I gesti vivi nella memoria. ALBERT COHEN, Le livre de ma mère

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James Abbott McNeill Whistler, La madre

Perdere la madre vuol dire perdere la propria infanzia, scrive Albert Cohen.Una frattura irrimediabile separa l’io che parlava con la madre da quello che ora parla di lei: una parte di sé è stata persa nella scossa dell’avvenimento, ciò che rimane si fa trama sulla quale intessere i fili della memoria spesso troppo corti, stropicciati, sbiaditi. Le livre de ma mère non è un romanzo sull’amore materno, ma l’intima archeologia di un figlio che si addentra nel se stesso che fu per preservare dall’oblio l’unicità di una madre, sua madre, in una narrazione che è quasi un canto e dove l’irreparabilità della morte della persona amata non è celata dalle parole, bensì affermata, ripetuta, come un ritornello che sospende, e insieme scandisce e rinnova, l’avanzare lento del ricordo. Roberta Sapino

Un giorno, a Ginevra, le avevo dato appuntamento alle cinque nel piazzale dell’Università ma poi mi lasciai trattenere da un’idea bionda e arrivai solo alle otto. Non mi vide giungere. La osservai, pieno di vergogna, mentre se ne stava ad aspettarmi paziente, seduta su una panchina, tutta sola, ormai che il giorno era finito e l’aria si era fatta fredda, col suo povero cappotto troppo stretto e il cappello che le era calato da una parte. Aspettava lì, da ore, docile, tranquilla, un po’ insonnolita, resa più vecchia dallo star sola, rassegnata, abituata alla solitudine, abituata ai miei ritardi, incapace di ribellione nella sua umile attesa, servile, povera santa donnetta. Aspettare un figlio per tre ore, cosa può esserci di più naturale e poi lui non aveva tutti i diritti? Io lo odio, quel figlio. Alla fine mi scorse e riprese a vivere, dipendente da me in tutto e per tutto. Rivedo il suo sussulto di vitalità ritrovata, la rivedo passare di colpo dall’ebetudine alla vita, ringiovanire, di colpo passare dalla sonnolenza di serva o di cane fedele alla più grande voglia di vivere. Si rassettò il cappello e il viso, perché ci teneva a farmi sentire rispettato. E poi, Mamma vecchieggiante, fece quei suoi due gesti tipici, chissà dove era andata a prenderli e in quale infanzia li aveva pescati. Li rivedo così bene i suoi due gesti impacciati e poetici quando, da lontano, mi vedeva arrivare. Il terribile dei morti sono i gesti che facevano da vivi rimasti nella nostra memoria. Perché allora continuano atrocemente a vivere e noi non ci capiamo più nulla.

Albert Cohen, Le livre de ma mère, Gallimard

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