Diario dall’isola di Robinson, pagina 6. La Segretaria e l’Occhiellatrice

sallyMentre questi fogli virtuali vanno ammucchiandosi, mi accorgo che il diario dall’isola continua ad occuparsi di questioni marginali. Mi piacerebbe che si avventurasse nelle regioni, se non proprio della teoria, almeno della poetica ma c’è sempre qualche urgenza d’altro genere che s’impone. Oggi è di scena l’occhiellatrice, una macchinetta molto semplice a vedersi ma, sembra, piuttosto difficile da manovrare. In pratica, essa produce dei buchi nei quali vengono incastonati quegli occhielli metallici che consentono di far passare delle corde senza che i tessuti si strappino. Senza l’occhiellatrice, e soprattutto senza un manovratore specializzato, non si può montare lo schermo; senza schermo, non si proietta il film, senza il film, viene meno il racconto per immagini col quale De Foe cerca di convincere l’editore Taylor a pubblicare il suo romanzo ancora da scrivere. Come sempre, nella costruzione di uno spettacolo, i dettagli sono decisivi.
Ripenso all’occhiellatrice mentre provo con Giulia Accatino, alla quale è affidato il personaggio della segretaria Sally, una battuta apparentemente semplice: “Signor Taylor, c’è un signore”, che annuncia l’ingresso in scena di Defoe. Da un punto di vista funzionale, è una battuta quasi inutile; Defoe potrebbe entrare in scena senza essere annunciato, con un passo, ma quella frasetta ha una funzione strategica, è una delle molte battute che proiettano l’azione scenica nella dimensione della commedia che è il contrappeso necessario al racconto (cinematografico e verbale) che si va sviluppando con varie modalità sul palcoscenico. Su questa insulsa battuta grava una responsabilità sproporzionata alla sua lunghezza , me ne rendo conto quando la piccola Sally mi chiede come la deve eseguire. Mi verrebbe da dirle: “Dev’essere chiaro al pubblico che la tua battuta è una costola appena tratta dalla vecchia carcassa del teatro”, ma so che non è una risposta, quindi ci addentriamo nella nebbia delle intenzioni: “Forse lei gliela dice con un po’ di acredine, visti i trascorsi burrascosi col principale?”; “Forse la pronuncia in modo un po’ svagato perché sta pensando all’avventuretta della scorsa estate col signor Taylor?”
Tutto sommato, è meno complicato il problema dell’occhiellatrice.


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