell’altro. Siccome il fondatore di questa proprietà nostra sarebbe una zia nostra. Questa zia aveva bisogno di aiutarla sia in casa che nella campagna. Allora io ci sembrava bene. Mio marito si trovava soldato ed era fratello della mia mamma. Io non avevo voglia di sposarmi che avevo tutto pronto per farmi suora. Mio padre mi voleva tanto bene che non voleva lasciarmi mai. Ma io avevo tutto pronto per andarmi suora. Allora il babbo mi ha detto: – Io vengo a lasciarti fino alla stazione. Però se tu vai sopra il treno io ci vado sotto, e i figli che restano sono a carico tuo – Non mi voleva lasciare andare monaca perché diceva che non mi vedeva più, per sposarmi sì mi lasciava andare. Allora io, per non disgradire l’obbedienza del padre, rimasi abbracciata alla famiglia. Eravamo nove e tutto il carico era mio, che la mamma era sempre sulla sedia.

Danilo Dolci, Racconti siciliani, Einaudi

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