Il gioco delle parole che non ritornano più. PRIMO LEVI, IL PRIMO ATLANTE

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Ci sono svariati Primo Levi che apparentemente sembrano scissi da quello che, secondo le sue parole, “era entrato (inopinatamente) nel mondo dello scrivere con due libri sui campi di concentramento”. C’è un Levi ironico e pudico che, sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila, scrive Storie naturali, quindici divertimenti su un futuro prossimo nel quale c’è qualcosa che non va, un vizio che lo rende leggermente mostruoso; e c’è ancora un altro Levi, ancora più sorprendente, che lavora nell’orto della poesia. Va ricordato, e non soltanto per gusto dell’aneddoto, che Primo Levi fu tra i primi scrittori italiani a usare il computer. Erano gli anni ’80, e a un pubblico analfabeta informatico e ancora in preda a vaghe reminiscenze medioevali quella pratica appariva se non proprio come stregonesca, almeno poco chiara, forse truffaldina: (“E’ comodo farsi scrivere romanzi e poesie da un computer!”). In questo Atlante c’è il Levi che si abbandona al gioco delle assonanze e delle libere associazioni nelle quali rivive quella libertà del bambino che la vita gli avrebbe irrimediabilmente tolto.
(Tanti anni fa, una piccola bambina mi disse con aria saputa: “Per imparare il latino bisogna bere molto latte”)

Abissinia abissale, Irlanda iridata adirata,
Svezia d’acciaio azzurro,
Finlandia ultima fine d’ogni landa,
Polonia presso al polo, dal pallido color di neve.
Angolosa Mongolia mongoloide,
Corsica corsa di corsa, dito indice puntato
Contro il retratto addome corsaro della Liguria.
Argentina sonante di sonagli
Appesi al collo di mille vacche argentate,
Brasile cotto dalla brace dei tropici,
Angariata Ungheria, bolo bruniccio di gulasch.
Italia buffo stivale dal tacco spropositato,
Ancona ascesso nero a metà polpaccio.u
Bolivia rossoscura, terra di francobolli,
Germania terra turchina di germi e di germogli,
Grecia sfrangiata, pendula tetta di mucca
Cinta da innumerevoli schizzi di latte rosa.
Inghilterra imperterrita, austera lepida lady
Sciancata e fulva, fiera del suo cappellino a pennacchio.
Mar Nero gatta che cova, mar d’Azov il suo gattino,
Mar Baltico in preghiera, inginocchiato sul ghiaccio,
Mar Caspio orso che balla sul fango delle paludi.
Toscana attossicata, pentola capovolta,
Il manico infilato nel bruno d’un mezzotoscano.
Cinica Cina obliqua stampata su seta gialla
Rinchiusa nella muraglia di nitido inchiostro di china,
Panama di pagliette bene incollate e ritorte.
Uruguai Paraguai pappagallini gemelli,
Africa e Sudamerica brutti ferri di lancia
Librati a minacciare l’Antartide di nessuno.

Nessuna delle terre scritte nel tuo destino
Ti parlerà il linguaggio di quel tuo primo Atlante.

 Primo Levi, Il primo Atlante, “Ad ora incerta”, Garzanti

 

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