Un lampo sulla piazza del teatro. FRANCESCO CANGIULLO, NON C’E’ UN CANE

 

piazza caneQualcosa si è logorato negli anni, sfilacciandosi progressivamente come le ore che si estenuano nel brodo di una giornata noiosa. La nostra capacità di attenzione, dico. Il luogo comune ne individua la causa nella frammentazione (e nella conseguente contrazione) che caratterizza gli spot televisivi (trionfalistico enunciato: “Raccontare una storia in quindici secondi!”); può darsi ma il demone della sintesi si è insinuato fra noi più di un secolo fa, almeno ufficialmente, quando i futuristi presero a pubblicare i loro manifesti. Quello riguardante il teatro – di Marinetti, Settimelli e Corra – era, come gli altri, perentorio: “E’ stupido scrivere cento pagine dove ne basterebbe una, solo perché il pubblico per abitudine vuol vedere il carattere di un personaggio risultare da una serie di fatti”… “E’ stupido voler spiegare con una logica minuziosa tutto ciò che si rappresenta, quando anche nella vita non ci accade mai di afferrare un avvenimento interamente”. Francesco Cangiullo – pittore, scrittore e poeta di talento nonché militante futurista – passa dalla teoria alla pratica con questo atto unico di rigore integrale. Forse ci aggiunge anche una punta di ironia? L’interrogativo è d’obbligo: al lettore, se crede, la risposta.

NON C’È UN CANE
Sintesi della notte

Personaggi:
 QUELLO CHE NON C’È
Via di notte, fredda, deserta.

Un cane attraversa la via.

 Tela

Francesco Cangiullo

 

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